Green pass per siti e musei: incremento di visitatori dal Bellomo agli scavi di Pompei. Ma a Siracusa c’è chi dissente

All’inizio è stata la comunicazione data dal Museo Egizio sul proprio sito agli aspiranti visitatori della necessità di munirsi obbligatoriamente di Green Pass (tranne che per i bambini sotto i 12 anni e i soggetti con certificazione medica di esenzione dal vaccino) a partire dal  6 agosto a dare la stura a una valanga di oltre duemila commenti sui social, in prevalenza positivi ma con una nutrita minoranza  di voci fortemente contrarie che sparavano forte contro “l’eterna dittatura”, la “carta verde vergogna di questo paese”, le “discriminazioni prima nella scuola e ora nella cultura”.

Uno dei messaggi più significativi, perfetta sintesi del pensiero di molti di questi cittadini sedicenti libertari, “il corpo è mio e decido io quel che c… farne”, incuranti del fatto che tra le libertà di cui gode l’individuo in una società complessa come la nostra non è contemplata quella di infettare a piacimento gli altri e quindi di impedire agli altri di fare del loro corpo quel che c… intendono farne, senza tenere conto, aggiungiamo, anche della necessità sociale di avere a disposizione strutture sanitarie il cui carico di lavoro e la capacità di accoglienza devono essere controllate e ottimizzate per far sì che mantengano un’adeguata capacità funzionale.

Qualcuno, come gli innamorati traditi, aggiungeva “Molto male, peccato volevo venire, mi accontenterò delle immagini on line ma spero che si riducano i visitatori”.

Con queste premesse ero predisposto a nero pessimismo la mattina del 9 agosto quando su SKY, nel notiziario del mattino, comparve la faccia simpatica e trasudante intelligenza e cultura classica di Gabriel Zuchtriegel, quarantenne neo direttore italo-tedesco degli scavi archeologici di Pompei, uno dei più importanti siti archeologici d’Italia e del mondo. Interpellato dalla giornalista per dare chiarimenti riguardo all’impatto del Green Pass sugli accessi all’area archeologica di Pompei, Zuchtriegel, in un italiano invidiabile, spazzava in un baleno tutte le mie paure e i neri umori rivelando “Noi abbiamo avuto un boom di visitatori: lo scorso fine settimana 31 luglio – 1 agosto abbiamo registrato 11.034 ingressi, questo fine settimana 7-8 agosto 13.189 ingressi”.

L’intervistato aggiungeva “Per venire incontro ai visitatori non muniti di green pass, in seguito ad accordi con la regione Campania, abbiamo predisposto un servizio gratuito di tamponi antigenici all’ingresso che sta riscuotendo un buon successo”.

Mentre a Pompei si registrava un boom di visitatori con numeri da pre-lockdown, a Napoli il Direttore del Museo Archeologico Nazionale (MAN) Paolo Giulierini arrivava ad offrire quale “dono simbolico a cittadini e turisti presenti in città a Ferragosto”, la riapertura del Gabinetto segreto contenente 250 reperti a soggetto erotico provenienti dagli scavi di Pompei ed Ercolano, chiuso dal Febbraio 2020 e riaperto a Ferragosto grazie all’attivazione delle procedure del Green Pass.

Ero rassicurato e felice del fatto che una gestione razionale degli accessi ai musei, mirata all’applicazione puntuale delle regole e al servizio dei visitatori potesse mantenere la libertà di accedere alla conoscenza dell’arte e delle scienze, anche in un momento così difficile come quello che stiamo vivendo sicché, quando la mattina del 12 agosto ho letto la dichiarazione di Maria Gabriella Capizzi,  Direttrice del Museo Archimede e Leonardo in Ortigia, “allampai” (cioè rimasi all’unisono “ntumatu e alluccutu”).

Lo stordimento è stato grande perché l’enfasi era quella dei momenti più gravi in cui si decidono le sorti dell’umanità, ma il costrutto non aveva il dono dell’immediata comprensibilità: “Questo spazio nel cuore di Ortigia, crocevia di popoli e storia, è ispirato ai principi universali di ogni luogo di cultura e di Archimede e di Leonardo in particolar modo, ovvero la condivisione e l’orizzontalità dei propri beni e del proprio sapere e non si può rendere, in un modo o nell’altro, un rilevatore di gerarchie tra ammessi e non ammessi. Se ciò è destinato ad accadere sono pronta perfino a chiudere”.

Maria Gabriella Capizzi rassegnata a chiudere! Nella modestia delle mie conoscenze sintattiche solo questo riuscivo a comprendere. Quella stessa direttrice che a dicembre 2020, dalle pagine della rivista Notabilis, volitiva e razionale, diceva “L’unica crisi minacciosa è la tragedia di non voler lottare per superarla”.

La Direttrice di ferro che aveva affermato “Se avete un’idea, una startup, mai come ora troverete terreno fertile laddove prima avete incontrato resistenza. E allora fate di questo momento il più forte strumento di distruzione dei grandi ostacoli, una volta impossibili da abbattere”. E mentre leggevo queste parole con la fantasia vedevo la direttrice Maria Gabriella volteggiare sulla cavea del Teatro Greco, nuova vestale dell’ardire e dell’osare umano e scandire parole destinate a rimanere scolpite nella millenaria pietra del colle Temenite.

