EMERGENZA E CAOS NELLA GESTIONE ORDINARIA DEI RIFIUTI

Di estrema attualità l’emergenza rifiuti. Sempre più spesso la raccolta subisce sospensioni e blocchi a causa della raggiunta capacità di capienza della discarica di Contrada Coda Volpe gestita dalla Soc. Siclua Trasporti e su cui conferiscono tutti i 21 Comuni della provincia.

Mercoledì scorso a Palermo c’è stato un incontro tra Sindaci e l’assessore Baglieri che si è praticamente concluso con un nulla di fatto. “La regione sconta decenni di mancata programmazione” –  ha dichiarato l’assessore – “Io non ho la bacchetta magica e soluzioni a breve non se ne intravedono” – L’alternativa sarebbe il conferimento presso discariche di Paesi esteri, ma il costo sarebbe troppo eccessivo ed a carico dei contribuenti.

Il sindaco Italia, che è presidente dell’Assemblea della SRR (Società per la Regolamentazione dei Rifiuti) ha convocato tutti i sindaci della provincia per Lunedì 20 a Palazzo Vermexio nella speranza di addivinire a qualche conclusione praticabile.

Intanto, sulla faccenda è intervenuto il dr. Pippo Ansaldi di cui pubblichiamo il comunicato:

“Oggi, la situazione delle discariche siciliane è diventata assai critica come lo è stata già tante volte nel passato e la prospettiva è che la discarica di Lentini, dove conferiamo i nostri rifiuti insieme a quelli di 173 comuni della Sicilia sudorientale arrivi a breve alla saturazione e, quindi, alla chiusura, con la conseguenza che i rifiuti indifferenziati andranno fuori regione. L’incapacità di gestire i propri rifiuti è un indice che definisce il livello di civiltà mediocre della nostra comunità, della nostra città che si candida a diventare capitale della cultura 2024. Tutto questo si ripete in Sicilia da almeno trent’anni. L’emergenza, come è noto, diventata gestione ordinaria, si determina in un ambito territoriale per il grave squilibrio che si crea tra le notevoli quantità di rifiuti prodotti e la ridotta o inesistente disponibilità di infrastrutture per il loro smaltimento. In sostanza, produciamo più rifiuti di quanti ne riusciamo a smaltire correttamente. Poiché, però, è possibile operare una stima preventiva in ordine sia alla quantità dei rifiuti prodotti che alla capacità residua degli impianti esistenti, il buonsenso imporrebbe di programmare per tempo gli interventi necessari prima che la capacità degli impianti esistenti si esaurisca. “L’emergenza continua” ha causato uno spreco di risorse economiche che in condizioni normali potevano essere impiegate per realizzare le necessarie infrastrutture ordinarie utilizzate in tutti i paesi del mondo per arrivare ad attuare una sana economia circolare. Perché non si fanno gli impianti pubblici?

Perché occuparsi di rifiuti è sempre una scelta impopolare, significa perdere consensi; individuare un sito per realizzare un impianto di smaltimento vuol dire mettersi contro le popolazioni locali. Avete mai visto un sindaco in fascia tricolore capeggiare la sommossa per avere una discarica nel proprio territorio? Abbiamo visto sempre il contrario. Priolo fu il primo comune in cui si tenne un referendum consultivo indetto dal comune per chiedere ai cittadini se erano favorevoli ad accogliere nel proprio territorio una discarica per rifiuti inerti (!). La “politica” fa di tutto per rinviare la soluzione del problema, cosi come per esempio continua a fare con l’approvazione del piano regionale di organizzazione dei servizi di smaltimento, strumento di pianificazione fondamentale che individua il fabbisogno impiantistico e i siti per l’ubicazione degli impianti. La conseguenza è che ad oggi la questione dello smaltimento dei rifiuti nella Regione Siciliana, è giunta ad uno stato di difficile governabilità, per precise omissioni, gravi responsabilità, insipienza amministrativa da parte soprattutto della Regione e degli enti territoriali periferici. Lo smaltimento dei rifiuti avviene in discariche private (per scelta politica) con le conseguenze che sono davanti agli occhi di tutti. Impianti che hanno subito ampliamenti contro tutte le previsioni di impatto ambientale, gestione al di fuori delle corrette procedure previste dalle normative vigenti, accentramento di risorse economiche che stimolano interessi non del tutto leciti, controlli quasi del tutto inesistenti. Nel 2018 a seguito dalla grave situazione determinatasi per l’esaurimento di quasi tutte le cinque discariche regionali, il Consiglio dei ministri nominò Commissario delegato il Presidente della Regione. Musumeci emana una nuova ordinanza contingibile e urgente, obbligando i comuni a raggiungere almeno il 30% di RD, imponendo la raccolta porta a porta e i centri di conferimento comunale e facendo sparire i cassonetti stradali. In difetto, la quota mancante sarebbe stata trasferita fuori dalla Sicilia a spese dei comuni inadempienti. Come si vede il provvedimento viene emanato non per valorizzare il recupero di risorse e di materie prime, bensì per rallentare la saturazione delle discariche. Questa nuova situazione pur migliorando la percentuale di raccolta differenziata ha prodotto un notevole incremento degli abbandoni incontrollati di rifiuti, compromettendo l’immagine di decoro urbano.

