Nel convegno “Il quadrilatero industriale tra passato, presente e futuro” focus sulle bonifiche

“Il quadrilatero industriale tra passato, presente e futuro”. È questo il titolo del convegno di Generazioni Future svoltosi il 4 dicembre. L’evento doveva aver luogo ad Augusta, la città più martoriata del quadrilatero per le conseguenze negative in termini di vite umane immolate al progresso industriale, tra nati malformati e alta percentuale di morti per neoplasie.

Purtroppo, per ragioni logistiche, si è dovuto ripiegare sull’online riscuotendo lo stesso un grande successo con oltre 1.450 visualizzazioni nei primi due giorni. Il tema centrale verteva sulle bonifiche, necessarie dopo 70 anni di industrializzazione selvaggia che ha inquinato, danneggiato, fatto scomparire colline intere, emunto la falda acquifera dolce tanto da farvi entrare l’acqua marina, portando così sull’orlo dell’estinzione il papiro della fonte Ciane il mitico luogo suggestivo nei pressi di Siracusa. Ferite profonde inflitte in pochissimo tempo che non si rimargineranno tanto facilmente. È per questo che la riqualificazione ambientale è prioritaria, da affrontare al più presto per ridurre decessi e dolore.

Il convegno si è aperto con la presentazione dell’Associazione di Generazioni Future e di Rete beni comuni Sicilia, poi si è entrati nel vivo della tematica, con una relazione su ciò che è avvenuto nelle fabbriche dal 1949 ad oggi e con quella di don Palmiro Prisutto che ha riassunto la sua lunga battaglia contro l’inquinamento, condotta anche con denunce inviate a figure apicali nazionali delle istituzioni, come il presidente della repubblica, ma tutte ignorate.

Dopo questa prima sessione, quella del Passato, un percorso necessario affinché l’esperienza già fatta ci eviti di tornare su quei deleteri errori, si è passati alla sessione del Presente con la relazione del dr. Marcello Farina dell’Arpa (agenzia regionale protezione ambiente). Il dr. Farina ha spiegato in maniera esaustiva quali obiettivi sono stati raggiunti e quelli da raggiungere nel sito contaminato per fermare i rischi connessi, prendendo in considerazione il territorio, la falda e la rada tutti estremamente inquinati da metalli pesanti, composti organici pericolosi e nocivi. Ha evidenziato il tempo complessivo pari a 1,5 anni fra presentazione di piani di caratterizzazione e loro approvazione 60gg; presentazione delle analisi di rischio e loro approvazione 180gg e infine il raggiungimento del progetto 240gg, con l’assenso alla bonifica 240gg. Ha descritto i vari sistemi che allo stato attuale sono attivi: si tratta del lavoro effettuato dall’Eni rewind che usando una parte, l’8%, dell’accordo di bonifica firmato nel 2008 ha disposto barriere fisiche nel substrato argilloso e altre nel fronte-mare per evitare la minaccia dell’ingresso di acqua salata nella falda acquifera. Inoltre, sempre la stessa azienda ha costruito un impianto relativo alle acque di falda (TAF) che vengono emunte da tutto lo stabilimento e convogliate in esso. Questo è il secondo per grandezza in Italia (600 mc/ora trattati) nonché ad un impianto di trattamento dedicato (TAF PO) nel caso di acque di falda con elevate contaminazioni di composti clorurati.

Eppure l’azione congiunta del barrieramento idraulico/fisico e del trattamento degli impianti TAF è in realtà una sorta di “lavatrice” del sottosuolo, e si configura più come un intervento di messa in sicurezza che come un progetto di bonifica della falda. Il barrieramento idraulico ha infatti lo scopo di evitare il diffondersi della contaminazione in aree a valle, ma non interviene sul carico contaminante presente su questa matrice ambientale e, d’altra parte, non è sostenibile depauperare la risorsa acquifera per anni con una tecnica che non è risolutiva per le contaminazioni in oggetto.

Altro fattore negativo è quello della mancata previsione di un cronoprogramma che fissi un limite temporale per il raggiungimento degli obiettivi di bonifica. Purtroppo, rimane tanto da fare anche in luoghi esterni all’area industriale come quei posti interessati da cenere di pirite nel Comune di Priolo Gargallo e in luoghi di rilevanza archeologica e paesaggistica (Thapsos e Saline di Priolo).

Il dr. Farina ha evidenziato che il problema dei problemi è costituito dall’inquinamento nella rada di Augusta. Lì sono presenti oltre 18 milioni di mc di tonnellate di fanghi fra quelli mercuriosi e di altri metalli pesanti e nocivi oltre a componenti organici tossici.