E siate veloci come fulmini perché dovrete passarci in mezzo. È questo il giorno, ora è il momento. Siate audaci e usate l’immaginazione, tutti noi possiamo essere innovatori. Non si può uscire oggi da un’apocalisse del genere ritornando alla vita di prima e mettendosi alle spalle quello che abbiamo vissuto nelle settimane scorse”. Una donna forte, propositiva e audace, era sul punto di mollare abbattuta da un crudele nemico “il Green Pass”, il temibile strumento in grado di creare “gerarchie tra ammessi e non ammessi”.

Mentre rischiando di essere scambiato per il classico “intellettuale dello scoglio”, come usa dirsi in certi ambienti, mi chiedevo quali potessero essere le cause alternative di queste difficoltà del museo Archimede e Leonardo (un’offerta culturale da rimodulare? la stagione estiva nella quale i visitatori prevalentemente in età scolare preferiscono l’esplorazione dei fondali marini e la costruzione di castelli di sabbia? un raccordo con gli enti locali ed eventualmente anche con gli altri musei pubblici da perfezionare?), ho avuto la felice idea di chiamare la Direttrice del Museo Bellomo di Siracusa e della Casa Museo Regionale Antonino Uccello di Palazzolo, la dott.ssa Rita Insolia. Sentivo la sua voce forte, allegra ed amichevole dall’altra lato del telefono e quasi esitavo a porle la domanda, ma facendomi forza sono riuscito a dire “Direttrice, allora è un triste momento per i musei, pare proprio che il Green Pass gli abbia inferto il colpo finale”. Con sorpresa mi son sentito rispondere “Niente affatto, carissimo, il Green Pass funziona e non condiziona affatto gli accessi”.

Confesso, nella mia “complessa semplicità” (di gucciniana memoria) di avere pensato in quel momento: “Sicuramente ora un’Autorità Culturale e/o Amministrativa del Comune di Siracusa interverrà per rassicurare e invitare a un ripensamento, magari a un approfondimento e a una valutazione più ragionata dei problemi e affermerà comunque l’irrinunciabilità a una procedura che viene applicata con successo in tutti musei d’Italia garantendo l’accesso dei visitatori”.

Una procedura ancor più necessaria e cogente nella tragica realtà siciliana di ferragosto che vede l’isola leader nella classifica dei contagi e incapace di controllare in sicurezza l’afflusso dei turisti, contare l’aumento giornaliero dei ricoveri ordinari e in terapia intensiva sempre più vicini alle soglie per l’ingresso in zona gialla e detenere saldamente l’ultima posizione tra le regioni italiane nella campagna vaccinale in tutte le fasce di età. Non ultimo avrei apprezzato anche un riferimento alla situazione complessiva della Provincia di Siracusa e della città capoluogo, ultime tra gli ultimi, dato che la vaccinazione rimane abbondantemente sotto la media regionale, magari accompagnato da un coraggioso e saggio invito alla popolazione ad accelerare le vaccinazioni per rendere più sicura la vita “sociale” e non solo dei cittadini siracusani.

Perciò, quando la mattina del 13 agosto, ho letto sui vari organi di stampa la ferale notizia nuovamente “allampai” (cioè rimasi nuovamente all’unisono “ntumatu” e “alluccutu”).

L’assessore alla Cultura di Siracusa Fabio Granata contro il green pass nei musei. L’esponente della Giunta, accogliendo lo sfogo della direttrice del museo privato Archimede e Leonardo, ha dichiarato: “Capisco l’esasperazione di chi dopo mesi di chiusura deve misurarsi con nuove difficoltà … questo obbligo risulta francamente incomprensibile”.

Sul momento confesso di avere pensato: una furbata di Granata che, a pochi giorni dalla proposta di Siracusa città della cultura per l’anno 2024, vuole lanciare un sasso in piccionaia come usa dirsi e fare presente che anche Siracusa “autorevolmente” partecipa al dibattito nazionale. Ho constatato successivamente che il dibattito sull’abolizione del green pass nei musei semplicemente non esisteva e solo due direttori di due musei privati, uno a Napoli e uno a Siracusa, hanno minacciato la chiusura. La notizia è stata naturalmente pubblicata con grande enfasi sul Secolo d’Italia, giornale letto da alcune centinaia di persone, dove Giorgia Meloni ha scritto: “Un’altra direttrice di museo si ribella alla follia del Green pass dopo il direttore del Museo Cappella Sansevero di Napoli”.

Nessuno dei Direttori di musei pubblici si è unito al dibattito in quanto tutti sono rimasti concentrati sulla ottimizzazione delle procedure di accesso e sulla ricerca di facilitazioni e servizi ai visitatori. Sulla stampa leggo, inoltre, di importanti musei privati che rimangono aperti tutto il mese di agosto come ad esempio lo splendido museo Poldi Pezzoli di Milano che, già straordinariamente ricco di reperti, propone nuove offerte come l’esposizione temporanea “Il Giardino del Paradiso”, raccolta di tappeti persiani del secolo XVI ed ha anche previsto due giornate di accesso libero per il 13 e 21 agosto.

