In difesa dei bonus edilizi, imprenditori (Candiano), sindacati (Carnevale), associazioni di categoria (Miceli). “Si migliora il patrimonio edilizio senza consumo di suolo”: per chi non vuole intendere…

Nel testo finale della legge di bilancio 2022 che sta per arrivare in Senato non tutto sarà come auspicato da chi opera nel mondo dell’edilizia, ma ancora si spera che, nel corso della discussione in Parlamento, si possa ottenere molto. Certo è che i bonus edilizi sono tra le misure governative più apprezzate anche dai cittadini e hanno avuto una ricaduta eccezionale sul settore edile, per alcuni aspetti addirittura in sofferenza nel soddisfare una domanda impetuosa. In questo contesto andrebbero lette anche le considerazioni di chi, come il deputato regionale leghista Giovanni Cafeo, paventa un crollo del sistema economico sociale di Siracusa e della sua provincia se non si consentiranno nuove costruzioni da realizzare passando per una modifica del Piano Paesaggistico Provinciale: una visione miope e ormai datata, improponibile.

Abbiamo chiesto ad alcuni rappresentanti del settore edile una valutazione sugli effetti dei bonus e una disamina della situazione attuale: quasi univoche le loro risposte.

 

Giorgio Candiano, titolare dell’Impresa di Costruzione Restart, è un imprenditore molto stimato che opera tanto nel ragusano quanto nel siracusano e nel catanese.

“Imprese edili ben strutturate come la mia fanno oggi fatica a rispondere positivamente alle tante richieste dei privati, o anche a portare a termine nei tempi giusti i lavori già avviati. Una delle maggiori criticità riguarda sicuramente la manodopera soprattutto quando la si ricerca qualificata e anche da contrattualizzare regolarmente. Io non so dire se giochi veramente, come alcuni ritengono il reddito di cittadinanza, ma credo che siano molti coloro che preferiscono lavorare in nero, addirittura in cantieri non dichiarati. A ciò occorre aggiungere l’aumento esorbitante dei costi dei materiali, per esempio di quelli necessari all’efficientamento energetico e i tempi di consegna degli stessi, spesso imprevedibili, con gravi ricadute proprio sui ritmi di lavoro, e anche nel rapporto di fiducia con la committenza che lamenta giustamente i ritardi. E infine, non da ultima, una burocrazia che ci incalza quasi da levare il fiato”.

 

Salvatore Carnevale, segretario provinciale degli edili della Cgil

Il discorso è un po’ articolato perché non abbiamo dati precisi sul superbonus e sull’universo incentivi perché nei nostri portali che offrono un quadro generale di tutti i cantieri non c’è un flag dedicato alla definizione esatta della tipologia di bonus e per questa ragione la ricerca non è statisticamente impeccabile. Comunque, facendo un riepilogo generale, nel 2021 abbiamo nella provincia di Siracusa circa 250/270 cantieri aperti per il  Bonus 110% che corrispondono grossomodo al 7% su base regionale, quindi sui 4.230 che Enea ha registrato su base regionale. Questo da solo contribuisce a incrementare i dati del settore, e solo nel 2021, del 25% la massa salari e di circa il 15% le imprese complessivamente impegnate nel territorio. Un dato assolutamente significativo. Ma ci sono molteplici criticità.

Una è legata alla normativa: il fatto che si vada sempre a proroghe brevi sta portando a una sorta di corsa contro il tempo per il timore che gli incentivi scadano. C’è una richiesta forte da parte dei privati a cui non può corrispondere una risposta altrettanto forte perché sostanzialmente non ci sono più aziende. Il mercato è attualmente saturo. Addirittura le aziende che si cimentano sul 110% non sono in grado di rispondere se non su una prenotazione piuttosto lunga, specialmente alle richieste che provengono dai condomìni, anche perché manca la manodopera, in particolare quella specializzata. Chiuderemo il 2021 con circa 5.500 addetti. È la prima volta che accade dal 2015 quando la soglia era di 5.000. Il dato va analizzato. Se consideriamo la grande bolla del 2009 che coincise con l’autostrada Catania-Siracusa – gli addetti erano 11 mila ma molti di loro provenivano da altre province – siamo in una situazione ancora di netta inflazione di operai. Con la crisi molti hanno scelto di migrare, hanno sbarcato il lunario accettando il lavoro nero o sottopagato, si sono riciclati in altri settori. Ecco perché diventa difficoltoso trovare manodopera.