E tuttavia, In questi tre anni, a fronte di un costo esorbitante della raccolta differenziata porta a porta, nessuna infrastruttura essenziale è stata realizzata dalla regione per rendere efficace, efficiente ed economica la raccolta differenziata, nessun impianto di trattamento per l’indifferenziato con la conseguenza che oggi la situazione è nuovamente al collasso, ad un punto di non ritorno, come tre anni fa. Nessun grido d’allarme si è levato dagli amministratori locali, eppure i comuni hanno competenze importanti nella gestione dei rifiuti. I costi per la raccolta differenziata sono esorbitanti e il ricavato della vendita dei materiali è irrilevante.

Si pensi addirittura che l’organico, utilizzato per produrre compost, viene conferito, in Calabria, con un costo enorme di circa 220 euro a tonnellata. In pratica si fornisce al gestore la materia prima per produrre il compost senza ricevere alcun compenso ma, addirittura, pagando un costo non indifferente per il suo conferimento. Ci piacerebbe conoscere l’utilizzo del compost prodotto. Nel 2020 la produzione giornaliera dei rifiuti a Siracusa è stata di 160 ton, quella pro-capite di 1,3 kg a fronte di una popolazione di 120.441 abitanti con una percentuale di raccolta differenziata del 41,20%. Alla fine di maggio 2021 La raccolta differenziata ha raggiunto la percentuale del 51,18% assai lontano dall’obiettivo del 65% previsto per giugno di quest’anno nel contratto d’appalto. La percentuale di raccolta differenziata è riferita non solo alle frazioni merceologiche del rifiuto domestico bensì a tutte le altre frazioni merceologiche prodotte dall’attività antropica (imballaggi di vetro, metallo, materiali inerti abbigliamento, pneumatici, rifiuti ingombranti, RAEE, batterie esauste, ecc.). In conclusione è inutile ripetere che si uscirà dalla crisi solo quando: 1)avremo realizzato gli impianti di trattamento che contribuiranno alla raccolta differenziata. 2) e solo quando avremo realizzato impianti di smaltimento in discariche controllate che ancora per molti anni saranno la soluzione e la garanzia per un corretto smaltimento dei rifiuti. Le discariche diventeranno impianti residuali solo se realizzeremo i termovalorizzatori con recupero energetico per smaltire la quota di rifiuti non riciclabili e ad alto potere calorifero, come si fa in tutto il mondo. Perché i sindaci che si sono avvicendati dal 2010 ad oggi non hanno diffidato l’Amministrazione Regionale a predisporre il “Piano di Gestione” ancora rimasto work in progress? Perché il parlamento regionale non ha richiamato il governo all’applicazione di una propria legge? Perché i nostri parlamentari, il sindacato, nel corso di questa lunga e grave emergenza, che ha tra l’altro ricadute economiche sui cittadini, non hanno sentito il bisogno di intervenire? E’ evidente che si tratta di domande retoriche, perché se i destinatari avessero fatto il loro dovere, non staremmo oggi qui a parlare, ancora una volta, di emergenza rifiuti .”

Giuseppe Ansaldi geologo

 

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