Apre, in via Agostino Scilla 29, il ‘museo’ privato di Antonio Randazzo. Per chi ama Siracusa

È una delle più significative espressioni di quanto possa essere forte, tenace il legame con la propria città, conosciuto non solo a Siracusa ma forse ancor più all’estero per il suo dinamico e documentatissimo sito d’informazione a cui è collegata una elaborata mappa della città, non una semplice guida turistica, che attraverso la tecnologia del Codice QR permette di collegarsi a esso in 17 lingue, compreso il siciliano parlato riprodotto il più fedelmente possibile.

Antonio Randazzo, uomo di tempra sanguigna, ha tre grandi amori: quello per Siracusa (Ortigia e il Gargallo) dove è nato e cresciuto, quello per l’amata moglie, che, seppure morta da anni, è sempre con lui e l’accompagna ogni giorno e infine per l’Arma dei Carabinieri, dove ha prestato servizio con onore e di cui va sempre orgoglioso.

La sua impetuosa e infinita creatività surclassa di gran lunga la sua età anagrafica.

L’amore e il rispetto verso la sua città lo porta a realizzare iniziative a sue spese come la traduzione e stampa dal tedesco del libro del ricercatore tedesco Drӧgemüller sulla topografia e storia della città greca. Un’opera ritenuta validissima dagli studiosi che nessuno, privati e istituzioni, ha avuto il ‘coraggio’ di portare a termine. Ora con un saluto su facebook dà a tutti il lieto annuncio:

“Buongiorno a tutti, il cenacolo è aperto, tutto è compiuto. Dopo tanto lavoro l’ho realizzato ed è venuto il momento di fare un appello pubblico al sindaco Francesco Italia, all’assessore alla cultura Fabio Granata, all’assessore regionale alla cultura e a tutti i rappresentanti dirigenti della provincia e del Comune di Siracusa. Ho creato questo spazio e non ci sono parole per descrivere la mia emozione, sono mie opere e quindi potrei chiamarlo il museo personale di Antonio Randazzo, invece è uno spazio pubblico al servizio della città e dei cittadini. È uno spazio dove le mie opere rappresentano le riflessioni e le considerazioni dei veri siracusani, quelli che amano questa città da sempre. Dovrei e potrei non aggiungere altro perché queste… cose parlano da soli, invece invito ufficialmente il Presidente della Regione Siciliana, l’assessore alla cultura regionale, dicono che sia una persona competente, le persone che ho già nominato (sindaco, assessore, tutti gli assessori, consiglieri e tutti i rappresentanti regionali della provincia e del comune di Siracusa) a visitare questo spazio. In effetti sono tutta la mia vita inserita nella ricca storia di Siracusa. Termino il video con il busto di mia moglie che mi è sempre presente. È all’insegna di lei che ho creato questo posto per vivere decorosamente questa mia terza gioventù. Sarete accolti e sarò onorato di ricevervi”.

Il suo museo raccoglie la ricostruzione lignea in scala dei numerosi tesori della città, in particolare d’Ortigia. È da quei pregiati lavori che si comprende l’artista autodidatta Antonio, la sua profonda e personalissima sensibilità. Guardando quelle opere, si riscopre la grecità della città fondata da Archia che arrivò cacciando le autoctone popolazioni. Uomini decisi a colonizzare e costruire non a essere colonizzati e distruggere.

Per Antonio Siracusa è città che si mantiene a sé, una città d’arte densa di storia che si fregia di conoscenze antiche. Ebbene, al momento, nell’immaginario siracusano non esiste quella famosa e ricca città, ma la visione di povertà dell’attuale realtà in profonda crisi. Antonio, ribadendo una sua massima: Amo dire che saremo ricordati per quello che abbiamo fatto non per quello che abbiamo detto, dà indirettamente una risposta inequivocabile ai soloni, ai politici, agli intellettuali di città. Si può ritenere il suo agire vicino a quello dei lontani fondatori che con testa alta combatterono per l’indipendenza della loro Siracusa. Nel frattempo proseguo imperterrito per la mia strada, continua. Il cenacolo è in via Agostino Scilla, al civico 29. Lì c’è l’accoglienza umana, il suo desiderio di incontrare tutti e parlare. È così che si può acquisire anche un’altra storia, quella orale, dalle sue memorie personali e familiari la nostalgia per una Siracusa povera materialmente ma ricca umanamente e culturalmente e così perdersi nel tempo che fu.

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