Una tecnica di decontaminazione usata sempre più nel mondo si basa sul metodo naturale della fitodegradazione e fitoestrazione. Essa, che consiste nel porre nei terreni interessati piante come canapa, misurgo, ecc. che sono in grado di fitoestrarre metalli pesanti e/o indurre la degradazione di composti organici, risulta essere poco costosa, con scarti che possono essere riciclati e riutilizzati, e anche poco invasiva perché lascia il suolo subito dopo riutilizzabile a fini agricoli dato che non toglie elementi fertilizzanti naturali essenziali per l’agricoltura. Questo lavoro di bonifica ha bisogno d’agronomi specializzati oltre ad altra manodopera esperta nel verificare prima, durante e dopo: la natura del contaminante (forma, grado di tossicità, biodegradabilità, caratteristiche chimico-fisiche, mobilità) nel terreno, la tipologia del sito (comparto interessato all’inquinamento e valore del sito stesso, i livelli di disinquinamento da raggiungere in funzione della destinazione d’uso del sito, accessibilità, la vicinanza e vulnerabilità dell’acquifero, idrologia del sito), infine le tecnologie applicabili (realizzabilità tecnica, livelli di sviluppo, presenza di effetti indesiderati, pericolo di incidenti, costi del trattamento e tempi richiesti per la bonifica).

Gli elementi e sostanze che possono essere estratte sono il cadmio, piombo, arsenico, cromo, nichel, vanadio e una certa quantità di mercurio se si trova legato chimicamente in certe forme oltre a contaminanti organici (Pcb, esaclorobenzene, idrocarburi, solventi clorurati, composti organici, ecc.). Un altro fattore importante è quello della biomassa finale che trova grande impiego nella produzione di eco materiali per prodotti artigianali come nell’edilizia per le sue caratteristiche con un ritorno positivo. Di converso il fitorisanamento non è una pratica a corto termine, anche se le piante usate per il nostro clima hanno un alto tasso di crescita. C’è sempre bisogno di una squadra che controlli l’accumulo dei contaminanti che avvenendo solo sulle foglie, non su radici e arbusti, se non visionate porterebbe a una loro dispersione nell’ecosistema provocando danni. Nonostante ciò il fitorisanamento risponde ai nuovi canoni di eco sostenibilità che si vanno imponendo.

Invece la tecnica oggi utilizzata, che comporta l’asportazione fisica del terreno inquinato mediante scavatrici, ha potenzialità altamente negative come: a) non economicità, b) problemi di scorie per lo stoccaggio degli scarti, c) invasività nel terreno, d) possibile conclusione di non giungere al 100% di disinquinamento. È importante osservare come la distruzione del terreno aumenti la sua predisposizione all’erosione oltre a una diminuzione della fertilità. C’è da considerare che alla lentezza del processo si può far fronte con una progettazione step by step che porterebbe alla restituzione poco alla volta di terreno libero su cui poter agire con nuove attività. Sul disinquinamento della rada ci viene incontro il nuovo brevetto della Fincantieri, il dragaggio ecologico “Limpidh2o”. Esso non provoca innalzamento di fanghi in rada perché agisce come un potente aspirapolvere degli stessi che portati a riva verrebbero inviati a processi d’inertizzazione oramai di tecnologia avanzata. Queste tecniche darebbero una grossa mano al disinquinamento anche se in certi terreni contenenti cenere di pirite si dovrebbe agire con sistemi diversi.

Infine è stata presentata una proposta, quella di un osservatorio permanente composto inizialmente da generazioni future e rete beni comuni, ma con una richiesta a farne parte inviata a tutte le associazioni ambientaliste, naturalistiche, ecc.

Adesso è necessario incalzare il governo e specialmente la regione, titolare nell’attuazione delle bonifiche, sui tempi e gli investimenti nella visione della sentenza del Consiglio di Stato che ha dichiarato l’esecuzione del risanamento dei siti contaminati da parte delle istituzioni qualora non fossero stati individuati i responsabili. In tal senso possiamo dare una notizia positiva è che già 4 milioni di euro sono stati stanziati per la progettazione della riqualificazione ambientale di tutta la zona industriale con costi e tempi. Inoltre, quest’incarico ha avuto tempi stretti nella sua presentazione. Allora possiamo dirci che qualcosa si muove dopo tante traversie? Staremo a vedere.

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