Malasanità: la Riabilitazione inesistente

La vita di Federica Gallitto, giovane e brillante avvocato, è stata sconvolta nell’agosto 2019 da una grave emorragia cerebrale. Ancora, due anni dopo, lotta con gli esiti gravissimi dei danni cerebrali cercando di conquistare per sé una minima autonomia. Più volte è stata costretta a viaggi della speranza per ottenere le cure fisioterapiche che, uniche, lentamente e con enormi fatiche, la metteranno in grado di avere dei risultati utili. Ci scrive per dire del suo disagio e per denunciare le enormi difficoltà per avere un minimo di assistenza a Siracusa.

Gentilissima Direttrice Marina De Michele

Egregio Dottor Dino Artale

Purtroppo nel 2019, agosto per l’esattezza, ho avuto un’emorragia cerebrale con gravissime complicazioni che hanno comportato, tra l’altro, l’emiplegia del lato sinistro del mio corpo: faccia, braccio e gamba. A Siracusa non è stato possibile ricevere alcuna cura e da allora vivo una situazione assurda che sottopongo alla Vostra attenzione affinché possiate intervenire direttamente ovvero farvi portavoce nell’interesse dei cittadini.

Già la notte dell’emorragia sono stata trasferita in ambulanza presso l’ospedale Cannizzaro di Catania perché l’Ospedale Umberto I a Siracusa non ha il reparto di neurochirurgia. Onore al Primario di Rianimazione che ha umanamente affrontato il viaggio in ambulanza con me “solo per tenermi” la testa che in una vecchia ambulanza sobbalzava in continuazione a dispetto della mia patologia.

Durante il trasporto in ambulanza ho pensato “sto andando a morire da sola”.

Il caso ha voluto che mio fratello viva a Catania, quindi ha potuto seguirmi lui, sia per le firme necessarie per i miei continui interventi al cervello sia per la biancheria durante la lunghissima degenza in ospedale. Un’emiplegica ha bisogno di cambi continui.

Penso a chi non ha familiari fuori Siracusa! Possiamo abbandonarli? A chi affidarli?

Purtroppo ad oggi, rispetto alle paralisi da neuro-lesioni, non esistono rimedi diversi dalla fisioterapia riabilitativa che ho effettuato presso il centro Bonino Pulejo a Catania, per un breve periodo a Siracusa e poi, a mie spese, presso la Fondazione Santa Lucia a Roma, clinica di rilievo europeo.

Sfortunatamente per la gravità del mio caso c’è poco da fare.

È assurdo, a mio sommesso avviso, che chiunque necessiti di fisioterapia possa recarsi, con la prescrizione medica, presso un centro e beneficiare delle terapie in convenzione mentre per la neuroriabilitazione, invece, è previsto l’inserimento in liste d’attesa infinite presso la Medicina Riabilitativa della locale Azienda Sanitaria per poter beneficiare delle terapie necessarie. Tali liste, peraltro, non sono pubblicate presso il sito, pertanto, per conoscere lo stato delle stesse, occorre proporre istanza di accesso agli atti, ovvero recarsi presso gli uffici, con tutte le difficoltà di un soggetto con limiti motori, cui si somma il covid, poiché gli uffici preposti solitamente non rispondono al telefono.  

Ho presentato la domanda per la terapia riabilitativa a giugno 2021 e ancora attendo, sine die, di essere chiamata per poter beneficiare delle terapie in convenzione. Allo stato attuale non posso rinunciare alla riabilitazione, sia per i dolori, sia per il ruolo fondamentale del tempo nelle possibilità di recupero. I danni alle funzioni colpite in metà del corpo si consolidano se la riabilitazione non è intensiva e continua.

Non mi resta che fare terapia riabilitativa a mie speseÈ di evidenza solare che a Siracusa non è sufficiente il numero di posti disponibili per la terapia rispetto alla richiesta.

L’ictus cerebrale è la seconda causa d’invalidità in Italia, cui si somma la Sclerosi Laterale Amiotrofica (SLA) e le altre malattie neurologiche nonché le lesioni del midollo spinale. Aggiungo, visto che ho frequentato molti centri nella speranza di un miglioramento, che il livello dei centri di riabilitazione a Siracusa, non è per nulla all’altezza dei tempi. Non esiste la robotica o altri strumenti all’avanguardia che vengono utilizzati, ad esempio, proprio al Bonino Pulejo (Centro d’eccellenza per l’Italia meridionale con sedi a Catania e Scicli). Ho letto che il suddetto Centro, anni fa, voleva aprire una sede a Siracusa ma pare non si sia accordato con l‘Azienda Sanitaria aretusea per i locali.

Inoltre la Fondazione Santa Lucia in Roma è piena di bravissimi terapisti siciliani (lì formano già all’Università con stage presso la Fondazione) che vorrebbero tornare nella loro terra d’origine ma non ne hanno possibilità per la carenza dei centri. Sarebbe un ottimo servizio per la Regione se la suddetta Fondazione aprisse una “sezione distaccata” qui in Sicilia, Il Primario è il Presidente dell’Associazione nazionale di riabilitazione neurologica, oppure avere il Bonino Pulejo qui a Siracusa per le terapie ambulatoriali.

(fondazione Santa Lucia, Roma)

Infine, noi soggetti con severi limiti motori dovremmo poter “gestire” tutto online, dalle domande, al procedimento, all’esito, invece, ad esempio, per la patente speciale, occorre affrontare file interminabili in presenza. Io spero che vorrete, cortesemente, farvi portavoce per alleggerire la condizione già grave di soggetti con limiti motori, soprattutto sotto l’aspetto dei centri di riabilitazione, perché si agisca sulla quantità e sulla qualità.

