Di piste ciclabili, di piazze colorate. Di disinformazione e voglia di denigrare. A prescindere.

Triste e sconsolante constatare quotidianamente come si stia perdendo il buon senso, la ragione, l’accortezza a vantaggio della presunzione, dell’arroganza. Facebook sta sovvertendo  i rapporti tra vero o falso, giusto o sbagliato, buono o cattivo. In questa piazza virtuale (ma non troppo) vince chi non è competente, informato o esperto ma chi la spara più grossa suscitando il plauso della pletora di ammuccalapuna. L’istinto, la rabbia, il rancore, l’invidia la fanno da padrone sullo studio, sulla informazione, sulla fonte. L’obiettivo è di “dare addosso” sempre e comunque, ed è diventato lo sport più diffuso e praticato.

L’alternativa è combattere e resistere contro questo andazzo oppure mollare, abbandonare e restare nel proprio mondo e costruirsi i propri recinti. Ma i combattenti sono sempre di meno e gli stimoli sempre più scarsi. È un lavoro duro e qualcuno lo deve pur fare.

È capitato (ma giusto per fare pochi  e recenti esempi) in occasione dell’abbattimento degli alberi a piazza Adda (poi sostituiti con specie più adatte), con le navi in ricovero al porto, con la pista ciclabile, con il treno per fontane bianche, per il campo profughi a Cassibile, per la Ztl e le navette gratuite per Ortigia. Ora è la volta della zona pedonale e colorata in piazza della Repubblica. In generale capita ogni qualvolta si propone un’iniziativa, si realizza un progetto, si propone un cambiamento. Non si conosce il progetto, non si capisce l’obiettivo, non si aspetta la fine dei lavori ma intanto non possiamo fare a meno di far partire la macchina del fango o del disprezzo o del dileggio e dello sberleffo. I like sono assicurati, il seguito del popolo ammuccalapuna garantito. È facile, funziona, dà visibilità.

È Facebook, bellezza!

Ma è così difficile pensare prima, riflettere, verificare? Ma come si può arrivare a considerare che le cose vengono realizzate perché uno si alza la mattina e impazzisce? Che dietro ogni delibera non ci siano disposizioni (nazionali o ragionali) a cui adeguarsi? Che si dà seguito a obblighi di Legge? Che si ricevono soldi per “quel progetto specifico” altrimenti si perdono? No. Non soltanto la zia Pippina di Mazzarrona e il fruttivendolo ambulante (con tutto il rispetto) cadono in questo giochetto ma anche brillanti menti pensanti e ambiziose. No. La regola aurea intanto è sollevare il polverone, salvo, però, complimentarsi con le altre Città quando queste realizzano progetti innovativi e coraggiosi.

E ironia della sorte, proprio face book mi riporta il ricordo di ciò che pubblicavo l’anno scorso come oggi e che mi fece perdere amicizie che ritenevo al riparo da rischi:

“…Bravo Alessandro.  Anche io ero perplesso per le critiche sempre e comunque, telecomandate e spinte da personali risentimenti che niente c’entrano con l’oggetto da discutere. Ma può essere che i siracusani siano tutti esperti di crociere, di porti, di inquinamento, di piste ciclabili, di progetti, di centri storici, di turismo, di calcio, di ristorazione, di musei, di filosofia, di bilanci, di fecondazione in vitro, di come tagliare i pini, di cani e gatti, di politiche sull’immigrazione e di legislazione europea? Ma può essere che sono sempre gli stessi a sapere tutto su tutto? Ma porca zozza ma c’è ne fosse uno che prima di sbraitare si informi, legga le carte, aspetti la fine, si affida a chi ne sa di più. Ma sono solo io ad essere prudente e a documentarmi prima di spararle? Ma caxxo di fb fati passari u piaciri, ma ci fosse un argomento di cui almeno una volta si tacesse perché non di competenza. Che città di poveracci, che pena a leggere certe intelligenze sprecate giusto per avere qualche like..”

(26/8/20)

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