Efficientamento energetico, isolamento termico, sostituzione degli impianti di climatizzazione, interventi antisismici. Il bonus 110% ha finalmente preso piede anche nel nostro territorio. Interessante capire se a Siracusa e provincia stia svolgendo una funzione di traino nel campo dell’edilizia e se le aziende coinvolte sono nostrane o di altri territori.
Ne abbiamo parlato con Salvo Carnevale segretario provinciale della Fillea Cgil.
“Il bonus 110% è attualmente la misura che ha dapprima riportato l’occupazione edile ai livelli prepandemici e poi ne ha consentito la crescita – ci spiega il segretario Fillea -. Dopo dieci anni di sofferenza avevamo constatato un lieve miglioramento dei dati complessivi nel quarto trimestre 2019. Poi è arrivata la pandemia e il 90% dei lavoratori è stato in cassa integrazione tranne per quelle attività indispensabili quali manutenzione di impianti industriali, ospedali o settori che non potevano essere fermati.
Nello stesso 2020 però, a luglio, è arrivato il super bonus che ha segnato l’attesa ripartenza del settore. Dapprima con maggiore difficoltà a causa delle limitazioni temporali e dell’iniziale farraginosità burocratica e amministrativa, poi con maggiore speditezza grazie anche alle correzioni apportate al decreto, l’effetto ripartenza c’è stato e il 2021 si chiuderà a Siracusa con un + 25%.
La ricchezza prodotta dai salari dei lavoratori passerà da 30 a quasi 40 milioni, dunque il 25% in più; le ore lavorate sono aumentate da 2 milioni 868.409 a 3 milioni 589.295; le imprese attive superano le mille, dato ancora peraltro provvisorio; gli operai da 4.327 a 4.812 con 500 operai in più, circa il 12% con un tempo di impiego orario maggiore.
A consuntivo possiamo dire che il 110% è stata un’intuizione importante e ci permetterà di segnare un incremento lavorativo fin quando durerà la misura governativa.
Il 90% delle imprese impegnate nel superbonus sono del nostro territorio per motivi legati alla scelta e costi dei materiali ma di certo la motivazione più valida è data dal fatto che la misura ministeriale consente ai privati di cedere alle aziende o alle banche il proprio credito, e dunque è più logico affidarsi alle imprese del territorio che si conoscono in prima persona. Questa misura ha permesso alle imprese del territorio di riappropriarsi in parte del proprio settore e ha introdotto un ulteriore elemento di novità positiva”.
Gli immobili che fruiscono del bonus sono per la maggiore condomini o singole unità abitative?
Condomini e singole unità abitative si equivalgono. A questi vanno aggiunte alcune committenti pubbliche come l’IACP attente all’efficientamento energetico. Il 90% però proviene da condomini e privati. Per la Fillea si tratta, a tutti gli effetti, di appalti pubblici perché è lo Stato che paga, ed è per questo che siamo particolarmente sensibili al tema della sicurezza e dei controlli”.
In questo meccanismo possono essere coinvolte le IACP per l’edilizia popolare, le Onlus, associazioni società sportive?
Dai dati ci risultano solo un paio di interventi Iacp ma l’Istituto ha avuto il merito di essere in questi anni sensibile, stipulando convenzioni per verificare l’andamento dei cantieri, le regolarità contributiva delle aziende anche con il sindacato. È una realtà pubblica sensibile dal punto di vista sindacale, però sono pochi i cantieri attivati sul 110%. Qualche dato potrebbe anche sfuggirci ma di certo la richiesta di associazioni e società è estremamente bassa. Comunque c’è un fermento molto alto attorno al 110%, è un dato che fra tre mesi sarà moltiplicato.
Quali tipologie di interventi sono maggiormente richieste dai privati col bonus 110%? Ci risulta che non tutte le pratiche vadano a buon fine soprattutto lì dove sono presenti abusi edilizi: forse la norma è stata troppo stringente o la cattiva abitudine degli italiani resta protagonista?
