L’elemento principale del controllo sociale è la strategia della distrazione: distogliere l’attenzione del pubblico dai problemi importanti e dai cambiamenti utilizzando la tecnica dell’inondazione di strumentali distrazioni continue dalle vere necessità e dalle questioni sostanziali. La strategia della distrazione è anche indispensabile per evitare che l’interesse del pubblico si sposti verso le conoscenze essenziali nel campo della scienza, dell’economia, della sostenibilità e socialità.
Per esempio artificiosamente, ogni tanto, la parola “nucleare” viene lanciata sul tavolo sul tavolo delle discussioni per cercare di catalizzare l’attenzione su questo tema, ma in realtà con l’intento di dirottare dalla necessità di ridurre le emissioni e quindi di congedarsi definitivamente dall’utilizzo dei combustibili fossili.
Vi è in atto il goffo e forse disperato tentativo di riportare il dibattito indietro di 40 anni o di ritardare l’evoluzione, ormai irreversibile, di perseguire la transizione economica ed ecologica.
Eppure sono lampanti, in termini pratici, gli svantaggi di un ritorno al nucleare:
- Per avviare una centrale di produzione di energia atomica ci vogliono da 5 a 10 anni.
- I costi per la realizzazione, di esercizio, di manutenzione e di smaltimento delle scorie sono di 150 dollari per Megawattora, mentre i costi dell’energia prodotta dal fotovoltaico solare o dall’eolico sono di 40 dollari.
C’è poi, naturalmente, una questione di sicurezza: i reattori tradizionali vengono raffreddati usando un flusso d’acqua continuo che, se interrotto o rallentato, espone il reattore al rischio di fusione, con conseguenze disastrose che conosciamo piuttosto bene (del resto sono passati solo 10 anni da Fukushima). Non solo: poiché i reattori tradizionali utilizzano solo l’1% dell’uranio contenuto nel carburante nucleare, il resto diventa rifiuto radioattivo che impiega migliaia di anni a esaurire la propria carica e deve essere dunque accuratamente stoccato. Il che è un problema già oggi, dato che l’Italia ancora si trova a non sapere dove stoccare i materiali radioattivi prodotti ogni anno, compresi quelli derivanti dagli strumenti di diagnostica e dalla medicina nucleare,
Inoltre, chi definisce il nucleare come una fonte di energia verde dimentica le emissioni legate all’estrazione e alla raffinazione dell’uranio necessario ad alimentare i reattori, che comportano una produzione di circa 130 grammi di CO2-equivalente per Kilowattora, una quota nettamente superiore sia all’eolico (11 grammi) che al solare (50 grammi).
L’energia nucleare è una risposta come abbiamo visto antieconomica, insalubre e pericolosa per le comunità. Per un problema così complesso non esistono miraggi consolatori e scorciatoie. Per arginare la catastrofe climatica è necessaria una riduzione delle emissioni e della crescita dissennata su cui l’intero sistema economico mondiale è basato.
Non abbiamo bisogno di narrazioni dissennate e fuorvianti. Per rendere veramente sostenibile questo sistema produttivo bisogna modificarlo strutturalmente affinché non richieda quantitativi forsennati di energia per funzionare. Un sistema più efficiente e sostenibile probabilmente garantirà un futuro più tranquillo, più sicuro e forse anche una qualità della vita migliore.

Commenti recenti