Auguri laici di un buon Natale 2021, di un  buon 2022 e di una effettiva rinascita e resilienza. Ed auguri per una rinascita interiore a credenti e dubbiosi.

Scambiarsi gli auguri è un rito. Ma cosa augurarsi in tempo di pandemia e di crisi? Innanzitutto la salute, la fortuna di mantenerla e la prudenza necessaria per ridurre, per se stessi e per gli altri, i rischi del contagio. Con ogni mezzo a disposizione: mascherine, vaccini, distanze, rinuncia volontaria a varie occasioni di incontro collettivo, astensione da eventi festivi, sportivi e culturali, ecc.

In secondo luogo credo che occorra augurarsi un futuro migliore per i nostri figli, per le future generazioni e per la società tutta: anche per quella del tempo presente. Certo non basta augurarsi questo miglioramento; bisognerebbe anche adoperarsi per propiziarlo, per renderlo possibile, per contribuire a realizzarlo. Anche con un apporto personale infinitesimale. Anche con qualche suggerimento o con qualche critica costruttiva. Anche con una scelta politica assennata e con il nostro voto attribuito a forze politiche o a candidati credibili. Ma… ve ne sono? Dove? E… se ne vedono all’orizzonte?

Sognare ed augurare un futuro migliore (una rinascita morale e civile) durante la notte della repubblica!

Molti degli attuali parlamentari temono le elezioni perché sanno che saranno falcidiati. E, se non completeranno la legislatura (per scioglimento anticipato delle camere), quelli di loro che non sono di lungo corso perderanno anche il trattamento economico che otterrebbero a legislatura finita. Pertanto saranno disposti a qualsiasi cosa pur di prolungare la sopravvivenza di Camera e Senato sino alla naturale scadenza.  Alcuni di essi sono in vendita al migliore offerente,  soprattutto ad un noto compratore di parlamentari, che ha dimostrato in passato di saper condurre  le campagne acquisto. Quel tizio, ossessionato dalla bramosia del potere, crede di poter mettere insieme i voti per salire al Quirinale. Io spero che ciò non accada; e voglio anche essere ottimista; ma temo che il degrado civile sia arrivato a tal punto che le aspirazioni forsennate di quel tale possano, purtroppo, concretizzarsi. Sarebbe una catastrofe a cui non rimarrebbe che sottrarsi rinunciando alla cittadinanza italiana. Mi toccherà diventare apolide?

Per il Quirinale, da cittadino ingenuo, auspicherei il mite ed imparziale prof. Pasquino. Ma so che non lo voterebbero mai. Mi piacerebbe anche il grintosetto Piercamillo Davigo, ma anche lui non sarà mai votato. Piuttosto voteranno Draghi o la Cartabia (che vorrebbe togliere l’ergastolo e forse anche il 41 bis per i mafiosi). O voteranno chiunque assicuri a ciascuno di loro di rimanere intronato in seggio sino alla fine della legislatura. Una soluzione che vada bene a loro la troveranno. Ma temo che non si porranno il problema di scegliere la soluzione migliore per l’Italia e per i cittadini tutti. Non hanno il senso della cosa pubblica; non hanno rispetto per gli interessi comuni: guardano solo ai loro interessi personali e a quelli di consorterie, gruppi organizzati e lobby. Sono essi stessi lobbisti o portatori di interessi di gruppi di potere, di consorterie, di organizzazioni diverse, di grandi manovratori, di detentori di influenze sull’elettorato.

Anche i pentastellati si sono ritrovati in seno personaggi che li hanno mollati per debolezza, per opportunismo, per motivi diversi; anche, talvolta, per qualche motivo plausibile. Forse. Ma il trasformismo e le conversioni in corso di mandato mi convincono poco.  Complessivamente hanno deluso anch’essi, anche se riconosco in molti di loro un idealismo che è assente altrove. Il PD non riesce ad elaborare una proposta politica articolata e convincente. Non ha una strategia. Vivacchia, sfruttando trovate tattiche. Ed è contagiato da tempo dal virus del liberismo.  E il Letta iunior (Enrichetto) non ha una visione chiara né una vista acuta; tanto da rilanciare (estemporaneamente?) la trovata dello ius soli.

