SIPARIO CHIUSO, RIFLETTORI SPENTI. QUALCHE CONSIDERAZIONE A MARGINE SUL PREMIO VITTORINI 2021

Se si escludono le Rappresentazioni Classiche (che si muovono da sole e brillano di luce propria), altri tre sono gli eventi degni di nota che si tengono con cadenza annuale a Siracusa e che sono capaci di superare i confini provinciali:

Ortigia Film Festival (OFF), giunto alla 13ma edizione; Ortigia Sound Syistem (OSS) che, pur facendo storcere il naso a tanti cosiddetti buon pensanti, gode di una vasta eco internazionale ed è arrivato alla ottava edizione; Premio Vittorini tenutosi per 17 anni consecutivi fino al 2012 (più una edizione sulla carta del 2013), poi sospeso per 7 anni e riesumato l’anno scorso, quest’anno ha raggiunto la 20ma edizione. Ed è su quest’ultimo che ci vogliamo soffermare a riflettere proprio all’indomani della sua conclusione. L’edizione 2021 è sicuramente cresciuta rispetto all’anno precedente (4 giorni di eventi) e considerati gli sforzi necessari (in pratica a carico di ConfCommercio o quasi) si è realizzato un miracolo organizzativo il cui merito va riconosciuto a quanti vi hanno aderito e si sono adoperati. Un tavolo a tre gambe si è detto: l’Associazione Vittorini Quasimodo presieduta dal prof. Enzo Papa, la ConfCommercio del duo Piscitello/Alfieri e il Comune di Siracusa con in testa l’assessore Fabio Granata.

Ma proprio per il respiro nazionale (se non oltre) che il Premio merita, nonché per la valenza che si vuole attribuire (l’assessore lo ha classificato tra i primi cinque in Italia …), al Vittorini andrebbero destinati sostegni e attenzioni ben maggiori. A cominciare dal patrocinio del Ministero, quello della Regione e di altri Enti ed Istituzioni nazionali e di prestigio, così come a più sostanziali sostegni finanziari e di marketing da parte di sponsor rilevanti ed universalmente affermati, ed ancora una maggiore visibilità e risonanza nei media nazionali.

Così come già scritto l’anno scorso, pur apprezzando la commemorazione dell’ideatore del premio, l’editore Arnaldo Lombardi, pur concordando con il conferimento della cittadinanza onoraria, ci sembra eccessiva e velleitaria l’istituzione del Premio per l’Editoria a lui intitolato (nonché un peso e una connotazione ulteriore a carico) del Premio Letterario a cui viene abbinato e conseguentemente collegato.

E se ci possiamo permettere ulteriori osservazioni (auspici per le prossime edizioni), la serata finale, la proclamazione del vincitore meriterebbe un taglio completamente diverso: meno spettacoli e più attenzione ai libri. C’era una terna di libri finalisti e ancora ci chiediamo cosa abbia impedito al presentatore, agli organizzatori di rivolgere una domanda agli autori sulle loro opere. Siamo ad un premio letterario e i libri scelti sono soltanto un corollario mentre sembra di essere alla festa di Confcommercio o al gemellaggio con la città di Alessandria (con tutto il rispetto). Perché non parlare di quei libri? Perché non si intervistano gli autori presenti? (perché l’ha scritto, quali i contenuti, da dove nasce …) Perché non si intervistano i lettori? (Perché lo ha votato, cosa gli ha trasmesso?) Perché non si intervista un libraio? Come è possibile che con tre autori presenti e tre libri finalisti, a loro nella serata finale non è stata data parola, immagine, racconto, traccia? L’unica frase (o quasi) che abbiamo ascoltato da Michele Ainis (Disordini), Giosuè Calaciura (Io sono Gesù) e Antonella Lattanzi (Questo giorno che incombe) è stata più o meno: “Ortigia è bellissima, sono contento di essere qui…” Stop. Subito dopo il microfono (e l’attenzione) è passato ad altro.

Ecco, questa assenza (autori, opere, librai, lettori coinvolti nell’evento) nella serata del 4 settembre l’abbiamo percepita, così come il mancato coinvolgimento della Città (gli scrittori, i librai, i lettori locali) e ci auguriamo vivamente che in futuro si riesca a trovare il filo per cucire un legame reale tra il Premio e la Città (i cittadini/lettori e gli eventi letterari locali) che di Elio Vittorini vanta i natali.

Pubblichiamo a margine una dichiarazione della libraia Marilia Di Giovanni, intervistata in merito al prossimo Book Festival:

“ … Posso solo dire che al Premio Vittorini non hanno pensato di coinvolgere l’unica libreria storica della città dove Vittorini era cliente e autore durante la sua permanenza siracusana poiché aveva un rapporto stretto col libraio editore, mio nonno. Noi negli ultimi cinque anni abbiamo ricordato da soli questo grande scrittore con le “Maratona Vittorini” in ricorrenze della sua morte a febbraio … gli organizzatori del Bookfestival ci hanno contattato per tempo per fornire i libri delle presentazioni che si terranno a piazza Minerva. Come sempre una città al rovescio, dove il forestiero ci apprezza comprendendo la nostra peculiarità e il siracusano ha un atteggiamento ambivalente …” 

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