Quello che tutti gli ammalati e i loro congiunti comprendono immediatamente è che più ci curiamo e meno siamo un peso e un costo per noi stessi, le nostre famiglie e la comunità. Io ho firmato il referendum per legalizzare l’eutanasia in Italia. Scritto al Sindaco e all’Assessore Regionale alla Sanità. Inspiegabilmente, dal punto di vista medico, il ragionamento non è stato toccato dall’emorragia. Infine mi devo spostare a Catania anche per le infiltrazioni di tossina botulinica di cui necessito periodicamente. Io posso e devo farlo, ma la mia indole e il mio senso di giustizia non mi consentono di abbandonare chi versa nelle mie condizioni di salute e non può farlo.

CONSIDERAZIONI SULLE LISTE D’ATTESA PER LA SALUTE di Dino Artale

Sono onorato che l’avvocato Federica Gallitto, che ho incontrato in diverse occasioni e apprezzato, come donna e professionista seria e capace, per motivi che qui non dirò, mi ritenga in grado di aiutarla in questa triste vicenda. Ella, per pudore, non dice tutto della sua tragedia e la sua storia somiglia troppo a tutte quelle storie che ho vissuto nel mio mezzo secolo di studio della medicina e professione sanitaria in questa città che si ritiene civile ed esempio di cultura.

Se qualcosa di umano e civile abbiamo avuto a Siracusa in campo di medicina pubblica è frutto della buona volontà di singoli.

Il volto vero della sanità territoriale siracusana è quello del “lupo allo sportello”, condizione che ho descritto qualche anno fa nei miei primi articoli su Civetta https://www.lacivettapress.it/2015/04/19/burocrazia-una-maschera-di-ferro-sul-volto-dei-servizi-sanitari/.

Mi è capitato tantissime volte di rivivere quello che l’avvocato descrive sulla carne viva di persone che curavo di limitate possibilità economiche e poco agguerrite. Chi ha potuto pagava, gli altri si sono aggravati. Tutto ciò per decenni e nel silenzio disprezzabilissimo di tutti.

So che non è giusto dire apertamente certe cose ma troppo spesso, in un lontano passato e in altri contesti, mi sono accorto che valeva di più la conoscenza e la raccomandazione che la vocazione a curare in coscienza chi aveva bisogno.

Ora non potrei dire le stesse cose perché, purtroppo per i furbetti, l’informatica lascia tracce e tutti si sono fatti più guardinghi ma la sostanza non è cambiata.

Se mi è consentito, racconto un episodio personale riguardante una persona a me molto cara, operata tanti anni fa di protesi femorale. Pressato dai miei familiari, pur conscio che la riabilitazione post-operatoria era obbligatoria immediatamente, decido di contravvenire alle mie familiari abitudini di non cercare mai favori personali e chiedo di essere ricevuto dall’allora responsabile della medicina riabilitativa. Il collega quando ho detto che era un diritto dell’ammalato e non una cortesia, con un certo fastidio mi disse che non poteva far nulla e che dovevo mettermi in lista di attesa per almeno tre mesi per avere la riabilitazione domiciliare per il mio congiunto. Abbiamo dovuto provvedere a spese nostre: il nostro turno arrivò quando non serviva più. Compresi immediatamente che era naturale per la medicina riabilitativa siracusana non rispettare alcune necessarie e immediate procedure sanitarie. Non dubito della buona fede ma della necessità di mantenere in vita una struttura sanitaria talmente inefficiente da accettare pacificamente di non intervenire mai in tempi utili rispetto alle norme e alle necessità dei cittadini.

Ho sempre pensato che la somma degli stipendi erogati al personale, ben numeroso, era sottratta alla salute dei cittadini. Non si tengono in piedi costosissime strutture burocratiche il cui unico scopo è limitare le spese, il personale e le prestazioni: in sostanza dire spesso dei no a chi ha urgenti bisogni di salute. Si è optato di mentire anche a sé stessi, come sempre in questa Azienda.

Si riabilita ma come e quando si può, senza nessuno che valuti quanto la cittadinanza abbia speso per pagarsi le cure. Troppo comodo. Ipocrita dal punto di vista dell’allocazione delle risorse. Meglio mandare a casa tutti e cercare altre strade. Fors’anche finanziare il cittadino per alleviare i costi della riabilitazione e usare il denaro elargito ai vari dipendenti per gli ammalati, piuttosto che sotto forma di stipendi. Non sembri un discorso drastico: il denaro destinato alla sanità va agli ammalati. Gino Strada ha sempre avuto ragione.

Alla cara Federica Gallitto non posso dare altro consiglio che insistere, resistere,  raccogliere adesioni a nome di chi, come lei, ha bisogno e spesso tace, mortificato da un sistema volto anzitutto a difendere privilegi e a gestire liste di attese: un modo troppo comodo per dare spazio al doppio canale per cui chi paga si cura mentre la medicina pubblica si allena a rinforzare i “lupi allo sportello”.

 

 

Da leggere

Siracusa, la paralisi di una generazione: viaggio tra declino demografico, record di scoraggiamento ed esodo dei giovani laureati

1. Le fonti della crisi Questo viaggio nei numeri della condizione giovanile a Siracusa è …

COLLABORA CON NOI

SIRACUSA DIFFERENZIA

IL BAR SOTTO IL MARE

Migranti

homepage

Lavoro

I Diari della Quarantena

La Civetta in gabbia

La parola ai lettori

Articoli recenti

VIDEO

Commenti recenti