QUESTO VIRUS NON SE NE VUOLE ANDARE – Virus vs scienza: un duello difficile

A due anni dalla sua comparsa questo virus educa e quasi mortifica gli studiosi di tutto il mondo e, con l’aiuto di quella parte dei media famelica di sensazionalismo e priva di etica, rivela le distorsioni dei comportamenti umani nei paesi del benessere, amplificando un fenomeno sociale ignobile, interpretato dai no-vax.

Stiamo imparando a nostre spese che le illusioni di immunità di gregge, di efficacia dei vaccini, di bloccare con il loro aiuto la diffusione del microorganismo dovranno fare i conti con la forza più grande che il pianeta conosca: la potenza del fenomeno vita. Purtroppo per chi si credeva la specie dominante e padrona, il fenomeno evolutivo questa volta premia i virus e ce ne stiamo accorgendo.

La gioia della prontissima elaborazione dei vaccini si sta dissolvendo davanti alle rianimazioni.

Vero è che il 74% dei ricoverati a rischio di morte per polmonite da covid sono non vaccinati, ma è anche vero che il 26% dei soggetti positivi in rianimazione hanno fatto una o due dosi e che l’avere determinate malattie gravi e croniche espone a gravi conseguenze e morte anche chi è vaccinato.

D’altronde a molti è apparsa sospetta questa grande virata del transatlantico sanitario mondiale che in pochi giorni chiama alla terza dose quasi tutti. Proprio oggi, 22 novembre 2021, si apre ai quarantenni invitandoli alla terza dose. Si forzano i tempi per vaccinare i bambini al più presto. A questo punto si fa chiara la prospettiva che sconfessa tutto quello che avevamo sperato per tutti noi. Avremo, intanto, un picco dei contagi che metterà in forse le feste.

Dovremo trovare un modo per costringere i renitenti e i dubbiosi a vaccinarsi.

Dopo l’eccessivo spazio dato al green pass per non avere la prontezza di varare subito con coraggio l’obbligo vaccinale, abbiamo corso enormi rischi concedendo alle persone di avere la possibilità di un green pass temporaneo facendo dei tamponi che, come sarà chiaro leggendo la notizia bomba che daremo in questo articolo, non servono ad altro che a far arricchire chi li vende, senza avere quasi alcuna capacità di rilevare attendibilmente i contagi.

In sostanza il consesso scientifico ammette che non ci libereremo dal virus, che l’immunità di gregge forse la avremo fra i bambini vaccinati, che il virus, capolavoro del trasformismo, forse grazierà dalla morte tante persone vaccinate ma non potremo star tranquilli per molto tempo, che non dovremo mai scordare le mascherine, che basterà una variante, già pronta, più pericolosa di quella indiana, per rendere poco efficace l’unica cosa che può far diminuire i morti: il vaccino.

Importante è capire subito che la certezza di farla franca e di non lasciare questo mondo grazie ad un microbo ultramicroscopico non c’è e non ci sarà per molto tempo. Ciò vorrà dire che i fascisti travestiti da no vax vanno ricondotti con una maggior prontezza e decisione nelle fogne anche mediatiche, oltreché in galera. Vorrà anche dire che solo la scienza, grazie alla quale siamo arrivati a una condizione invidiabile come quella odierna, potrà portarci a una maggior condizione di sicurezza. Tutte le persone che hanno funzione di rappresentanza, governo, cultura nei “media” e nella stampa dovranno implementare una campagna efficace e omogenea per una scolarizzazione di ritorno della popolazione adulta, curando di convincere adeguatamente tutti che la scienza è una sola cosa, fatta da una miriade di scienziati in continua collaborazione di fatti e idee, senza frontiere. Ciononostante il virus resterà tra noi, nella maggior parte dei casi travestendosi da lieve influenza o asintomatico ma capace di uccidere tutti quelli che non hanno fatto i vaccini.

