Ex Province (Liberi Consorzi), elezioni dei Presidenti e rispettivi Consigli ancora una volta indette e ancora una volta sospese. Ne parliamo con Bruno Marziano, presidente per 10 anni della nostra Provincia

Le Province in Italia sono state abolite nel 2014 (Governo Renzi, Ministro Delrio) ma già nel 2012 (Governo Berlusconi) viene data una decisiva spallata col Decreto Spending Review (obiettivo: risparmiare 33 miliardi) e per Decreto vengono abolite 33 Province. La Legge Delrio doveva regolamentare il regime transitorio in attesa della Riforma Costituzionale, ma il relativo Referendum fu bocciato, il Governo si dimise e quindi questo regime transitorio è, in pratica, diventato permanente.

La Sicilia, che gode dello Statuto Speciale (!) deve legiferare per conto proprio e toccò al Governo Crocetta (2013) cancellare le 9 province regionali. Le vecchie Province sono state sostituite dai Liberi Consorzi Comunali e Città Metropolitane ma di fatto si è solamente creato caos. Risparmi veri e propri non ce ne sono stati, i passaggi di competenze (tra Regione e Comuni) sono ancora in alto mare così come per il personale.

A livello nazionale il 18 dicembre 2021 si è votato (con il sistema elettorale di secondo livello, cioè gli elettori sono stati i consiglieri dei rispettivi comuni) per l’elezione di 31 Presidenti di Province e 71 Consigli Provinciali. In Sicilia, sempre in virtù che noi siamo “speciali” le elezioni sono state indette per il 22 Gennaio 2022, ma ancora una volta tale elezioni sono state sospese e sono già dieci anni che si va avanti con i Commissari Straordinari.

L’ex onorevole e Presidente Totò Cuffaro ha dichiarato “la DC in Sicilia, sarà impegnata nel dare voce ai territori per creare un programma condiviso … occorre tornare all’elezione di primo grado nelle ex Province per ridare dignità alle istituzioni e responsabilizzare una nuova classe dirigente, vicina ai territori, che sappia rilanciare l’azione amministrativa e di sviluppo”.

Il M5S siciliano (Gianino Ciancio) propone che “ nelle more dio una nuova normativa,  il ruolo del consiglio provinciale venga svolto dalla Conferenza dei Sindaci in modo da evitare e abolire la perpetua proroga dei Commissari Straordinari (che sostituiscono i Consigli e i Presidenti) e non rappresentano i territori”

La Civetta ha chiesto a Bruno Marziano, presidente della Provincia Regionale di Siracusa per 2 mandati (dal 1998 al 2008) di aiutarci a capire meglio questo vulnus istituzionale:

Che cosa ha indotto ad abolire le Province? A quale principio o valore si è ispirato prima il Governo Nazionale e poi quello Regionale?

C’è stato un periodo coincidente con la fase che prevedeva la spending review nelle spese dello Stato in cui le province vennero additate come il livello istituzionale di maggiore spreco: un ente inutile che non produceva risultati amministrativi apprezzabili e che faceva tenere in vita un apparato insopportabile per le casse dello Stato. Quasi tutti i partiti spinti e stimolati in questo da una vera e propria campagna di massa portata avanti soprattutto dal Movimento 5 Stelle misero in programma l’abolizione delle Province, tranne l’UDC. Ogni partito evidentemente prevedeva tra le proprie proposte forme di mantenimento di un’istituzione di secondo livello sovracomunale ma nei fatti si prevedeva l’abolizione delle province. Il principio ispiratore era perciò quello di risparmiare, di eliminare questa pletora di consiglieri comunali presidenti e apparati burocratici amministrativi che venivano considerati inutili (alla luce del nuovo impianto istituzionale che vedeva oltre che i comuni, le regioni e lo Stato anche l’Europa). Così si affermò l’idea che questo era un livello di impianto istituzionale del Paese assolutamente inutile. Mai principio ispiratore fu più sbagliato di questo.

Di fatto cosa è accaduto in questi anni in termini di risparmio, efficienza, efficacia, modernizzazione delle istituzione, rappresentanza del territorio?

Purtroppo c’è da registrare che non è avvenuto granché in termini di risparmio efficienza, efficacia e modernizzazione delle istituzioni, che è stato un disastro l’abolizione delle province in termini di rappresentanza del territorio e che nessuno quasi degli obiettivi che si volevano raggiungere è stato raggiunto. Nel frattempo invece si è determinato un vero e proprio caos nella gestione di quelle competenze che erano appannaggio della provincia, di quei settori che erano attribuiti come compito alla provincia. Parlo in particolar modo della gestione, manutenzione e organizzazione della scuole secondarie superiori e della viabilità minore la cosiddetta viabilità provinciale che spesso è quella che consente la connessione e il collegamento fra tanti centri minori fra di loro.