A questo poi bisogna aggiungere un altro aspetto fondamentale, che dipende sempre dalla normativa non di prospettiva (tipica della inadeguatezza della classe dirigente che non riesce a vedere più in là della prossima campagna elettorale), anzi di cortissimo respiro: la saturazione del mercato, e il timore che il mercato a un certo punto si comporti da bolla e scoppi, ha portato a un aumento incredibile e sconsiderato dei prezzi delle materie prime, come per esempio quello dei ponteggi schizzato anche di quattro volte. Anche qui non si è riusciti ad attuare una politica di moderazione dei prezzi. Insomma, sprovvedutezza e estemporaneità rischiano di azzoppare una misura dall’impatto straordinariamente positivo per lavoro diretto e indotto (la ripartenza della produzione delle materie prime è merito del superbonus) e per questa nuova sensibilità creata in maniera di efficientamento energetico che possiamo ritrovarci nel cassetto delle esperienze civiche di domani.

 

Gianpaolo Miceli, direttore della CNA

Abbiamo iniziato a lavorare sui bonus tantissimi anni fa quando sono nati, fine anni ’90. È stata proprio una proposta del CNA all’allora ministro Bersani. Intuimmo allora che l’elemento di valore era quello di dare un benefit a chi decideva di riqualificare. La pandemia ha dato un’enorme spallata al comparto edile dopo che, negli ultimi 15 anni, nel nostro territorio si erano persi il 50% di posti nella mano d’opera e il 40% di imprese. Solo nell’ultimo anno, negli ultimi sei mesi, abbiamo assistito a un’incredibile ripresa dei livelli produttivi non precovid bensì addirittura pre crisi.

Ma l’impennata produttiva non è tutto oro. Le criticità legate a queste impennate vertiginose sono quelle legate alla facilità di accesso alla mano d’opera che nel frattempo si è convertita: chi ha perso il lavoro ha scelto altri settori, quindi riuscire a riottenere quella forza lavoro non è semplice così come non è semplice riuscire ad ottenere materiali di lavorazione (diversi, peculiari) legati all’efficientamento energetico.

C’era quindi un indotto che si era valorizzato su livelli produttivi molti più bassi rispetto a quelli generati dai Bonus, o più esattamente dalla cessione del credito che dà la possibilità di rendere fattibili le operazioni di Bonus anche per quei soggetti che tendenzialmente a livello di reddito sono “incapienti”. Chi ha un reddito alto può infatti andare a compensare annualmente le tasse, ne ha un vantaggio anche se pluriennale. Ma chi non ha un reddito elevato, con tasse alte da mandare in compensazione, probabilmente non considera conveniente operare in regime di Bonus, perché ne avrebbe un vantaggio relativo. La cessione, invece, vuol dire monetizzare subito e quindi dare la possibilità ad una fascia non propriamente agiata di sfruttarne benefici. Questo per noi è il classico “debito buono”, se possiamo utilizzare il termine noto in tante dichiarazione dell’attuale Presidente del Consiglio. E quindi per noi era ed è inspiegabile la volontà di non dare corso ad altre annualità di gestione dei Bonus e della cessione del credito.

Chiaro che nessuno pensa che il 110% possa diventare continuo e costante per quanti altri anni, però va considerata che l’operatività di questo Super Bonus (110) è diventata reale soltanto da pochi mesi dopo che lo Stato ha applicato tutto un regime di semplificazioni che lo ha reso effettivamente pratico operativo ed appetibile.

Per cui se si pensa (ad agosto girava questa voce) di chiudere nel giro di pochi mesi, diventa assolutamente illogico. Le imprese non riescono neanche a chiudere i cantieri che sono partiti mesi fa semplicemente perché l’approvvigionamento delle materie prime, che sono anche aumentate in maniera eccessiva – l’acciaio per il tondo dell’edilizia è aumentato del 150%, i materiali plastici che sono alla base della produzione per i pannelli dell’efficientamento energetico, per il cappotto, sono arrivati a più 130% -, non è regolare: prima venivano consegnate nell’arco temporale di 20, 30 gg, adesso siamo arrivati a 6 mesi, come evidenziano i produttori locali di materie prime.

