Il Sindaco di Melilli ha preso l’iniziativa di promulgare un’ordinanza contingibile e urgente che ha per oggetto il protocollo di legalità per il contrasto degli incendi dolosi e delle agromafie.
Troviamo interessante che finalmente non si usa il fuorviante termine “piromani”, a volte strumentalmente usato dai media, ma si parla specificatamente e realisticamente di incendi dolosi, altrimenti non si spiegherebbe il contestuale innesco in otto punti diversi (come ha, recentemente lucidamente descritto il Sindaco di Gangi), spesso in zone irraggiungibili con i mezzi stradali (cave, dirupi, impluvi), molte volte in zone demaniali e in aree protette e Riserve Naturali e varie volte i roghi sono innescati di notte.
Detto ciò, ci permettiamo di osservare che tale Ordinanza prevede un divieto di pascolo nelle aree bruciate per almeno di due anni e poi “sulla base delle informative e segnalazioni provenienti dagli altri pubblici uffici interessati, di adottare apposita determinazione dirigenziale con l’individuazione delle aree interessate dai fenomeni incendiari” (sempre dall’Ordinanza).
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Fermo restando il ritenere che l’iniziativa sia stata presa in buona fede e per “consentire una svolta deflattiva al fenomeno, quantomeno sotto il profilo simbolico e di pianificazione e custodia del territorio” (così dal testo dell’Ordinanza), ci permettiamo di osservare che tale ordinanza fa riferimento, giustamente, all’importante legge nazionale 353/2000 che, come recita un puntuale dossier di Legambiente Nazionale, nei Comuni italiani dove è stata adottata, ha registrato una forte riduzione dei roghi. La legge 353/2000 stabilisce, infatti, che:
- le zone boschive e i pascoli i cui soprassuoli bruciati non possono avere una destinazione diversa da quella precedente all’incendio per quindici anni,
- è vietata per dieci anni la realizzazione di edifici, strutture e infrastrutture finalizzate a insediamenti civili e ad attività produttive.
La Coldiretti Nazionale, recentemente, ha proposto addirittura di estendere tali termini.
La procedura amministrativa della Legge prevede di individuare le particelle catastali interessate agli incendi (mappatura) e che i Comuni debbono provvedere al censimento, tramite apposito catasto, dei soprassuoli percorsi dal fuoco potendosi avvalere dei rilievi effettuati dal Ripartimento Forestale.
Sorge spontanea la domanda: visto che nell’ Ordinanza del Sindaco di Melilli è previsto comunque che bisogna agire “sulla base delle informative e segnalazioni provenienti dagli altri pubblici uffici interessati, di adottare apposita determinazione dirigenziale con l’individuazione delle aree interessate dai fenomeni incendiari”, tale Ordinanza potrebbe accorciare i termini di intervento? O sarebbe meglio seguire l’iter previsto dalla legge 353/2000 che, fra l’altro, una volta in essere, vincola i terreni bruciati per un numero maggiore di anni?

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