Hanno suscitato notevole stupore le dichiarazioni del sindaco di Ferla ed ex presidente della SRR di Siracusa, Michelangelo Giansiracusa che, di fronte all’ennesima emergenza regionale dei rifiuti, ha espresso parere favorevole alla costruzione di un inceneritore (o termovalorizzatore o termoutilizzatore, come più piace) nel territorio siracusano. Le dichiarazioni di Giansiracusa, sindaco di una cittadina che ha fatto della strategia rifiuti zero il suo motivo di orgoglio e di vanto, non sono passate inosservate, soprattutto tra gli ambientalisti che hanno visto in questo nuovo atteggiamento un tradimento ai principi dell’economia circolare.
Le sue dichiarazioni sono arrivate all’indomani dello slittamento al 2 novembre (resosi necessario per la mancanza di aziende partecipanti) della data di scadenza del bando di project financing della regione Sicilia, che invita a presentare manifestazioni di interesse per la costruzione di due termovalorizzatori in Sicilia e, soprattutto, arrivano in un momento cruciale per la gestione dei rifiuti di 174 comuni delle province di Siracusa e Catania, determinata dalla chiusura della discarica di Colavolpe (Lentini) di proprietà della società Sicula Trasporti e che ha comportato l’accumulo in strada di quantitativi sempre più alti di rifiuti indifferenziati e l’interruzione (per la mancanza dei mezzi, impegnati nel conferimento dell’inorganico) del ciclo della raccolta differenziata. Emergenza che proprio in queste ore, dopo l’intervento dell’assessore regionale dei rifiuti, Daniela Baglieri, sembra stia trovando il consueto e temporaneo epilogo con lo smistamento in altre discariche (Catanzaro Costruzioni, Oikos e gli impianti dell’ SRR di Caltanissetta) del quantitativo in eccedenza che non è più possibile conferire nella discarica di Sicula Trasporti. Soluzione temporanea che dovrebbe scongiurare ulteriori emergenze per i prossimi due mesi.
Le dichiarazioni di Michelangelo Giansiracusa sulle emittenti Siracusanews e Siracusaoggi hanno avuto l’effetto di un fulmine a ciel sereno e in tanti hanno fatto fatica a comprendere le motivazioni del cambio di posizione relativamente all’incenerimento dei rifiuti. Non più di qualche mese fa, il sindaco di Ferla aveva mostrato la sua contrarietà alla costruzione di termovalorizzatori in Sicilia presentandosi come estremo difensore (in una provincia in cui gli altri sindaci avevano dato parere positivo) della strategia rifiuti zero che non prevede la termovalorizzazione. È vero che Michelangelo Giansiracusa invitava l’assessorato regionale all’ambiente a ricercare, in questo momento di crisi e dopo il “commissariamento” delle SRR, altre soluzioni anche con l’individuazione e la messa in esercizio di discariche dismesse, ma la sua disponibilità alla costruzione di inceneritori, anche se a controllo totalmente pubblico, è sembrata indigeribile.
“La crisi siciliana non è determinata dalla mancanza di inceneritori, ma da mancanza di “governance” del sistema – ha scritto, in un suo contributo al dibattito, Enzo Favoino, esperto di fama internazionale e coordinatore scientifico di Zero Waste Europe -. Condivido la richiesta di un’assunzione di responsabilità da parte della Regione, ma poi i poteri degli amministratori vanno applicati a soluzioni che siano coerenti con la visione complessiva dell’economia circolare”.
Continua l’esperto dei rifiuti: “Se si confrontano le discariche e gli inceneritori, il bilancio ambientale è favorevole per discariche gestite a norma e a regola UE (ossia con il pretrattamento adeguatamente eseguito), rispetto ad inceneritori con recupero energetico; inoltre, con la decarbonizzazione in corso (motivo per il quale l’energia prodotta da incenerimento sostituisce sempre meno energia prodotta da fonti fossili, e sempre più energia prodotta da eolico, solare ed altro rinnovabile), la differenza diventa sempre più a favore della discarica preceduta da pretrattamento”.
L’incenerimento dei rifiuti, quindi, non può essere la panacea e la soluzione dei problemi di gestione dei rifiuti che affliggono costantemente il nostro territorio. “In tempi ben inferiori si possono consolidare e potenziare i sistemi di pretrattamento alla discarica, minimizzandone volume e (soprattutto) impatti, e mantenendo capacità operative che possono poi essere liberate a servizio di quote crescenti di RD, come richiede visione, strategia e roadmap della Economia Circolare”.
Questi i motivi che secondo Favoino devono indurre a evitare di intraprendere questa strada. “Bisogna considerare che l’incenerimento non può più essere finanziato in conto capitale (e le sovvenzioni all’energia sottostanno a condizioni sempre più restrittive), il che richiede di riversare tutti gli ammortamenti finanziari in tariffa, generando tariffe di conferimento elevatissime; inoltre richiede mediamente 7-8 anni da ideazione a realizzazione, il che ne fa la peggiore soluzione a una situazione emergenziale, e soprattutto ingessa il sistema con l’effetto lock-in, lega a contratti “vuoto per pieno”, richiede sicurezza di tonnellaggi, impedendo di percorrere la strada virtuosa che può portare, come accaduto in tanti territori, a livelli di recupero materia e a minimizzazione del Rifiuto Urbano Residuo (RUR) ben oltre gli obiettivi (minimi) dell’Unione Europea”.
Parole chiare che non lasciano spazio a fraintendimenti. La strada da percorrere è l’incremento della percentuale della raccolta differenziata, la realizzazione di impianti di trattamento e soprattutto una governance regionale e locale competente e all’altezza della sfida che la gestione dei rifiuti pone.

Commenti recenti