L’Italia sconta il fatto di non essere depositaria di materie prime importanti, sebbene il nostro territorio sia ricco di piccole e medie imprese che comunque stanno garantendo la produzione di certi materiali a differenza di quanto sta accadendo per esempio in Germania dove quella base imprenditoriale di piccole e medie imprese non c’è. Quindi alla fine noi siamo anche nelle condizioni di poter giustificare quell’incremento di Pil sopra le aspettative che ovviamente ti rimbalza rispetto alla crisi del 2020, ma per stabilizzarlo e non renderlo un fuoco di paglia bisogna necessariamente rendere pluriennali alcune misure tra cui appunto proprio questa.

È chiaro che questo è un conteggio che va fatto rispetto all’impegno economico, però noi partiamo dal presupposto che queste sono misure del futuro perché migliorano il patrimonio edilizio da un punto di vista sismico, energetico e noi sappiamo di cosa stiamo parlando per il nostro territorio. Ma sono anche misure emersive nel senso che permettono di portare in chiaro lavori che spesso vengono eseguiti in nero da imprese che non sono iscritte alla Camera di Commercio, che non assumono i propri dipendenti, che non hanno alcuna forma di regolarità contributiva, figuriamoci di sicurezza sui luoghi di lavoro. Insomma tutte le sfaccettature positive di questa vicenda rendono inspiegabili le ragioni che portano a una rimodulazione al ribasso dei Bonus.

Credo e spero in un ripensamento anche dopo le parole di tanti rappresentanti istituzionali. Le nostre pressioni sono state enormi ma non perché vogliamo svolgere un ruolo di lobby nuda e cieca, ma perché gli elementi che abbiamo, per esempio l’indice di investimento da parte delle famiglie negli ultimi mesi, ci dicono che questa è la direzione da tenere sapendo che poi va applicato un regime di decalage delle percentuali nei prossimi anni in modo tale da non far diventare tutto un elemento meramente speculatorio.

Insomma la ripartenza si basa anche su questi elementi e noi siamo convinti che queste siano le misure più importanti di questo processo che rimettono in moto un segmento dell’edilizia che è una filiera lunghissima che mette insieme decine di migliaia di persone soltanto nella nostra provincia e che va ad impattare anche in termini di miglioramento del patrimonio edilizio. Queste sono misure che stanno alla base di un processo di riqualificazione dei fabbricati esistenti e non di consumo di nuovo suolo, per quanto il consumo di suolo sia stato ultimamente molto ridotto.

Quindi non c’è oggettivamente, al di là dell’aspetto debitorio dello Stato che conosciamo bene, altro motivo di opposizione perché tutto rientra, lo ribadisco, in quel debito buono che per noi va garantito.

Dopo di che noi abbiamo anche su questo costruito degli strumenti per permettere un’adeguata cessione del credito a progetti importantissimi. Abbiamo decine di milioni di euro di lavori in corso, migliaia di occupati, e parliamo solo della provincia di Siracusa. Ecco perché non avrebbe senso fermare questo processo, sapendo che abbiamo anche cercato strumenti che permettessero a impiantisti piccolissimi di poter accedere a queste regimi di cessione a condizioni ovviamente non speculative ma di mercato, tant è che alcune soluzioni le abbiamo intraprese con Cassa Depositi e Prestiti, e lo Stato lo sta acquisendo anche lui questo credito. Ciò dà l’idea di quanto movimento ci sia e di quanto sia importante questo strumento.

Quindi non possiamo che sottolineare il fatto che faremo le barricate nel caso in cui ci fosse un ripensamento radicale su questo da parte del Governo, anche perché abbiamo tante piccole imprese che hanno fatto grandi investimenti per riuscire a essere competitive e rispondere alle esigenze del mercato. Sono tanti i giovani che si stanno immettendo nel mercato del lavoro, mercato, quello dell’edilizia, che era fermo, e quindi oggi significherebbe sminuire un trend che si deve strutturare e che deve poi riuscire ad andare in autonomia senza eccessiva ingerenza in termini di impatto economico e di spesa pubblica. Però questo sarebbe un momento assolutamente sbagliato per immaginare operazioni al ribasso

 

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