Salvo Sorbello, giornalista, saggista, consigliere comunale storico di Siracusa, non ha bisogno di grandi presentazioni per i siracusani. Da quando, diversi anni fa, ha lasciato ad altri l’agone politico, si è dedicato di più ai propri interessi sociali (è da poco diventato nuovo presidente provinciale del Forum delle Associazioni Familiari della provincia di Siracusa) e culturali. Tra questi un suo grande amore: gli scieri di Marzamemi, colpevolmente lasciati a una lenta distruzione dal disinteresse e dalla latitanza di tutti, amministrazioni e istituzioni.
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“Alla fine dell’Ottocento nell’inventario della tonnara di Marzamemi erano compresi tre scieri (denominati San Corrado, Concettina e Progresso), una chiatta, una muciara per i Rais e tre speronare: Madonna del Carmine, Dante e Fanny – ricorda Sorbello -. Di tutto questo barcareccio, in gran parte realizzato dagli Aliffi, calafatari originari di Siracusa, sono rimasti soltanto i due scieri che, quando veniva conclusa la stagione di pesca, venivano ricoverati nella camperia della Balata. Gli scieri, costruiti con legno di quercia e di pino proveniente da Palazzolo Acreide, erano i barconi su cui venivano issati, al comando del rais, i tonni finiti nella camera della morte ed erano le più grandi imbarcazioni utilizzate in tonnara. I due scieri superstiti erano quindi ricoverati nell’appenditoio, il grande locale della loggia che ora viene utilizzato per meeting, conferenze e matrimoni e dove in precedenza i tonni, scaricati dai barconi e trascinati sulle basole lisce della Balata, venivano appesi per la coda alla travi tuttora esistenti, dove rimanevano ventiquattr’ore a dissanguare. Il 10 marzo del 2005 gli scieri vennero trasportati fuori e collocati “temporaneamente” all’aperto, nell’area dove sorge la ciminiera. Furono vincolati dalla Soprintendenza di Siracusa, con decreto (il 7626 del 2 settembre 2005), come bene di particolare interesse storico-artistico ed etno-antropologico ma praticamente sono stati poi lasciati in balia delle intemperie.
E da qualche giorno Salvo c’è una notizia che ti ha tolto il sonno …
E’ una notizia recentissima: il Comune di Valderice ha finalmente dato l’avvio ai lavori di recupero e musealizzazione delle antiche muciare della tonnara Bonagia. Il progetto è stato finanziato con 100mila euro di fondi Europei e grazie al Piano di attuazione del F.L.A.G (Fondazione Torri e Tonnare del Litorale Trapanese) e dal canto suo l’amministrazione comunale è intervenuta con un cofinanziamento di 25 mila euro. “L’impresa, che si prenderà cura di questi importanti “monumenti” del mare – così si legge nel comunicato – riporterà allo splendore che meritano tre vascelli, che verranno allocati all’interno di una speciale struttura coperta, un vero e proprio polo museale”. Una notizia confortante, soprattutto per chi ha a cuore le tradizioni e la storia legate alle tonnare siciliane. Ma il pensiero non può non andare gli scieri di Marzamemi che, lasciati in balia delle intemperie dal 2005, sono ormai ridotti in condizioni davvero pessime. Eppure non sono mancati nel corso di questi anni ripetuti appelli, anche autorevoli, per dei beni che rivestono un ruolo identitario per il territorio del sud-est siciliano. Basti citare l’incalzante azione del Comitato Pro Marzamemi del cav. Pasquale Aliffi, gli allarmi lanciati da associazioni come Natura Sicula, con Fabio Morreale, gli stessi richiami che sarebbero venuti dalla Soprintendenza.
Anche Roberto Bruno, poi sindaco, da consigliere comunale, se ne era occupato nel 2007 lamentando che fossero lasciati in abbandono in un cortile scarsamente recintato e sotto una inidonea copertura.
Sì. Spiegava che era inopportuna l’allocazione all’aperto per almeno due ragioni tuttora validissime: la prima è che lasciare all’aperto, e incustoditi, i due “scieri”, significherebbe sottoporli alla negligenza di chi, non conoscendone e apprezzandone appieno il valore storico, ne farebbe certamente oggetto di atti vandalici o di semplicioneria. E in secondo luogo che la loro allocazione naturale non può che essere la Tonnara che li ha ospitati per decenni. Altri luoghi sarebbero inopportuni: come voler staccare gli affreschi della Cappella Sistina e porli in piazza San Pietro per una maggiore e pubblica fruizione da parte del pubblico, notava Bruno anche ricordando come, nel giugno del 2005, in collaborazione con l’Università di Catania e la Provincia Regionale di Siracusa, si tenne un convegno/dibattito a Marzamemi e fu unanime la considerazione, unita all’auspicio, da parte della comunità di studiosi ed esperti presenti a quella iniziativa, che gli “scieri” tornassero dentro i locali della Tonnara, una volta terminati i lavori di restauro del tetto. Fatto che non è stato.
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C’è un qualche barlume di speranza che si riesca a salvarli?
Da qualche anno sono cambiati i proprietari degli scieri. Ed ora pare che stia per essere presentato ufficialmente un progetto di restauro e di restituzione alla fruizione pubblica. La speranza è quella che finalmente, dopo quasi venti anni in cui i presumibili richiami da parte della Soprintendenza di Siracusa non hanno sortito effetti, si faccia il possibile per non perdere in maniera definitiva queste testimonianze dal valore inestimabile, studiate di recente anche da università americane e che appartengono alla storia della nostra gente. Perché in quel malaugurato caso, tanti sarebbero i responsabili che eviteranno certo di avere fastidi ma dovrebbero rispondere nei decenni futuri alla comunità sociale e culturale siciliana di questo disastro.

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