Nel dibattito sul Resort ad Ognina, la cui realizzazione è di fatto impedita dal Piano Paesaggistico Provinciale, come sancito dalla Conferenza dei Servizi appositamente convocata) e dal parere del Dipartimento urbanistica dell’Assessorato regionale Territorio e Ambiente che ha ritenuto il progetto “inammissibile e irricevibile”, scende in campo anche il deputato regionale della Lega all’Ars Giovanni Cafeo a fianco, e di supporto, al Presidente dell’Ance che immediatamente ne ha rilanciato il comunicato: “Onore al merito per l’intelligenza e il coraggio! Vediamo chi segue l’esempio” (sic!).
Secondo Giovanni Cafeo “i sindaci” devono mobilitarsi per chiedere la revisione dei piani paesaggistici perché, altrimenti, “il declino economico e sociale sarà inarrestabile”.
Il Piano Paesaggistico, come una implacabile scure, avrebbe fatto perdere milioni di euro di potenziali investimenti; e questo per diretta, esclusiva a quanto parrebbe, responsabilità di ambientalisti “pervicaci” che non sarebbero in grado di distinguere tra tutela del territorio – “necessaria” acconsente il consigliere – e sfruttamento dello stesso, come quello, riconosce, avvenuto negli anni ‘70. A suo dire, ma non sappiamo da dove tragga tale informazione così come formulata, attualmente alle “norme già molto stringenti” si aggiungono “numerose possibilità di costruire rispettando l’ambiente e i tre pilastri della sostenibilità, ossia quella sociale ed economica oltre a quella ambientale, senza la necessità di imballare un territorio”. Un’affermazione che ci stupisce dal momento che per quanto ne sappiamo, al più, se le indicazioni europee, e nazionali, sul versante urbanistico, nel rispetto del vituperato principio del “consumo di suolo zero”, vanno nella direzione solo della riqualificazione dell’esistente e di interventi nell’ottica della compensazione volumetrica (ricostruire quindi aree degradate senza aumentare la quantità di cemento, esattamente quanto si dovrebbe fare per esempio nell’area di viale (!) Ermocrate), il Piano Paesistico, dal suo canto, prevede nelle zone agricole la realizzazione solo di edifici di bassa intensità, diffusi quindi nel territorio e non concentrati proprio per evitare agglomerati intensi che disturbino profili e versanti paesaggisticamente da preservare.
Nulla di tutto ciò nelle considerazioni di Giovanni Cafeo in linea senza riserve con le richieste ultimamente espresse dal Presidente dell’Ance ritenendo che “quella di Ance e degli imprenditori siracusani (?) non è una battaglia per una cementificazione ormai impossibile, ma semmai è l’ultimo, disperato tentativo di salvare la città da un declino socio-economico inarrestabile”. Ma di quale declino parla Cafeo? Ha anche solo una pur labile idea degli effetti del superbonus sulle imprese edili?
Un settore in ripresa ma impreparato a rispondere alla domanda impetuosa dei privati che hanno colto in pieno, pur se con qualche iniziale incertezza, l’enorme opportunità di interventi strutturali su condomini e abitazioni realizzate decenni fa. Da più parti è già stata segnalata la difficoltà di trovare sul mercato imprese edili disponibili a ricevere e soddisfare nuovi incarichi e le stesse imprese appaiono disperatamente alla ricerca di maestranze qualificate, tecnici professionisti e spesso di materiali specifici per alcuni tipi di lavorazione. E non è raro il caso di vedere aziende di altri settori che si autoriciclano nella edilizia o che assumono personale assolutamente inadeguato con i comprensibili rischi per la pubblica incolumità.
Nel nostro prossimo articolo approfondiremo questi aspetti con una serie di interviste che confermano quanto da noi detto. È evidente dunque la strumentalità delle affermazioni del consigliere leghista anche nell’immaginare che solo dalle nuove costruzioni, dai mega villaggi, possa trovare ossigeno il mondo del lavoro che invece proprio nella difesa e tutela del paesaggio, nella sua valorizzazione come nelle opere di prevenzione alle criticità idrogeologiche del nostro territorio può avere certezza e stabilità.

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