Va per la maggiore l’efficientamento energetico e i vari bonus legati al sisma bonus. C’è da dire comunque che l’edilizia ha resistito in questi anni nonostante le perdite, grazie ai vari interventi anche disarticolati, che hanno avuto a che fare con detrazioni, rimborsi, ecoincentivi: misure che hanno sostenuto il settore che era completamente privo di appalti pubblici, grandi opere, manutenzione strade e manutenzione scuole, cioè le quattro direttrici fondamentali che hanno inciso negli anni d’oro dell’edilizia siracusana. Quando poi si parla di abitazioni, la situazione non è semplice. Bisognerebbe aggiornare i dati con una mappatura generale della situazione edilizia che in nessuna parte del Paese è stata mai realizzata. Le pubbliche amministrazioni stanno tentando di avviarla ma si tratta di una fase embrionale e siamo ben lontani da capire qual è il reale impatto sul territorio: qual è il livello di abuso, quello di sanatoria, il livello di sicurezza, e quale di efficientamento.
Insomma si va dietro il bonus ma non si governa individuando l’indirizzo che si vuole dare all’edilizia abitativa. L’inadeguatezza delle istituzioni scolastiche, ad esempio, è il sintomo della mano pubblica che non c’è. L’augurio è che il 110% diventi una misura strutturale e che consenta di rivisitare il modello edilizio che abbiamo in tutte le città.
Nuovi cantieri vuol dire accertamenti sulla sicurezza e controlli.
Proprio qualche settimana fa, come federazione unitaria sindacale, abbiamo presentato un’istanza all’ispettorato del lavoro per mappare insieme la situazione dei cantieri che stanno utilizzando il 110% dal punto di vista della sicurezza e della regolarità contributiva. Siamo in attesa di una risposta. I cantieri utilizzano i soldi pubblici: devono dunque rispettare certe caratteristiche ed è necessario evitare manodopera in nero o che si utilizzino contratti meno onerosi di quello edile. Si ricordi infine che da novembre la famosa congruità sul DURC (manodopera proporzionata all’incarico affidato) ritorna. Reintrodurre questo parametro è una vittoria sindacale e degli edili e sarà molto interessante misurarlo proprio sul 110%. All’ispettorato del lavoro abbiamo chiesto insomma di trovare assieme un protocollo provinciale che non sia una carta d’intenti ma una misura concreta per controllare quanto accade nei cantieri. Inoltre il Ministero del Lavoro ha avviato una campagna straordinaria per l’edilizia del 2022 e gli uffici ministeriali si concentreranno proprio sul tema dell’edilizia perché un settore in netta ripresa proprio con i soldi pubblici.
Quali sono quindi le proposte della Fillea CGIL in merito al decreto o agli aggiustamenti che vanno effettuati al fine di ulteriormente incrementare il settore e stabilizzare l’occupazione?
Noi pensiamo che la misura debba essere prolungata nel tempo, che gli incentivi vadano riordinati e i vari interventi riuniti in un’unica normativa, altrimenti si rischia che l’intervento non risulti strutturale ma esclusivamente di attrazione per un paio di anni e non permetta alle imprese di potersi organizzare meglio sul territorio, crescere e uscire da quel nanismo cronico di cui soffrono. Allungare i tempi vuol dire stabilizzare l’occupazione, migliorare la professionalità, far crescere le imprese sugli investimenti, materiali e formazione dei lavoratori, abbassare le soglie di inquinamento delle nostre città in una visione ecologica.
Ma nel panorama italiano i fondi richiesti dai siciliani e siracusani sono in linea o al di sotto della media?
Sono più alti perché partiamo da una situazione più critica. Rispetto alla situazione di partenza con i dati negativi del settore, la Sicilia in percentuale è quella che sta crescendo di più a livello di massa salariale mentre sul numero degli interventi la nostra Isola è tra le cinque regioni che ne ha chiesti di più.
E allora ben venga il bonus e che diventi strutturale e strumento di rilancio per una realtà sofferente come la nostra.

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