Intanto, con tutti i limiti derivati dal fatto che il vaccino fu fatto per un virus che al momento è stato sostituito da una variante delta molto più rischiosa, la notizia certa e consolante è che abbiamo 12.100 persone in questo ultimo anno che non sono morte grazie ai vaccini. Ci accontentiamo ma dobbiamo fare di più, tutti.

 UNA NOTIZIA DEFLAGRA COME UNA BOMBA IN QUESTI GIORNI

Test rapidi ingannevoli. E le fosse nasali dove sono?

Arrivata la conferma che i test rapidi sono così ingannevoli che andranno presto abbandonati. Uno studio italiano serio come il collega che lo ha portato a termine, Claudio Giurlandino, ce lo conferma.

In un caso su due danno come risultato un falso negativo. Insomma sei positivo e il test non lo rivela. Ti prendi un green pass per due giorni per infettare lo stesso i tuoi cari e i colleghi di lavoro. Sono i tamponi antigenici rapidi, al centro dell’attenzione per la scarsa affidabilità del risultato. Indicati come il tallone d’Achille da Walter Ricciardi, consulente del ministro della Salute Roberto Speranza, i test antigenici rapidi sono da tempo additati come un anello debole nella catena delle contromisure per arginare la circolazione del virus SarsCoV2.

Non riescono infatti a vedere il virus se non quando è presente in quantità massicce.

La novità di questo studio sta nella assoluta correttezza metodologica che, per primo, ha svelato che i limiti già conosciuti sono in realtà estremamente maggiori. L’enorme numero di falsi negativi che questi test, eseguiti in farmacia o in piccoli studi o laboratori, producono è pericolosissimo perché determina nei soggetti negativi un falso senso di sicurezza che induce ad allentare il rispetto delle misure di prevenzione, quali il mantenimento della distanza e il rigido utilizzo di mascherine.

Invece, purtroppo, quasi una persona su due che risulta negativa è ancora infettiva, con l’effetto controproducente della diffusione del contagio.

La scarsa sensibilità dei semplici test rapidi ne consente semmai l’utilizzo solo come test in prima linea per la diagnosi di Covid-19, limitatamente al primo controllo di massa in condizioni particolari, per intercettare immediatamente almeno una parte di altamente positivi dove non è possibile attendere le 12 o 24 ore di un test molecolare che necessita di essere trasportato ed eseguito in laboratorio specializzato.

I tamponi rapidi dovrebbero essere limitati nei porti ed aeroporti ma tutti i soggetti negativi debbono comunque essere avvertiti di osservare strettamente le precauzioni per evitare di trasmettere il contagio perché non hanno alcuna certezza di non essere portatori.

L’autorevole collega non precisa che conta moltissimo la formazione di chi fa il prelievo dalle mucose orale e nasale. Questo è un altro punto debole che spesso viene omesso perché l’emergenza e la carenza strutturale della sanità pubblica italiana, dove mancano da anni medici e infermieri e si sono prepensionati i migliori per lo stress di lavorare oltre la resistenza umana personale, hanno aperto le porte a farmacisti e piccole strutture che non ci garantiscono la competenza necessaria nell’eseguire un corretto tampone nasale.

Si corre il rischio di farsi linciare nello svelare certi altarini ma non dimentichiamo le parole di un primario otorino, chiamato a formare alla corretta esecuzione di un tampone nasale in emergenza i medici e gli infermieri di un ospedale che non vogliamo citare. In sostanza dovette spiegare a chi non ne avrebbe avuto bisogno che le fosse nasali non stavano dove tutti le cercavano.

Crediamo che, a breve, il nostro governo dovrà prendere decisioni importanti e antipopolari. La nave Italia dovrà operare una virata decisa in campo di contrasto al virus e reprimere con la dovuta durezza il grande inganno di invocare la libertà individuale quando si vuole sfuggire alla tutela nazionale della salute.

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