La “sparata” di Granata potrà danneggiare l’immagine di Siracusa che si propone come città della cultura per l’anno 2024?  Spero vivamente che non abbia questo effetto ma sottolinea un problema realmente esistente.

Il problema che ha Granata con il Green: la Green Card che regola l’accesso agli USA, la Green Economy, la Green Revolution, il Green New Deal sono per Granata motivo di grave sofferenza.  Se alla TV compare Greta Thunberg alfiere della Green Revolution, Granata soffre maledettamente come e peggio di Vittorio Feltri che, alla comparsa della giovane svedese, diventa bradilalico e comincia a balbettare.

Granata è allergico al Green e perfino al verde dei semafori; fosse lui l’assessore al traffico, imporrebbe di lasciarli sempre spenti. È un’allergia che non provoca la comparsa di brutti pomfi sulla pelle e non lo costringe a grattarsi (specie in pubblico sarebbe cosa spiacevole) ma lo fa cambiare di colore, lo fa diventare proprio verde per effetto di quello che alcuni definiscono “un travaso di bile” (“abbiliatu” direbbero i nostri prozii).

Ora, se nelle dichiarazioni di Giorgia Meloni la parola più ricorrente è la follia, per Granata la parola più ricorrente è l’Anima perché quello è il suo punto più sensibile. Quale assessore alla Cultura Granata ha tanti luoghi dell’Anima ma quello che lo ispira di gran lunga di più è il Complesso Monumentale ai caduti d’Africa da lui definito “un pezzo della nostra identità”. Ora, definire un monumento voluto da Mussolini per onorare l’avventura coloniale fascista in Etiopia, Somalia e Libia, intessuta anche di stragi, di uso di gas proibiti dalla Convenzione di Ginevra e di una retorica coloniale insopportabile ed anti-storica, un luogo dell’anima può risultare per molti un boccone difficile da digerire più di quanto sia difficile per Granata accettare l’inoculazione vaccinale. Conveniamo sul fatto che sia luogo storico, che può ricordarci che Siracusa fu anche una città fascista che Benito Mussolini amava definire “la Capitale coloniale”. Da Siracusa partivano cibo, armamenti, soldati e un servizio marittimo postale per la Libia che raggiungeva anche Mogadiscio ed Asmara.

Ma un luogo dell’Anima no, almeno per la maggioranza dei siracusani. Intervistato da Il Primato Nazionale in data 9 Marzo 2021, l’assessore siracusano non risparmia sperticati elogi agli attivisti di Casa Pound, intervenuti a recuperare sulla scogliera Riviera Dionisio il Grande frammenti di marmi staccatisi probabilmente per azioni vandaliche dal mausoleo affermando: “L’azione di Casa Pound bellissimo esempio di volontariato militante”. Per Granata il Mausoleo è un luogo dell’anima perché condivide con Casa Pound gli ideali della retorica bellica e coloniale ed ammira, come è scritto sul Primato Nazionale, “il luogo che ricorda i caduti in guerra e celebra vittorie che riportano alla mente un’Italia forte, rispettata per ciò che i suoi uomini erano in grado di fare anche e soprattutto fuori dai confini territoriali”.

Ma oltre che di anima l’uomo è fatto anche di idee e annotiamo che quelle di Granata, per quanto riguarda il passato, non si sono granché evolute negli anni, mentre per l’oggi sono tutte orientate in direzione ostinata e contraria alla vaccinazione di massa. Granata continua ad agitare la bandiera della libertà individuale contro i vaccino-nazisti, invita con i suoi post i comuni cittadini a non preoccuparsi più di tanto di seguire le assurde e illiberali raccomandazioni degli “occhiuti virologi”: la mascherina, il distanziamento, l’assembramento, si fa portavoce di dubbi puerili sui vaccini genetici e coglie qualsiasi occasione per andare contro il green pass.

Lasciamo il Granata alle sue granitiche convinzioni antiscientifiche riguardo alle quali ci limitiamo generosamente a dire che non aiutano i cittadini siracusani a tirarsi fuori da questo difficile momento.   Temiamo però che, su queste basi culturali radicalmente antiscientifiche, Siracusa non riuscirà a suscitare l’interesse, il consenso e le sinergie necessarie per diventare Capitale della Cultura per l’anno 2024.

Noi abbiamo da tempo scelto la cultura del dubbio e della ricerca scientifica che è l’unica in grado di risolvere i problemi e di aiutare ad aprire nuove prospettive e vie di conoscenza alle quali è augurabile che abbia accesso il maggior numero di cittadini. E inoltre nel nostro piccolo teniamo sempre a mente le parole del mitico Albert Einstein, l’uomo che nel XX secolo ha rivoluzionato la nostra visione di tempo, spazio e gravità, che soleva dire: “Due cose sono infinite: l’Universo e la stupidità umana, ma riguardo l’Universo ho ancora dei dubbi”.

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