Con più rinnovabili, più occupazione, costo delle bollette inferiore, minore dipendenza energetica

Vi è un aumento del costo delle bollette elettriche e del gas che è prodotto dal forte aumento del costo dell’energia nel corso del 2021 dovuto prevalentemente all’aumento del costo del gas naturale, causato da diversi fattori: la ripresa economica, l’inverno particolarmente freddo nel Nord Europa, la forte domanda di gas da parte della Cina. Infatti, l’aumento è in tutta Europa. E allora si ricomincia a parlare di “trivelle sostenibili”, un evidente ossimoro, e di “mini nucleare” (Cingolani, Ministro della Transizione Ecologica).

Di controverso il Consiglio europeo ha lanciato, in questi giorni, un messaggio inequivocabile per cui per risolvere, in modo strutturale, la crisi degli approvvigionamenti e ridurre la dipendenza dell’Unione europea dalle importazioni vi è bisogno di più risparmio, efficientamento energetico e più rinnovabili e così il costo delle bollette sarebbe inferiore. Chi contrasta e frena l’espansione delle rinnovabili si oppone, di fatto, al rispetto degli impegni assunti con gli accordi di Parigi sul clima determinando l’aggravarsi della più grande minaccia sia per l’ umanità, sia per tutte le altre specie viventi (piante ed animali) del Pianeta: il riscaldamento globale.

Nella transizione ecologica, il settore agricolo è dalla parte delle soluzioni poiché contribuisce al processo di decarbonizzazione con il trattenimento al suolo del carbonio. Attraverso la fotosintesi dal sole, le foreste assorbono ogni anno 40 milioni di tonnellate di CO2, vale a dire, il 10% delle emissioni complessive di gas ad effetto serra.

Ha grande rilievo  l’annuncio fatto dalla Commissione Europea  relativo alla prossima presentazione di un’iniziativa per ridurre i tempi attualmente necessari (almeno sei anni) per l’autorizzazione di impianti di rinnovabili, per cui come Coordinamento delle Associazioni e Comitati No Triv del Val di Noto pensiamo sia indispensabile accelerare l’iter autorizzativo.

Da QualEnergia apprendiamo che secondo il nuovo rapporto Renewable Energy and Jobs: Annual Review 2021, nel 2020 i posti di lavoro nelle rinnovabili sono stati 12 milioni nel mondo, nonostante gli effetti della pandemia (erano 11,5 milioni nel 2019).

Il grafico seguente, emesso da una società privata Irena, fotografa il quadro globale.

A trainare la crescita degli occupati sono il fotovoltaico ed eolico, con rispettivamente 3,98 e 1,25 milioni di posti di lavoro nel mondo nel 2020. Occupazione in aumento anche nel settore idroelettrico, mentre le bioenergie hanno segnato un calo rispetto al 2019, a causa della minore richiesta di biofuel nei trasporti. È la Cina a dominare la classifica per singole Nazioni, con 4,7 milioni di occupati nelle rinnovabili lo scorso anno (2,3 milioni nel fotovoltaico), il 39% del totale. A seguire ci sono Brasile e Stati Uniti con rispettivamente 1,2 milioni e 838.000 occupati, mentre i Paesi Ue nel loro insieme sono a quota 1,3 milioni.

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