Nonno Draghi forse ha qualche possibilità di approdare al Quirinale, purchè riesca a rendere potabile questa scelta, assicurando ai tacchini parlamentari che la loro festa sarà posticipata sino alla fine naturale della legislatura. Ci riuscirà? Forse. Magari inventandosi la promessa di un governo affidato ad un suo fedelissimo e a due altri personaggi graditi a forze di questa maggioranza eterogenea.  Potrebbe trattarsi di un triumvirato Franco-Conte-Giorgetti con uno dei tre a capo del governo e gli altri due in posizione eminentissima (MEF,  Infrastrutture e impiego dei fondi PNRR…) .  Forse potrebbe essere una soluzione accettabile da parte di molti. Ma Draghi (che certamente sa cosa vuol dire) saprà essere più fedele alla Repubblica che agli ambienti dai quali proviene? Saprà ispirare, suggerire, pilotare le scelte più opportune per emancipare i Paesi dell’UE dalla soggezione ad una sovranità della BCE e da una sudditanza effettiva rispetto ai poteri delle banche? Saprà avviare o suggerire politiche che rendano gestibile il debito pubblico (da cui tutti gli stati UE sono attanagliati) senza far ritornare in auge i diktat dei rigoristi? E saprà, con Macron e con altri, garantire politiche espansionistiche senza lasciare galoppare a briglia sciolta l’inflazione?  Certo una inflazione galoppante ridurrebbe il peso del debito, ma lo farebbe a danno di molti cittadini risparmiatori e di tutti coloro che vivono di attività a reddito fisso o di pensioni.  Di certo, sino ad oggi non abbiamo ascoltato alcun monito di Draghi rivolto ai cittadini affinchè investano i loro risparmi in una azione di arroccamento solidale con la comunità nazionale, cioè interInalizzando il debito pubblico italiano.  La cosa sarebbe possibile in quanto il risparmio collettivo degli italiani è più del doppio rispetto al nostro colossale debito pubblico. Ma il sig. Draghi su questo tace. Dice delle cose sensate. Ma non sembra voler affrontare problemi di vasta portata. Critica, giustamente, le politiche (inflattive e criminogene) dei bonus. Ma non si sbilancia nel criticare un sistema di emissione che è concausa della crescita del nostro debito.  È vero che le banche centrali collegate alla BCE non lucrano sull’emissione monetaria, ma è anche vero che prestano (e offrono a tasso zero ed anche a tasso negativo) denaro alle banche sottostanti, le quali  poi lo prestano agli Stati a tasso consistente.  Questo spread è scandaloso e la situazione è assolutamente irrazionale in quanto la moneta circolante ha valore esclusivamente legale proprio grazie alla legge degli Stati, che puniscono (giustamente!) chi stampa e spaccia banconote false. Perché dunque gli Stati devono rassegnarsi a pagare interessi alle banche per avere in prestito da esse quella moneta che la BCE o, auspicabilmente, un Istituto Centrale di Emissione potrebbe e dovrebbe fornire gratis agli Stati stessi, in proporzione alla loro consistenza demografica?  Certo quell’Istituto dovrebbe godere della massima autonomia per non essere costretto da forze politiche ad emettere banconote oltre il limite consentito da due regole ferree: mantenere l’inflazione prossima ma non superiore al 2% e tener conto anche dell’obiettivo occupazionale (come già avviene in USA con la FED).  Ci sarebbero poi da suggerire altri corollari, elaborati da SRRS e portati a conoscenza di varie forze politiche. Tra tali corollari una sorta di variante del QE, che ha visto come promotore proprio Draghi. Essa servirebbe a ridurre gli oneri di una parte del debito pubblico esistente. Ne ho scritto altrove, sulle pagine della Civetta.   Purtroppo non è giovato a nulla, sino ad ora, aver lavorato d’ingegno per liberare da incrostazioni complottiste e da becere vocazioni nazionaliste anti-euro la tematica del signoraggio monetario. I politici non capiscono o fingono di non capire o preferiscono puntare su altri temi. Per loro, questo sistema di emissione è intoccabile: non può essere rinnovato né razionalizzato. Lo considerano immodificabile come la legge di gravitazione universale o come altre leggi di natura che governano il mondo della fisica. Ma poi ci vengono a parlare di “riforme strutturali”.

