ZITTI E BUONI. Ma avremo mai un porto turistico degno di Siracusa?

Non me ne vogliano i Maneskin, ma il silenzio sulla sentenza del TAR Catania che ha annullato la concessione per il porto turistico Marina di Archimede mi fa venire in mente il loro pezzo.

Una colata di cemento in mare per 150 metri, con qualche spuntone di ferri arrugginiti e un cantiere ricettacolo di topi e rifiuti di ogni genere è tutto ciò che resta di un progetto fortemente sostenuto nel 2007 dall’Amministrazione Comunale di Siracusa dell’allora Sindaco Bufardeci e dalla Presidenza della Regione Siciliana ai tempi di Salvatore Cuffaro (detto Totò), con l’assenso della Soprintendente ai BB.CC., Mariella Muti. Tutti presenti alla benedizione della prima pietra dove era stata simbolicamente sistemata la pergamena vergata da Francesco Bellavista Caltagirone in persona.

Sfogliando l’archivio Adnkronos, in un articolo del 20 ottobre 2007 si legge che il Presidente della Regione Siciliana, partecipando alla cerimonia per la posa della prima pietra del porto turistico “Marina di Archimede” avrebbe detto: “E’ una giornata importante per Siracusa che a partire da questa opera, e anche grazie ai lavori di ristrutturazione del porto grande, sta per riappropriarsi del proprio front beach”. “Mi auguro di poter viver tante giornate come questa perché oggi, con l’avvio di questi lavori, mostriamo il volto operativo di una politica fatta di concertazione tra le varie istituzioni locali (Regione, Provincia, Comune e Capitaneria di Porto) e di collaborazione con partner privati. Anche per questo, sento di dover ringraziare un grande siciliano come Francesco Caltagirone, per tutto l’impegno profuso nel promuovere il turismo in Sicilia”. “Potenziare il turismo, dotandolo cioè di quelle strutture in grado di valorizzare le peculiarità del territorio, è un obbligo per chi, come me, crede in un progetto di bene comune per la Sicilia”.

Al tempo lo volevano fortemente, non importava se per realizzare quel progetto gli altri operatori economici avrebbero dovuto trasferirsi o chiudere le loro attività, l’importante era essere grati a Francesco Bellavista Caltagirone per il suo progetto che in futuro avrebbe portato benessere economico e pazienza se altri avrebbero già da allora perso i propri guadagni concreti.

Al tempo qualcuno di quegli operatori economici aveva provato a dire qualcosa, ma è stato zittito in nome del superiore interesse pubblico ad avere comunque un porto turistico nella città di Siracusa e così è rimasto buono ad attendere il bene comune per la Sicilia. Tranne uno, l’Eni s.p.a. che, giustamente, ha agito per il bene proprio.

Al tempo i soliti ambientalisti avevano provato a dire che quel progetto era invasivo, che eccedeva dai limiti consentiti dalle norme in materia, che non rispondeva all’interesse economico in nome del quale era stato approvato, ma agli ambientalisti è consentito parlare solo di ambiente e il CGA nel 2016 li ha zittiti con il proprio parere perché gli ambientalisti non sono portatori di un interesse economico e del bene comune ne possono parlare solo i politici.

E così il bene comune siamo rimasti ad attenderlo anche quando i lavori per la realizzazione del porto non andavano avanti, anche quando la società Marina di Archimede s.p.a. era in difficoltà finanziarie tanto da chiedere il concordato preventivo però addebitava al Comune di Siracusa l’impossibilità di proseguire i lavori, siamo rimasti zitti e buoni anche quando ad Imperia, invece, revocavano la concessione per il porto turistico e portavano avanti loro il bene comune. Ad Imperia non sono rimasti zitti e buoni.

