UNIVERSITÀ ITALIANE FRA LE PIÙ CARE IN EUROPA

Uno studio dell’Unione degli Universitari (UDU), appena pubblicato da Altroconsumo, si è occupato di valutare il costo medio dell’università per gli studenti italiani.

Mentre nel giro di soli diciotto anni il costo delle tasse universitarie dal 2004 è cresciuto dell’82% sono diminuiti gli interventi a sostegno del diritto allo studio.

Una politica voluta o una distrazione dei vari governi che si sono succeduti in questo ultimo ventennio?

L’università è costata € 5.000 annue ad una famiglia che abita nella stessa città della sede universitaria, € 5.500 se abita in provincia, € 11.000 per un fuorisede che abita da solo.

In Italia abbiamo oggi 20,1 laureati ogni cento persone, in Europa 32,8.

Sostanzialmente sembra che abbiamo finanziato molto di più le università con il rialzo delle tasse, diminuito la forza della molla sociale che consente alle classi meno ricche di migliorare il proprio stato studiando fino alla laurea. Chi ci ha guadagnato? Cosa ne è derivato per gli italiani? Valiamo meno sul mercato comunitario, non brilliamo in ambito scientifico, molti esperti sostengono che la qualità media dei laureati non regge il confronto con altri stati sia europei che mondiali, abbiamo seri problemi di regressione culturale anche nelle posizioni sociali e lavorative di gamma media e bassa.

A questo proposito sembrano profetiche le parole del professor Luciano Canfora nel 2013: “Gli studenti condannati a una preparazione scarsa o apparente, o addirittura all’ignoranza, diventano più facilmente vittime del potere. Sono cittadini debolissimi, indifesi, aperti a ogni influenza improvvisata e chiassosa.

Chi ha rovinato la scuola, ha ferito gravemente anche la Repubblica, il sistema democratico, la libertà individuale e la consapevolezza dei diritti. Spero che qualcuno prima o poi se ne accorga.

I futuri cittadini vengono resi così più fragili e manipolabili. È un grande problema storico-politico, di cui, temo, prima o poi vedremo conseguenze lancinanti. Non vorrei apparire troppo pessimista, ma il successo di movimenti irruenti e semplificatori sul piano della lotta politica, si spiega anche con questa debolezza culturale”.

Vorremmo illuderci che tutto ciò non fosse reale e invidiamo gli ottimisti che hanno un filtro rosa nella rappresentazione delle realtà.

 

 

 

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