Il  signor Draghi ha certamente le capacità e le competenze per poter avvertire (prima di chiunque e con notevole anticipo rispetto alle forze politiche, dalla vista assai corta) il pericolo rappresentato dalle criptovalute. Se si lascia campo libero a tali criptovalute, ci potranno essere conseguenze facilmente immaginabili per le entrate fiscali e per le spese di funzionamento della sanità, dell’istruzione, della sicurezza, della macchina amministrativa dello Stato e per le politiche sociali.  La lotta all’evasione fiscale non deve trascurare, sin da ora, quello strumento criptovaluta che potrà sempre più favorire gli scambi in nero e le attività criminali che prosperano su tali scambi in nero. Draghi avrà pure qualche idea al riguardo. Vuol parlarne ai cittadini ed alle forze politiche, le quali forse considerano estranei alla loro attività gli interessi dei cittadini e quelli dello Stato?

Politiche abitative. Tra le politiche sociali c’è anche quella della casa per tutti. Ma sino ad ora lo Stato ha fatto poco o ha fatto male, cercando di provvedere con il blocco degli sfratti. Cioè, a danno di altri cittadini.  Ora si mantiene su quella linea dei rimedi-tampone, stanziando qualcosa per consentire agli inquilini morosi di pagare alcune mensilità. Si tratta di una toppa, di un rattoppo mal concepito, tendente a perpetuare gli errori in atto.  Se l’inquilino XY non paga l’affitto, lo sfratto deve essere eseguito e lo Stato (non il privato) deve avere il compito di fornire al bisognoso un alloggio alternativo minimo, magari a prezzo calmierato. Oggi il cittadino che ha investito i suoi risparmi in una seconda casa, da affittare, paga le carenze di una politica abitativa che crede di risolvere tutto prorogando gli sfratti o concedendo qualcosa per il pagamento di qualche mensilità di affitto.  Provvedimenti insufficienti e non politiche strutturali! Eppure ci si riempie la bocca di espressioni come «riforme strutturali». Sì. Ma a quali riforme si pensa?

Scuole con classi- pollaio. Trasporti pubblici insufficienti. Carenze di personale medico (soprattutto tra i medici di base) e di strutture ospedaliere. La pandemia dilagante ha messo a nudo tali carenze. Quali “riforme strutturali” si intende varare?  Lo dica Draghi. Le forze politiche hanno abdicato al loro ruolo, lasciando spazi immensi alla medicina privata, che si è accaparrati i servizi più remunerativi. Farebbero bene a tacere o a recitare in pubblico la loro ammissione di colpa e di responsabilità. Un impegno di Draghi sarebbe più credibile. Lo si attende con ansia. E lo si auspica.

Si insiste nel costringere gli Enti Locali ad affidare al mercato (ai privati) i servizi pubblici (come, ad esempio, il servizio idrico). Non è ancora chiaro alle forze politiche che l’imprenditoria privata mira al lucro più che alla qualità del servizio? Perché non pretendere dal pubblico una gestione corretta e qualitativamente ottimale dei servizi? Perché affidare ai privati occasioni di lucro assicurato? Una liberazione da questo paradigma di pensiero sarebbe un segno di reslilienza e di rinascita della coscienza civica orientata verso la difesa dei beni comuni.  Ma questa rinascita ancora non si vede.

Perché eliminare l’ergastolo per i reati che prevedono tale pena? Si potrebbe consentire di scontare fuori dal carcere le pene più leggere, comminate a persone che non abbiano commesso atti violenti, magari obbligandoli a svolgere gratis servizi socialmente utili entro ambiti ben precisi, controllando i loro spostamenti mediante l’ausilio di braccialetti elettronici. In tal modo si libererebbero posti in carcere per i detenuti più pericolosi. E si potrebbero evitare o cancellare per legge le riduzioni automatiche delle pene. Sarebbe crudeltà o semplicemente giustizia un tantino più seria e più severa? Ma la Cartabia (considerata quirinabile) mira ad eliminare l’ergastolo. Valla a capire!

Oggi l’eccessiva indulgenza del nostro sistema induce i criminali a venire a delinquere in Italia. Non è il caso di ovviare a questo andazzo? Si tratterebbe di una significativa “riforma strutturale”. Invece si mira solo a ridurre i tempi dei processi. Anche a costo di sacrificare e deludere tutti coloro che sono assetati di giustizia.  Forse sarebbe il caso di seguire i consigli di Piercamillo Davigo.

