INCENDIO DOLOSO A CAPODANNO ALLA RISERVA CAVA GRANDE DEL CASSIBILE, DAVANTI A DECINE DI TESTIMONI.

Rimpallo delle responsabilità di intervento mentre le fiamme dilagavano.

Incredibile a dirsi, il due gennaio 2022, davanti a turisti e escursionisti a decine affacciati sul Belvedere di Cava Grande, in pieno inverno un soggetto facilmente individuabile, qualche minuto prima del tramonto, ha acceso una sequenza rapida ed efficace di focolai d’incendio a breve distanza l’uno dall’altro sul costone opposto a quello del belvedere, lungo l’unico sentiero che ormai consente agli escursionisti di accedere agli incantevoli ed incontaminati laghetti del Cassibile. In pochi minuti i roghi si sono fatti estesi ed il fuoco risaliva dai focolai bassi verso l’alto. L’area del maggiore focolaio aveva un diametro di duecento metri. Indubbiamente il delinquente era avvezzo ad incendiare efficacemente ed è stato molto veloce nell’allargare l’estensione dei roghi.

È stato desolante ascoltare in vivavoce il dialogo fra un’escursionista catanese e i vigili del fuoco di Noto. Di fatto si chiedeva al segnalatore di indicare in quale modo si potesse raggiungere il luogo del rogo. Uno degli astanti lo ha indicato ma chi rispondeva al telefono ha detto di non capire come fare ad intervenire. È poi intervenuto nel colloquio telefonico di segnalazione un componente del Corpo forestale di Palermo che ha subito detto di non avere competenza. In questo lunghissimo colloquio telefonico nessuno dei presenti ha potuto ricevere alcuna rassicurazione su un tentativo di spegnimento. Mentre i focolai dilagavano l’escursionista catanese ha deciso, correttamente, di denunciare ai carabinieri il suo fallito tentativo di poter far intervenire i vigili del fuoco.

Ci sembra superfluo ricordare che nel 2021 ci sono stati quattro importanti ed estesi incendi in questa sfortunata riserva. Questa evenienza si ripete da moltissimi anni tanto che la discesa del Belvedere è stata sbarrata perché si distaccano grandi massi dalle pareti scoscese che hanno causato morti di escursionisti. Pressoché scomparsi i boschi riparii che trattenevano le rocce e prevenivano le frane. È triste da anni guardare le facce degli escursionisti stranieri che vengono da lontano per accedere ai laghetti e son costretti a tornare indietro per la chiusura dei sentieri di discesa. Nessuno li ha mai avvisati dell’assenza di ogni controllo e legalità che in questi luoghi fa in modo di distruggere il Canyon più grande d’Europa.

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