Cosa impedisce, in concreto, almeno alla nostra Regione di arrivare ad una soluzione? In questi anni sembra che nessuno (la politica, i partiti, il Governo nazionale, le istituzioni) si sia fatto carico di un problema che ha prodotto danni gravissimi. Come mai nessuno ha mai pensato di prendersi carico del problema con  una iniziativa veloce e risolutiva? Le province non sono nell’agenda politica di nessun partito

In Sicilia questo tema è stato affrontato nel peggiore dei modi e cioè con l’affermazione categorica del presidente Crocetta durante la partecipazione a uno dei peggiori talkshow della TV italiana. Annunciata in modo clamoroso la eliminazione delle province si è proceduto invece solo alla eliminazione della propria rappresentanza, ad una riduzione forsennata delle risorse che ha messo in ginocchio tutti gli enti provinciali in Sicilia e ad un caos politico amministrativo le cui conseguenze sono ancora sotto gli occhi di tutti. Cos’è che impedisce la soluzione del problema? Lo impediscono proprio le modalità previste per le elezioni di secondo grado. L’assemblea regionale (i deputati regionali in carica) non vuole  attribuire alle attuali rappresentanze comunali il potere di decidere le sorti dei Liberi Consorzi per cui una volta si procede alla proroga della nomina dei Commissari per impedire che l’elezione di secondo grado venga come dire caratterizzata dalla eccessiva forza elettorale delle tre città che sono aree metropolitane; altre volte perché si è, come in questo ultimo caso, a ridosso delle elezioni regionali e si pensa che gli attuali rappresentanti comunali possano trarne vantaggio a propri fini elettorali. Insomma una situazione ingarbugliata della quale non si vede la fine. Nel frattempo i problemi si incancreniscono e gli apparati burocratici e amministrativi dell’ex province si sono impoveriti e si nota nei fatti una difficoltà concreta a gestire le materie che ad esse sono attribuite.

I Consorzi, i Consigli di secondo livello, il Presidente eletto dai Sindaci è la risposta adeguata al problema? Si tornerà mai alle Province di una volta o quantomeno alla elezione diretta?

La vera soluzione che io nel mio piccolo (appena fresco di elezione all’Assemblea Regionale nel 2008) avevo indicato in un mio Disegno di Legge è quella del mantenimento dell’elezione diretta, della riduzione del numeri nella rappresentanza (cioè nel numero di consiglieri ed assessori) l’eliminazione di una serie di competenze cosiddette concorrenti, cioè competenze che afferiscono anche ai comuni e alla regione, il mantenimento delle competenze esclusive: scuola secondaria superiore, viabilità, ambiente e tutti servizi di rete (servizio idrico, rifiuti, etc). Già queste competenze avrebbero reso utile e produttiva la presenza delle ex Province anche sottoforma di Liberi Consorzi. Per non parlare del ruolo fondamentale che le Province hanno svolto soprattutto alla fine degli anni del secolo scorso negli anni ‘80 e ’90, cioè mantenere il ruolo di coordinamento delle politiche di sviluppo locale che le hanno viste protagoniste nella spesa dei fondi di Agenda 2000. Con il disegno di legge indicavo questa come la strada da percorrere per ottenere risparmi nell’esercizio dell’attività amministrativa ma utile a mantenere una serie di competenze che è difficile attribuire ad altri soggetti: difficile attribuire alla Regione perché sarebbe un processo di ulteriore di accentramento dei poteri, difficile attribuire ai comuni perché vi lascio immaginare come si fa a pensare alla manutenzione straordinaria di una strada di collegamento fra due comuni quando metà compete all’uno e metà compete all’altro.

Cuffaro ha dichiarato che con la nuova DC si farà carico di proporre il ritorno all’elezione diretta. Nelle more di una nuova Legge il M5S propone di eliminare i Commissari Straordinari  e dare vita alla Conferenza dei Sindaci (organismo previsto dalle Legge ma mai attuato). Sarebbe un passo avanti?

Sul ritorno alla elezione diretta mi sono già espresso, cioè con le limitazioni descritte nel mio Disegno di Legge. La proposta di istituire finalmente la conferenza dei sindaci può ottemperare solo ad una esigenza cioè quella di realizzare un livello di coordinamento delle politiche di sviluppo locale, dei servizi di rete penso ad esempio al servizio idrico, al servizio riguardante i rifiuti e quant’altro, ma non può sopperire evidentemente alla esigenza di un livello nell’impianto istituzionale che affronti problematiche di difficile soluzione sia per i comuni che per la regione e cioè il coordinamento delle politiche di sviluppo locale funzione a cui sta sopperendo meritatamente in questo periodo il “Patto di Responsabilità Sociale”che vede impegnate le forze produttive della provincia ma a cui manca la sponda della politica.

 

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