Sono gli asintomatici la causa del colpo di coda della pandemia. Un milione di infetti a settimana ci porterà al crack della sanità pubblica e a nuovi lockdown

È stato il crollo delle illusioni. Molti cittadini coscienziosi, vaccinandosi, si erano illusi di vedere l’immunità di gregge a proteggerli. Così mai avrebbero immaginato che non solo molti di loro avrebbero contratto l’infezione, anche con la terza dose booster in corpo, ma che alcuni, senza sintomi di nulla, sarebbero stati i responsabili della trasmissione dell’infezione per decine di persone. Compresi i familiari.

Lo sostiene una revisione sistematica, e metanalisi, pubblicata su Jama (rivista della American Medical Association) da un gruppo di autori cinesi. Attraverso la ricerca nel database, sono stati identificati 2.860 studi che hanno ad oggetto la percentuale di infezioni da SARS CoV-2 asintomatiche su persone testate e su quelle in cui la presenza del virus è stata confermata.

La prima conclusione a cui ha portato la ricerca è per certi versi una raccomandazione: “Le infezioni asintomatiche – spiegano gli autori – dovrebbero essere gestite in modo simile a quello delle infezioni confermate, compreso l’isolamento e la ricerca delle persone venute a contatto con gli asintomatici”.

Quadro che la nuova variante Omicron ha rafforzato, vista l’alta contagiosità che porta con sé.  In tutto il mondo, a partire dal dicembre 2019, si sono registrati finora 276.436.619 casi confermati, con 5.374.744 morti (dati Oms al 23 dicembre 2021).

Ci siamo spiazzati scoprendo man mano che nell’uomo questo virus può causare da tutto a niente. Da nessun sintomo alla morte per distress respiratorio acuto, passando attraverso varie forme di polmonite. Nell’ambito degli asintomatici abbiamo imparato a distinguere i pre-sintomatici, che infettano prima ancora di avere i sintomi, e i completamente asintomatici, che infettano senza accorgersi d’essere malati. Si comprende che per individuare gli asintomatici è necessaria un’azione che pochi hanno fatto seriamente: tracciamento e tamponi a tutti i contatti.

Niente di tutto ciò è possibile sperare dalle nostre parti. Il motivo è semplice. Il tracciamento a Siracusa è fallito in culla. Si è andati in crisi immediatamente per carenza di centralini proprio nell’ufficio che doveva approntare il servizio; i tamponi hanno attraversato vicissitudini termiche e si sono persi più volte cercando i laboratori che avevano la capacità di analizzarli. È stato necessario rifarli per decorrenza dei tempi utili, e sono stati ripersi. Quisquilie da dimenticare, anacronistiche e superate secondo le autorità responsabili. Ora che la realtà sta superando l’immaginazione, la stessa struttura sta causando l’esplosione dei contagi per incapacità di gestire chiamate, eseguire tamponi, liberare i soggetti in quarantena. Una nazione bloccata, una mole di lavoro grande che supera la capacità di programmare dei dirigenti in tutta Italia, un ricorso al privato per i tamponi, esborsi paurosi per i cittadini, file e carenza di tamponi, I farmacisti si sono dovuti, con piacere e grandi guadagni, improvvisare medici, biologi, infermieri, burocrati. I medici di famiglia si son trovati a tappare tutte le falle dei dipartimenti di prevenzione; non avendo nessun aiuto, dati i mancati ricoveri degli ospedali, hanno lasciato a casa le polmoniti; sono diventati superburocrati bombardati da norme incomprensibili spedite per pec. La totalità di loro è assolutamente stroncata dalla richiesta di prestazioni non proprie e dalle richieste di aiuto dei malati. Questa categoria è diventata il contenitore dove tutte le gerarchie della sanità pubblica in affanno gettano l’immondizia, intesa non in senso spregiativo ma come prestazioni non eseguite che diventano un rifiuto. Mentre il dipendente della sanità pubblica ha tutti i diritti e gli straordinari, questi colleghi medici di famiglia hanno un contratto scaduto da dodici anni e null’altro se non un gran numero di morti per covid nella prima ondata.

E INTANTO ARRIVA OMICRON…

Finalmente da Palermo arrivano i dati di tracciamento della diffusione della variante Omicron nella regione: siamo al 25%, sebbene le stime siano maggiori. Si resta convinti della maggiore infettività ma della minore letalità, della sensibilità alla dose booster (la terza) del vaccino e della ineluttabilità del contagio anche per i vaccinati. Certo resta da chiarire il risalire del numero dei morti legato al maggior numero di infetti nella popolazione. Ci sembra giusto precisare che nessun vaccino garantisce il 100% della protezione né per morte né per infezione, anche se la potenza della campagna di vaccinazione ci aveva illusi di tenerci fuori da guai che, invece, stanno arrivando a spron battuto.

Dovremo riconsiderare un uso appropriato e continuo della mascherina che rimane l’unico vero baluardo per non infettarsi. Le vaccinazioni serviranno a non finire in ospedale o in rianimazione nel 90% dei casi dopo la terza dose. Forse si tornerà a volare previo tampone, si dovranno immediatamente ripensare le dotazioni in personale dei Dipartimenti di Prevenzione per avere tracciamenti ben fatti e tamponi a sufficienza.

Soprattutto bisognerà liberarsi degli ottimisti: fanno bene allo spirito di chi si angoscia ma sono gli artefici della nostra rovina, soprattutto quando si trovano in posizioni di potere o organizzazione. Il segreto della soluzione dei problemi è sempre lo stesso: altissime competenze, pieni poteri ai tecnici, disarcionare gli incapaci, diffidare dai politici attualmente in parlamento, pochissimi esclusi. Prudenza nella comunicazione mediatica, forse anche da imbavagliare per alcuni contesti poco seri e raccomandabili, e, come il generale Figliuolo ci ha dimostrato, applicare le norme di guerra alla pandemia.

Siamo seri, suvvia! Diamo dignità al nemico virus, mandiamo a casa chi alimenta il bailamme e mettiamo la faccia quando si tratta con la cosa pubblica. Anche e soprattutto in sanità!

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