NOTE DI NOTTE

“..Povera patria
Schiacciata dagli abusi del potere
Di gente infame, che non sa cos’è il pudore
Si credono potenti e gli va bene quello che fanno
E tutto gli appartiene..”

Godendo – ieri sera – di quel bel programma che il conterraneo Pif ha dedicato alla memoria dell’artista catanese Franco Battiato, mi sono vivamente emozionato. E così come me, credo che anche per molti altri siciliani che l’hanno visto, sia scattata quella sorta di bella/brutta sensazione, come quando finiamo un lauto pranzo di Natale, ma dopo aver goduto di tanta golosa bontà delle pietanze, dobbiamo poi fare i conti con il bruciore e l’acidità che lo stomaco di solito ci rimanda indietro. Perché il programma, in tutta la sua naturale e gradevole piacevolezza, ci ha – ancora una volta – ricordato di quanta incommensurabile, infinita ed ineguagliabile bellezza questa terra ha prodotto e sa produrre, ma se poi ci soffermiamo ad ascoltare con attenzione le parole che l’artista etneo metteva sulle note di una musica sempre superlativa (come ad esempio la su citata Povera patria), immediatamente ci rendiamo conto pure di quanta altrettanto incommensurabile, infinita ed ineguagliabile bruttezza la stessa terra ha prodotto e sa produrre. Senza andare troppo lontano, questa è anche la terra della mafia e di tutti i suoi immani orrori. La canzone poi continua con:

“Tra i governanti
Quanti perfetti e inutili buffoni
Questo paese devastato dal dolore
Ma non vi danno un po’ di dispiacere
Quei corpi in terra senza più calore?

Non cambierà, non cambierà
No cambierà, forse cambierà

E questa – a mio avviso – è un po’ la summa della nostra Sicilia. Una terra che ha saputo generare o ispirare poeti e filosofi come Platone e Cicerone, ma anche crudeli tiranni come Dionisio e Gelone. Raffinati commediografi e scrittori come Epicarmo o Goethe, ma anche parecchi mostruosi carnefici, come tutti gli “uomini d’onore appartenenti a Cosa nostra. Ha saputo suscitare versi come “L’Italia senza la Sicilia non lascia nello spirito immagine alcuna. È in Sicilia che si trova la chiave di tutto. La purezza dei contorni, la morbidezza di ogni cosa, la cedevole scambievolezza delle tinte, l’unità armonica del cielo col mare e del mare con la terra… chi li ha visti una sola volta, li possederà per tutta la vita.” (Goethe, nel suo viaggio in Sicilia), ma si è poi macchiata di crimini e misfatti tanto orribili da essere riconosciuti e “marchiati” nel mondo intero. Ha saputo creare eroi, a partire da Ulisse che sconfisse il ciclope Polifemo con la sua proverbiale astuzia, sino ad arrivare a uomini come Peppino Impastato che nonostante il contesto nel quale era costretto a vivere, urlava frasi come “Se si insegnasse la bellezza alla gente, la si fornirebbe di un’arma contro la rassegnazione, la paura e l’omertà. All’esistenza di orrendi palazzi sorti all’improvviso, con tutto il loro squallore, da operazioni speculative, ci si abitua con pronta facilità, si mettono le tendine alle finestre, le piante sul davanzale, e presto ci si dimentica di come erano quei luoghi prima, ed ogni cosa, per il solo fatto che è così, pare dover essere così da sempre e per sempre. È per questo che bisognerebbe educare la gente alla bellezza: perché in uomini e donne non si insinui più l’abitudine e la rassegnazione ma rimangano sempre vivi la curiosità e lo stupore…”

E anche girovagando tra i social, che rappresentano ormai la pancia della nostra società, ci si può imbattere in post tipo:”… Armata di crema solare e cellulare, mi sono volutamente persa tra gli incantevoli vicoli che caratterizzano l’isola, ornati da balconi che strabordano di fiori, da negozietti tipici in cui l’occhio cade inevitabilmente sui pupi siciliani esposti e da una bellezza che quasi ipnotizza, rendendosi musa. Ortigia è un input costante di dolci pensieri, in cui l’occhio ottiene eccome la sua parte… da protagonista: è emozione allo stato puro!

Dichiarazioni liberamente rilasciate da una delle tante turiste che ogni giorno visitano la nostra splendida città. E potremmo andare avanti così all’infinito, citando le molteplici sfaccettature di una terra ricca di contraddizioni come nessun’altra!  Del resto, siamo anche la terra dell’Etna, un vulcano che dall’alto della sua maestosa e possente bellezza ci regala scorci paradisiaci per poi spesso terrorizzarci con boati che ci annunciano terremoti e devastazioni.

E guarda caso Battiato aveva proprio scelto le falde dell’Etna, come luogo dove vivere e dove ubriacarsi giornalmente di bellezza e paura. Di luce e foschie. Di splendore e oscurità. La Sicilia è così. È sempre stata così.  E – pensandoci – non potrebbe essere altrimenti. Perché ogni rosa ha le sue spine ed ogni testa ha la sua croce. E senza le sue croci questa terra avrebbe fatto invidia perfino all’Eden stesso. E a nessuno di noi comuni mortali è dato di vivere all’Eden. Quindi non poteva non essere così: dinnanzi all’enorme sfarzo delle sue ricchezze e dei suoi invidiabili tesori, questa terra nasconde (e neanche tanto) i suoi innumerevoli peccati, come ogni buon Regno che si rispetti. È mai esistita una corte esente da magagne ed ombre? Non mi pare. Anche se noi, come ci ha insegnato il Maestro Battiato, dobbiamo obbligatoriamente continuare a pensarla in questo modo:

“…Sì che cambierà, vedrai che cambierà

Si può sperare
Che il mondo torni a quote più normali
Che possa contemplare il cielo e i fiori
Che non si parli più di dittature
Se avremo ancora un po’ da vivere
La primavera intanto tarda ad arrivare…”

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