Oggi la posizione dell’Italia nel Mediterraneo fa del nostro territorio un approdo per moltissimi migranti. Ma gli altri partners europei bloccano tutti a Ventimiglia o al Brennero. Occorre rivedere integralmente la nostra politica di accoglienza, anche considerando realisticamente che non di vera accoglienza si tratta. Occorre realisticamente scoraggiare i flussi. E per farlo non bisogna affidarsi a potentati stranieri (libici) o ad un tirannello turco. Cianciare di ius soli, in questo contesto storico, è controproducente in quanto costituisce un incentivo offerto a chiunque sia tentato di intraprendere il viaggio migratorio verso l’Europa o, almeno, verso l’Italia che si dimostra (a parole) così aperta e generosa.  Atteggiamenti e messaggi “politicamente corretti” ma irresponsabili (in quanto non commisurati alle possibili conseguenze) sono controproducenti: incentivano i flussi anziché disincentivarli e… offrono consensi alla destra più becera. Alludo al Salvini bifronte, di governo e di opposizione. Enrichetto Letta farebbe bene a valutare le possibili conseguenze delle sue dichiarazioni. Il governo di Draghi o il prossimo (che sarà probabilmente ispirato da Draghi) dovrebbe varare una serie di provvedimenti strutturali per contenere i flussi e per rendere veritiera ed efficace l’accoglienza di quei migranti che potremo veramente e dignitosamente accogliere.

In Italia (e non solo!) c’è il problema della rappresentanza: la metà o la maggioranza degli aventi diritto al voto non si sente rappresentata dalle forze politiche e non va a votare.  I candidati del territorio sono penalizzati rispetto ad altri imposti dai segretari nazionali. È accaduto qui, a Siracusa, e probabilmente accade dappertutto. Sarà un tantino esagerato ma forse è vicino al vero chiunque affermi che “abbiamo un parlamento di nominati”.  Il sig. Draghi avrà un’idea per varare una “riforma strutturale” che miri a risolvere questo problema?

L’Italia è un paese con pochi giovani e con troppi vecchi. Con poche famiglie e coppie stabili e con poche nascite.  I motivi sono svariati: troppa disoccupazione giovanile, futuro incerto, precarizzazione dei rapporti di lavoro, assenza di politiche che aiutino le famiglie a prendersi cura della prole, insufficienza di sostegni strutturali (asili nido, scuole materne, aiuti per lo studio, ecc.).  La Francia e la Svezia potrebbero insegnarci qualcosa al riguardo. Da noi gli aiuti alle puerpere sono spesso lasciati all’iniziativa di filantropi. E la filantropia, stimolata da mille spot pubblicitari, viene chiamata a supplire a innumerevoli carenze strutturali di uno Stato che non si prende abbastanza cura dei piccoli, dei deboli, dei disabili, ecc.  Forse sarebbe il caso di varare vere “riforme strutturali” a sostegno della natalità, dei piccoli cittadini, dei deboli, ecc.  Ma l’espressione “riforme strutturali” sembra riservata ad altro. Purtroppo! Le “riforme strutturali” sono quelle che ci chiede l’Europa o che ci chiedono i banchieri o altri soggetti (come i signorotti di Confindustria) che sembrano avere a cuore la produzione, il PIL, i profitti, gli investimenti finanziari, ecc.