Qui siamo rimasti zitti e buoni anche quando il progetto veniva magistralmente seguito dal noto Fabrizio Centofanti (si, lo stesso Fabrizio Centofanti imputato in diversi filoni del cosiddetto Sistema Siracusa per gli affari con Piero Amara e Giuseppe Calafiore oltre che a Roma anche a Messina, sì lo stesso Centofanti di cui si parla per i pareri al Tribunale fallimentare di Roma insieme al lodo Le Betulle, quello del geometra Paolo Gallo che aveva venduto il progetto PROTECO a Marina di Archimede ) e siamo rimasti zitti e buoni anche quando il Tribunale fallimentare di Roma indiceva l’asta per la vendita della concessione demaniale di “Marina di Archimede”, siamo rimasti in attesa che una società in concordato preventivo, con l’intermediazione di una procedura concorsuale, avrebbe portato il bene comune per la Sicilia. O almeno così diceva Cuffaro il 20 ottobre 2007, a leggere gli archivi di Adnkronos.

In realtà di “bene comune per la Sicilia” quel progetto non aveva neanche il germe sin dall’inizio secondo il TAR Catania, che proprio per questo ha annullato la concessione demaniale, una concessione da “tutto al cucuzzaro” o, per usare le parole del TAR, “monopolista” perché in violazione del principio di libera concorrenza pretendeva di escludere ogni altra attività economica di terzi in maniera illogica ed irragionevole, al fine di assicurarsi l’esclusività di ogni beneficio economico che dal porto turistico potesse derivare.

Non a caso il TAR Catania ha sanzionato anche l’abuso che mediante la concessione si è inteso fare della normativa in materia di porti turistici, utilizzata per calamitare in quel progetto ed a favore esclusivo della società proponente, l’autorizzazione alla costruzione di piscine, hotel, negozi, club house, beauty center, eliporto, che certo non sono né strutture necessarie alla realizzazione di un porto turistico, né strutture dedicate alla nautica da diporto. Eppure quel progetto aveva superato indenne persino i ricorsi da parte della concorrente SPERO s.r.l. nel 2009 e nel 2010, che questa, però, ha poi inspiegabilmente lasciato cadere poco dopo averli promossi e così sia il TAR nel 2018, che il CGA nel 2019 ne hanno preso atto. Del resto anche il progetto della sopravvenuta concorrente, quanto a cucuzzaro … E così mentre il Tribunale Fallimentare di Roma dopo ben otto anni da quando aveva ammesso la società Marina di Archimede s.p.a. al concordato preventivo (con previsione di pagamento di una parte dei crediti al 100% entro il 2014 e degli altri al 57% entro il 2017), ancora il 29 settembre 2021 tentava di vendere a qualcuno la concessione demaniale per la realizzazione del porto turistico, la società Marina di Archimede s.p.a., zitta e buona, faceva capolino in proprio al Tar Catania nel giudizio che pendeva dal 2008 per il suo annullamento. Sarà che gli investitori non credevano in ciò in cui il Tribunale fallimentare di Roma credeva ma i pareri del comitato dei creditori e le migliaia di pagine di relazioni, pareri, due diligence e second opinion sul valore di quella concessione non sono serviti e la concessione è rimasta invenduta persino al modico prezzo a base d’asta del 29.09.2021 di 2.850.000,00 dopo sei o sette aste andate deserte. Resta da chiedersi ora, dopo l’annullamento della concessione da parte del TAR Catania se rimarremo zitti e buoni ad aspettare il ripristino e la bonifica per la colata di cemento a mare rimasta invenduta e sul groppone a tutti per il bene comune o se aspetteremo zitti e buoni che un appello di Marina di Archimede (o del liquidatore) ci restituisca il sogno di Cuffaro.

Per ora aspettiamo zitti e buoni un porto turistico degno di Siracusa, delle sue bellezze naturali, della sua storia, della sua identità, ma progetti di questo tipo non se ne vedono in giro.

 

Da leggere

Siracusa, la paralisi di una generazione: viaggio tra declino demografico, record di scoraggiamento ed esodo dei giovani laureati

1. Le fonti della crisi Questo viaggio nei numeri della condizione giovanile a Siracusa è …

COLLABORA CON NOI

SIRACUSA DIFFERENZIA

IL BAR SOTTO IL MARE

Migranti

homepage

Lavoro

I Diari della Quarantena

La Civetta in gabbia

La parola ai lettori

Articoli recenti

VIDEO

Commenti recenti