Quarta ondata Covid. Ci arriviamo preparati perché abbiamo corretto gli errori di ieri?

Sopraffatti dalla quarta ondata Covid, e in corsa per accaparrarsi la “salvifica” terza dose di vaccino, ormai consapevoli che la vera speranza non sia ammalarsi ma evitare giorni tragici in terapia intensiva, i cittadini, non solo siracusani, assistono allibiti all’impreparazione delle Aziende Sanitarie Locali, solo in poche in grado di attivare un’organizzazione davvero efficace.

Per non trovarci tutti di nuovo in una fase di presunta emergenza, laddove la storia della pandemia aveva già fornito tutti gli insegnamenti necessari, ormai oltre un mese fa abbiamo provato a fare alcune domande, su quanto accaduto nel corso dei mesi di “conoscenza” del nuovo misterioso e duttile virus, al presidente dell’Ordine dei medici Anselmo Madeddu che, purtroppo, non è ancora riuscito a darci delle risposte, forse anche ritenendo inutile “tornare sul passato”. Passato che invece noi riteniamo necessario ripercorrere proprio per non ricadere negli stessi errori, proprio per sanare quelle disfunzioni che tutti noi abbiamo vissuto, direttamente o indirettamente.

Avevamo per esempio chiesto al Presidente dell’Ordine alla luce di quali valutazioni avesse, nel luglio dell’anno appena trascorso, “tranquillizzato” i siracusani non riconoscendo le molte disfunzioni registrate nel nostro sistema sanitario, quelle stesse che nell’aprile 2020 avevano portato a mettere insieme, in pochi giorni, 10mila firme per sfiduciare la dirigenza della Sanità pubblica siracusana. Criticità evidentemente non solo supposte se era dovuta intervenire la commissione regionale persino per definire i percorsi in ospedale al fine di fermare l’infezione galoppante. Sotto gli occhi di tutti la mancanza dei presìdi necessari come il tracciamento dei contatti, la irreperibilità telefonica del Dipartimento di prevenzione, la danza, la sparizione e i ritardi dei tamponi, la riduzione di tutte le prestazioni sanitarie ritenute non urgenti. Avevamo chiesto al dottor Madeddu se non sarebbe stato opportuno individuare le responsabilità. E ancora glielo chiediamo.

Oggi, poiché la storia si sta ripetendo, capire dove e in cosa allora si era sbagliato, non sarebbe stato utile? E le statistiche che davano il vantato “record dei guariti nella provincia di Siracusa rispetto a tutte le altre province siciliane” su quali numeri si basavano? Gli stessi che oggi dovrebbero indicare il numero dei positivi, dei tamponi processati, dei tracciamenti fatti? Per fare solo un esempio, ci risulta che attualmente, su circa mille positivi, sono 270 le persone isolate per contatto. Non dovrebbero essere molte ma molte di più? E per quanto riguarda le terapie domiciliari? Quando sono state disponibili quelle più valide, gli anticorpi monoclonali, ne hanno giovato soprattutto i pazienti catanesi: centinaia rispetto ai pochi siracusani. Sarà ancora così?

Nel 2020 il default della sanità siracusana è stato tale che solo i soggetti candidati ad ossigenoterapie invasive e impossibili a domicilio hanno trovato un posto letto. Questo risulta a Madeddu? Forme importanti di polmonite interstiziale bilaterale, per carenza di posti letto, venivano respinte al domicilio del malato gravando su un’assistenza territoriale inadeguata, con grandissimi rischi per ammalati e medici. Solo i sacrifici personali di operatori sanitari e cittadini (3970 morti tra i sanitari in Italia al maggio 2021) hanno consentito di evitare che si contassero i morti anche tra le fila dei medici di famiglia siracusani. Quali sono state allora (e quindi quali potrebbero essere oggi) le sinergie da attivare tra Asp e medici di famiglia?

Nel pieno della pandemia abbiamo ascoltato medici che, venendo meno al codice deontologico, proponevano ai cittadini cure e protocolli domiciliari assolutamente infondati, usando off-label (al di fuori dell’uso consentito) farmaci tossici e pericolosi. Certo almeno finora ci vengono risparmiati quegli spettacoli mediatici che hanno avuto grande presa sulla popolazione più indifesa culturalmente e hanno suscitato conflitti anche importanti tra medico e paziente quando, correttamente, i medici curanti si rifiutavano di adottare cure pericolose, inappropriate, inutili. Abbiamo chiesto come Madeddu avesse valutato quei comportamenti, perché non si fosse intervenuti anche eventualmente con provvedimenti disciplinari nei confronti di quei professionisti. E se, oltre alla difesa dei medici coinvolti in aggressioni in Pronto Soccorso non sarebbe stato il caso di una oggettiva valutazione sul funzionamento di un Pronto Soccorso che, ieri come oggi, fa da palcoscenico di racconti, di pazienti e loro parenti, incompatibili con una società civile. I problemi di ieri non sono forse quelli di oggi?

A nostro giudizio, e in particolare a giudizio del dottore Dino Artale che ci accompagna nelle analisi dei fenomeni connessi alla pandemia, la crisi della sanità siracusana, che non si può non riconoscere, è anche una crisi di uomini, non solo di strutture e tecnologia. Forse il Presidente dell’Ordine, nel suo ruolo di Direttore Sanitario, avrebbe potuto indirizzare per la scelta delle migliori professionalità da mettere in campo? La dirigenza dell’Azienda Sanitaria locale avrebbe potuto meglio operare non solo per colmare ma addirittura per impedire la crescita dell’abissale gap tra la sanità siracusana e quella catanese? Non è forse vero che, nell’arduo compito della tutela della salute dei cittadini, l’ottimismo che fa da refrain di tante interviste, non solo del Presidente dell’Ordine che ci sembra in questo in ottima compagnia, dovrebbe essere messo da parte per lasciare spazio all’accurata ricerca delle cause, degli errori e delle responsabilità per evitare quelle “emergenze” che a noi sembra siano già diventate realtà?

Insomma, noi riteniamo che alle domande dei giornalisti si debba rispondere. Che si possono contestare, contrastare dialetticamente, ma una risposta va data perché in genere sono le domande che si pongono i cittadini che vivono nella realtà quotidiana, che sperimentano le criticità sulla propria pelle, giorno per giorno. Siamo fiduciosi. Aspettiamo che qualcuno ci dica, ci dimostri, che siamo nel torto, che nella sanità siracusana va tutto bene, che dalla pandemia “usciremo migliori” (!). Che “andrà tutto bene”.

 

 

 

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