In un paese di troppi vecchi ci si prende cura soprattutto dei vecchi e si discute del loro futuro, della loro pensione e della tenuta del sistema pensionistico. In nome dell’equilibrio di tale sistema si cerca di trattenere al lavoro il più a lungo possibile gli anziani, che forse potrebbero dare un contributo migliore alla società proprio da anziani, attraverso impegni volontari (non retribuiti) nel sociale, nelle battaglie ideali per la difesa dei beni comuni, attraverso suggerimenti, stimoli, consigli, contributi di riflessione critica sui temi di interesse collettivo…  Invece di affrontare la questione nella sua complessità,  si prende tempo e si posticipa l’età pensionistica. Ma prima o poi si dovrà prendere atto che una popolazione falcidiata dalla denatalità non potrà mantenere troppi pensionati e ci si renderà conto  anche del fatto che i giovani, a lungo esclusi da lavori regolari, non potranno maturale i requisiti pensionistici previsti dal sistema  e, dunque, non  potranno avere accesso ad una pensione dignitosa. E allora sarà necessario dare ascolto ad un anziano di oggi come il prof. Domenico De Masi e alimentare il sistema pensionistico attraverso la fiscalità generale, che dovrà tassare chi oggi evade o elude o paga pochissime tasse grazie al fatto di operare su un mercato globale, riuscendo ad aggirare le norme e i controlli dei singoli Stati.  Occorerà tassare i ricchi, che sono diventati sempre più ricchi in un mercato globale praticamente eslege; occorrerà tassare adeguatamente le importazioni di prodotti realizzati lì dove il lavoro non costa nulla; occorrerà impedire che i furbi delocalizzino i centri di produzione, togliendo il lavoro a chi ha la fortuna di averlo e trasferendo gli impianti di produzione lì dove c’è abbondanza di manodopera a costi irrisori.  E con una parte di tali proventi sulle tassazioni dei prodotti importati si dovrà alimentare un sistema pensionistico che non potrà facilmente essere riequilibrato in ambito nazionale con interventi come quelli che si cerca di porre in atto adesso.  Sarebbe una bella “riforma strutturale”. Ma non ce la chiede nessuno, tranne l’ottimo prof. De Masi e qualche altro vecchio saggio resiliente. Qualcuno, divinizzando la libertà di scambio, si oppone a qualsiasi barriera doganale o a qualsiasi tassa sulle importazioni. Qualche altro si limita ad abbaiare contro la Fornero (che non ha saputo o potuto affrontare la questione nella sua complessità), ma mostra di non avere nessuna idea in zucca. Gli basta accaparrarsi il consenso delle masse blandite.

Avere affidato alle Regioni la sanità si è rivelato un errore.  Forse dovremmo godere in tutte le Regioni degli stessi livelli di prestazione e dovremmo poter contare su una medicina da base ugualmente presente ed attiva dappertutto. Una “riforma strutturale” in tale settore sarebbe auspicabile o addirittura necessaria ed improcrastinabile. Che ne pensa il signor Draghi?

Le competenze tra Unione, Stati, Regioni ed altri Enti Locali (ove esistenti) sono da differenziare nettamente al fine di evitare intralci, caos, inefficienze ed altri inconvenienti. Recentemente abbiamo visto qualche assessore e qualche presidente di Regione nicchiare a lungo di fronte al dilagare della pandemia per lasciare al governo centrale il compito di disporre la clausura sanitaria. Quei signori in Lombardia potevano e dovevano  intervenire subito ma hanno preferito adottare un comportamento omissivo. Accadrà ancora. Forse è venuto il momento di restituire interamente allo Stato il governo della sanità.

A proposito di Unione Europea…  Che dire del pateracchio esistente? L’Unione è necessaria, ma bisogna razionalizzarla. Essa deve essere basata su una vera Costituzione, che non può essere surrogata per sempre da trattati. E i vincoli unitari devono essere differenziati. Ciò significa che ogni Stato dell’Unione deve scegliere il grado di coesione a cui aderire. Per alcuni Stati andrà bene solo un rapporto di commercio senza frontiere doganali, cioè un mercato comune europeo. Per altri si potrà arrivare ad un vero legislativo comune  e ad un governo dell’Unione, che avranno competenze esclusive su materie ben definite.

La moneta comune dovrà comportare anche un sistema fiscale unitario, che dovrà cancellare l’esistenza di paradisi entro i confini dell’Unione. Il prelievo fiscale dovrà essere utilizzato prioritariamente per le politiche comunitarie e per i settori riservati all’Unione (difesa, servizi di sicurezza ed altri che, auspicabilmente, saranno di competenza esclusiva del governo centrale dell’ Unione); tutto il resto del prelievo fiscale (ed altre entrate da emissione monetaria) dovranno essere ripartite proporzionalmente alla consistenza demografica dei vari Stati dell’Unione stessa. Gli Stati satelliti avranno un diverso grado di adesione e potranno decidere di aderire successivamente a gradi di coesione più elevati. L’antica Roma vincolava a sé gli Stati confinanti con rapporti differenziati. Recentemente si è voluto strafare, estendendo a troppi Stati l’Unione mal realizzata o mal digerita. Ed oggi si vedono le conseguenze di un processo di unificazione frettoloso.

