APPUNTI SULLA PROFONDA CRISI AL COMUNE DI SIRACUSA

In queste settimane, dai giornali, esce fuori un quadro davvero frantumato, un clima politico divisivo e impoverito, uno smarrimento ideale, il “vuoto” di un confronto che individui temi di reale “interesse” materiale, dalle vicende in cui si dibattono tutti i protagonisti della vita politica cittadina. Gli argomenti al centro della diaspora che avvolge, in queste settimane, le divisioni e le intenzioni contrapposte tra i protagonisti della vita politico-amministrativa della città di Siracusa – e che la Stampa riporta con fedeltà e punte di ironia – sono lontanissimi dal corrispondere al “sentiment” di una opinione pubblica e di un intero corpo sociale che vivono una fase di incertezze e insicurezze approfondita dai due anni di lotta al Covid, e che sono costretti a seguire – anzi, a subire – il “politicismo” di una crisi amministrativa che langue in un misto oscillante tra disorientamento e disinteresse. Non troverete un tema, un argomento, una indicazione di carattere progettuale e strategico che consenta di individuare con chiarezza “l’oggetto” – il “cuore politico” – di questa contesa dentro cui si agita la crisi irreversibile e definitiva della vicenda amministrativa inauguratasi nel luglio 2018 con l’insediamento del Sindaco Francesco Italia e della sua squadra assessoriale alla guida della città di Siracusa. Nell’estate di quest’anno, prima l’uscita di Italia Viva e poi, ad agosto, del PD, dal sostegno alla Giunta Italia, ha messo a nudo, oggettivamente, la fragilità politico-amministrativa del Sindaco e dei suoi assessori: è un fatto! Il “ritiro politico” dei due partiti dal sostegno alla Giunta, a partire da quel momento, ne lasciava affiorare la debolezza sia amministrativa che politico-strategica, rendendo più netti ed espliciti i segni di fragile legittimazione sociale che si è approfondita nei quasi due anni di lotta al Covid. Quello di Francesco Italia è stato un governo cittadino privo del necessario respiro politico e scandito dall’inesistenza di un aperto coinvolgimento sociale. Proprio il “vuoto” del Consiglio Comunale – anziché essere vissuto come una “liberazione” da lacci e lacciuoli – avrebbe dovuto offrire al Sindaco la consapevolezza – e il guizzo politico – di dover costruire con la città forme di relazione inedita e di coinvolgimento vero e profondo per stabilizzare una “mediazione ampia” con i corpi intermedi per rimediare anche “informalmente” al venir meno di quel Consiglio Comunale, sciolto in obbedienza ad una norma regionale strampalata. Proprio la “sfida” al Covid – i cui effetti erano anche una pervasiva crisi della “sfera politica” – avrebbe richiesto che Sindaco e Assessori innalzassero il livello politico-sociale del loro ruolo, mentre si è percepita la netta sensazione che Sindaco e Giunta – forti della loro illusione di “immediatezza” decisionale – intendessero privilegiare la difesa asfittica della loro azione amministrativa. Altro che “Oltre”!

Un’azione amministrativa già impoverita dallo scarso coinvolgimento del “cervello collettivo” della comunità di riferimento. Non è un caso che, anziché un governo “a vele spiegate”, Sindaco e Giunta siano sempre più inciampati o nei diffusi rilievi critici espressi verso le loro scelte “solitarie”, o nell’approfondimento della disaffezione sociale e dell’opinione pubblica verso l’azione di governo della città. In nessun ambito della funzione amministrativa – dalle scelte sociali, a quelle della ricucitura urbana e al tema “centro-periferie”, dalle strategie di sviluppo in grado di intercettare fondi del PNRR, a quale “logica di sistema” costruire una seria politica del turismo, ecc. – si intravede un largo respiro politico-strategico. Ed è proprio perché langue l’attenzione a tali temi, che l’azione e le “intenzioni” del Sindaco – direttamente esposte alla stampa dal Sindaco stesso – sembrano ricalcate e misurate sul versante di un tatticismo politico di corto respiro, nelle intenzioni evidenti di una logica costruita sul “divide et impera”, giocando nel radicalizzare spaccature e conflitti dentro i “corpi politici”, senza accorgersi di delegittimare ancor più la propria immagine e il proprio ruolo, perseguendo una inconsapevole eterogenesi dei fini: come quell’apprendista stregone che accendendo improvvidamente il fuoco corse il rischio di restare bruciato. Di cosa avrebbe bisogno la città? Ma innanzitutto di essere messa di fronte non a un bricolage di atti amministrativi privi di respiro, bensì di sentirsi coinvolta e “chiamata a raccolta” per condividere e partecipare a scelte politico-strategiche decisive che ricollochino il volto e il destino di Siracusa verso “fini” che riaprano opportunità di futuro. Saprà il Sindaco Italia corrispondere alle domande e alle attese che Siracusa si attende? Attorno a quali finalità di governo il Sindaco intende delineare la nuova composizione della Sua Giunta? Davvero il profilo delle indicazioni assessoriali di cui la stampa ha parlato danno la misura di una scelta in grado di corrispondere alla responsabilità di orientare interventi che facciano uscire la città dalle secche in cui è incagliata? Spetta al Sindaco, nella solitudine del suo ruolo – a poco più di un anno dal “clima” delle prossime elezioni -, imprimere una chiara discontinuità politica e di “relazioni” con la comunità. Partiti, società ed opinione pubblica sapranno giudicarne la coerenza. Hic Rhodus, hic salta!”.

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