BORD DE L’EAU, L’URBAN FANTASY DI SALVO SALERNO

SSSSSSS… silenzio!

Non svelate il segreto! Ma quale?

Cosa non vuole che si dica, che si sveli, la bella, bellissima, ‘mbriana che quasi sembra venir fuori dalla copertina del racconto dei 27 giorni del ‘professore’  Salvo Salerno? Splendida foto, splendida interprete, splendida mise.

Trattandosi di una sorta di diario – destinato però ad essere un memoriale, a fissare su carta una vicenda che con il tempo potrebbe perdersi, che potrebbe dileguarsi come la sua protagonista (che in realtà resta, rimane al suo posto anche ora mentre scrivo… e sempre) – per ‘definizione’ deve contenere qualcosa di indicibile, di precluso agli altri, che non si deve divulgare, se non forse a quei 25 lettori privilegiati chiamati a sapere, a condividere. Perché no, a comprendere.

Forse non vuole che si dica quale mai sia la città, nobile, mediterranea, sul mare, ricca di antiche testimonianze, fiera del suo passato ma non rispettosa di esso.

E poi, quel titolo … bord de l’eau, vicino all’acqua, indica solo il luogo in cui si trova la città? Probabilmente, ma la stessa assonanza riconduce ad altro, al luogo del piacere a pagamento, anche coloro che non hanno conoscenze etimologiche.

La città è un bordello quindi. Questo vuol dire l’autore? Ma è una città che non si vuole venga identificata. Potrebbe, potrebbe essere Siracusa ma, ammonisce la formula rituale, “I personaggi e i fatti che vengono qui narrati sono immaginari. Ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti è puramente casuale”. È sufficiente questo per impedire alle sinapsi di collegare episodi, vicende, circostanze, personaggi narrati a episodi, vicende, circostanze, personaggi vissuti? Di interrogarsi di tanto in tanto su alcuni episodi, informazioni, chiedendosi se è proprio vero che sia andata così nella realtà, se il narratore ha riversato nel suo racconto fatti noti solo a pochissimi, particolari scabrosi?

Stiamo al gioco di questa urban fantasy. Sì, la città è una città qualsiasi, una delle tante del mondo dove può succedere che, nella distrazione quasi generale, si costruisca, in un’antica fortezza, un’astronave… no, no, volevo dire “un solido chiosco in legno, acciaio e plastiche colorate” sovrastato dalla torre del castello trasformata in un “faro specchiato e multicolore”. Sì, ci sono anche gli specchi.

Certo è anche, lo vuole essere, una storia simbolica, universale, dell’ieri come dell’oggi e del domani. Lo intendono gli stessi aforismi, le citazioni, che aprono ogni giornata, espressioni della saggezza popolare del Regno delle due Sicilie, di napoletani e siciliani insieme, così simili nell’arte del vivere e lasciar vivere, perché meglio non immischiarsi nei giochi complicati, meglio solo guardarla da lontano la partita dei potenti.

Man mano che ci si inoltra nella narrazione, mentre si lotta continuamente con la tentazione irrefrenabile delle identificazioni, del riconoscimento dei vari personaggi (ma per lo più l’impressione è che proprio il narratore non si impegni più di tanto in un’azione di depistaggio, e quindi la conclusione è che non è questo il segreto che si vuol mantenere), si diventa sempre più curiosi di sapere dove si vuole andare a parare, quale finale è stato preparato. E allora la tentazione è quella di andare subito alle ultime pagine, di saltare tutto per correre alle conclusioni e poi, certo, recuperare le pagine non lette.

Ma la curiosità, la fretta di sapere, viene frenata dal piacere di lasciarsi irretire, di stare al gioco, di seguire il “professore” nei suoi tentativi di raggiungere il suo scopo: quello di almeno tutelare il bene immateriale, la eterea castellana sfrattata dalla volgarità dei nuovi ‘padroni’ della sua proprietà, visto che l’altro, quello materiale, il castello dalle cinque torri sul promontorio, è ormai stato oltraggiato forse per sempre.

Cosa avrà escogitato Salerno per chiudere questo suo libello? E la trovata non è affatto male e il gioco delle identificazioni, anche se non si dovrebbe fare, riprende nel susseguirsi dei relatori invitati allo spettacolo di “evocazione” della dama con tanto di medium.

Si rivelerà la bella ‘Mbriana? In che modo? Al secondo indizio il sospetto si fa più concreto ma ovviamente non lo diciamo, sennò che sfizio c’è?

Forse a qualcuno questo conte philosophique non piacerà. Qualcuno lo troverà irritante, un po’ come il suo autore che non piace a tutti, forse a molti. Fastidioso come il professore, sempre a richiamare norme principi valori, sempre a star lì ad appellarsi al Codice dei Beni Culturali al Piano Paesaggistico alla Costituzione ..

E che diamine!!! Camurriusu e scassambrella …

Io mi sono divertita

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