Inoltre il Parlamento Europeo deve essere investito pienamente della funzione legislativa, che comprende, ovviamente, l’iniziativa delle leggi. Oggi l’attuale Parlamento Europeo può solo discutere ed approvare o respingere leggi proposte da altri soggetti, ma non può legiferare di propria iniziativa su nulla. E la Commissione (che dovrebbe svolgere la funzione governativa) trova un ostacolo o un limite nel Consiglio (intergovernativo). Un pastrocchio! Anche se l’ottimo prof. Pasquino la pensa diversamente, occorre ammettere che uno Stato che presentasse tali requisiti non sarebbe ammesso a far parte dell’Unione per carenza di democrazia. Ma dunque l’Unione ha un grave deficit di democrazia. Questo paradosso va risolto.  Che ne pensa nonno Draghi?  Non ritiene di dover affrontare anche questo nodo, proponendo autorevolmente qualche soluzione basata sul buon senso, che possa andare bene per tutti?

Un vero Piano di Rinascita e Resilienza dovrebbe riguardare tutti gli Stati europei e, in primis, l’Unione stessa.

Occorre riflettere sulla necessità di far rinascere l’Unione su nuove basi, su una vera Costituzione, su un rapporto di integrazione realisticamente calibrato e differenziato. Se questo non avverrà, ci saranno rischi di nuove scissioni o di nuove secessioni oltre alla brexit. Si dovrà evitare una serie di secessioni con la forza? Con le minacce? Con il ricatto di sanzioni? O in quale altro modo traumatico? Non sarebbe meglio razionalizzare l’esistente e varare una Costituzione che stabilisca vari gradi di coesione possibili e che differenzi nettamente le materie di competenza esclusiva del Parlamento e del Governo dell’Unione da quelle riservate agli Stati e alle Regioni?  Buona riflessione a tutti.

Auguro che rinasca in tutti la voglia di far politica in modo costruttivo e al servizio di tutti i cittadini di oggi e di quelli che nasceranno e vivranno dopo la dipartita di chi oggi è troppo anziano per cercare di operare concretamente.  Auguro che i suggerimenti che sembreranno validi siano sviluppati e tradotti in temi sui quali ciascuno potrà esercitare il suo impegno politico.  Auguro che l’Italia rimanga almeno un paese vivibile, pasticcione, imperfetto, perfettibile ma esente dall’obbrobrio di cadere sotto la presidenza di un individuo inconciliabile con lo status e con la funzione di Capo di Stato.   

Ai credenti ed ai dubbiosi auguro anche che il Natale sia occasione di rinascita interiore. Ed a costoro consiglio anche di riflettere su testi che, per altre vie, diverse da quelle battute dai teologi, sembrano condurre ad un aldilà o ad un Sé Transpersonale o ad una Coscienza Cosmica… che forse è un modo diverso di concepire, imperfettamente, Dio, la Trascendenza, la divinità che tutto ingloba, compresa l’umanità e la natura. Percorsi eretici? Forse. Ma anche più affascinanti, probabilmente, rispetto a quelli proposti dalle dottrine cristallizzate in dogmi. Buona riflessione e buona ricerca. Ah! Dimenticavo…  Chiunque voglia accostarsi a questi percorsi legga qualcosa di Laura Boggio Gilot o di Ken Wilber (Le trasformazioni della coscienza – Psicologia transpersonale e sviluppo umano) o di Roberto Assagioli (Lo sviluppo transpersonale) o parta dal più divulgativo Richard M.Bucke (La Coscienza Cosmica – Uno studio su’evoluzione della Mente Umana).  Non sto suggerendo nuovi dogmi o nuove gabbie mentali. Me ne guardo bene! Sto solo invitando a dedicare un po’ di tempo ad una ricerca su temi ineludibili attraverso sentieri poco noti. Anche questi sentieri, forse, possono condurre verso mete interessanti. Buona ricerca a quanti aspirino o anelino ad una rinascita spirituale.

 

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