Crisi al Comune/6 – La posizione di Italia Viva (intervista ad Alessandra Furnari)

Anche il PD, dopo Italia Viva, prende le distanze dal Sindaco. Che cosa è cambiato (improvvisamente?) rispetto al patto di coalizione tra le forze che lo votarono nel 2018?

Credo che nulla sia successo “improvvisamente” e che per ogni “gruppo” o partito il percorso di allontanamento dall’Amministrazione sia stato lento e ponderato. Per quanto riguarda Italia Viva occorre sottolineare che, al momento dell’elezione del Sindaco, non era ancora nata, anche se molti dei suoi iscritti o simpatizzanti, compresa la sottoscritta, hanno contribuito attivamente alla sua elezione ed hanno offerto il loro supporto ed il loro contributo anche nel primo periodo di Amministrazione. A poco a poco, però, il dialogo si è interrotto o forse sarebbe meglio dire che si è smesso di “condividere” ed “ascoltare”, quindi non ha avuto più senso restare. Per quanto riguarda l’originario patto di coalizione del 2018, credo abbia cominciato a sgretolarsi con le dimissioni di Giovanni Randazzo e che oggi, di quello splendido progetto, non sia rimasto nulla.

Nella decisione di staccare la spina al sindaco ha pesato di più Italia Viva di Garozzo o Italia Viva dell’ex Cafeo?

Se proprio ci tiene a parlare in questi termini allora precisiamo che l’ingresso dell’ “Italia Viva di Cafeo” in giunta è avvenuto con l’assessore Schembari, in un momento in cui la “nostra Italia Viva” era già insofferente (io ad esempio mi ero appena dimessa), ma abbiamo deciso comunque di prolungare il tentativo nella speranza che le cose migliorassero. Il miglioramento non c’è stato ed abbiamo “collegialmente” optato per le dimissioni di entrambi gli assessori presenti  in quota Italia Viva, se poi Cafeo abbia aderito alla decisione perché era pronto a cambiare partito dovete chiederlo a lui, a noi non l’ha manifestato.

Cosa avete chiesto di preciso al sindaco, cosa non andava più? E qual è stata la risposta ricevuta alle vostre istanze?

In parte le ho già risposto: volevamo solo che proseguisse il percorso sul tracciato indicato in campagna elettorale e nel primo periodo di amministrazione. Volevamo azioni concrete, risoluzione di problemi, attenzione ai cittadini e soprattutto a chi è in difficoltà. In cambio, invece, abbiamo visto passi indietro anche rispetto alla precedente amministrazione; personale a supporto tagliato fuori, personale interno che non riceve risposte su percorsi già avviati, un settore delicato, soprattutto in questo periodo di crisi ed emergenza, come quello delle politiche sociali, privo di una guida e completamente abbandonato a se stesso. Abbiamo visto azioni lontanissime dai principi per cui abbiamo lottato insieme, insomma il Sindaco della “Sea Watch” che improvvisamente gioisce per lo sgombero dei lavoratori stagionali a Cassibile. È evidente che la strada è cambiata. Attenzione, io non metto in dubbio che ogni scelta di questa giunta sia dettata da “principi di legalità”, ma credo anche che all’interno dei confini della legalità ci siano modi diversi di affrontare le situazioni, e che la politica a volte debba avere il coraggio di assumersi responsabilità. Riprendo il precedente esempio, se ho la necessità che sia effettuato uno sgombero, soprattutto di persone che cercano solo di sopravvivere, mi adopero per far sì che ci siano delle alternative, avvio un dialogo, come abbiamo fatto per lo sgombero del campo rom, malgrado le indicazioni dell’allora Prefetto e in un momento in cui l’allora Ministro Salvini premeva perché le “ruspe” agissero senza pietà. Stesso ordine di considerazioni e stessa responsabilità nello scegliere il modo di agire può applicarsi in tutti gli ambiti amministrativi, sempre all’interno dei confini della legalità, scusi se lo ribadisco.

Qual è la situazione nel suo partito dopo il passaggio del deputato regionale alla Lega, era nell’aria? È stato un fulmine a ciel sereno? È stata una liberazione?

In verità ho l’impressione che abbia dato nuova vita al partito. Se devo essere sincera, pur non immaginando neanche lontanamente un passaggio alla Lega, nell’ultimo periodo avevo la sensazione che l’Onorevole non avesse particolare voglia di far crescere Italia Viva, ad ogni modo credo che ormai ogni discussione sia irrilevante, siamo in fase di riorganizzazione e non abbiamo tempo o voglia di rimuginare sulle scelte di chi si è allontanato, ma solo voglia di dare nuovi stimoli a chi c’è ancora ed a chi potrebbe avvinarsi.

Adesso cosa accadrà, quali scenari si aprono? Italia Viva starà all’opposizione, collaborerà dal di fuori, cercherà un percorso comune con altre forze politiche?

Siamo all’opposizione e pronti a lavorare per le cose in cui crediamo.

Secondo lei, in assenza del Consiglio Comunale i partiti, ora a Siracusa, hanno la possibilità di indicare un percorso politico? Di incidere positivamente nella gestione amministrativa della Città? O sono fuori dai giochi e il pallino (fino al 2023) è nelle mani di alcuni movimenti civici?

Senza il Consiglio Comunale, che comunque mi pare non è ancora definitivamente escluso che possa rientrare, il percorso può certamente essere indicato, ma è molto più difficile far sì che sia seguito.

Quali carte ha da giocare Francesco Italia?  Andrà avanti lo stesso e da solo? Procederà ad un rimpasto per recuperare alleati anche fuori dal Centro Sinistra?

Questo deve chiederlo al Sindaco.

Cosa vede prospettarsi per le prossime elezioni amministrative? Quale coalizione possibile? Per Italia Viva è importante stare a sinistra o è indifferente posizionarsi  a Centro o a centro Destra ?

Credo sia ancora tutto in movimento e sappiamo bene che le elezioni amministrative sono spesso ancorate più ai movimenti civici che ai partiti; personalmente comunque, partendo dal centro, guardo a sinistra.

Considera un pericolo il rafforzamento in città e in provincia della Lega?

Io considero sempre e da sempre la Lega un pericolo, non per la sua ipotetica forza, ma per quello che rappresenta. Mi spaventa infatti il populismo che, pur cambiando vestito, ha sempre qualcuno contro cui scagliarsi, una volta erano i meridionali, oggi sono gli immigrati, domani sarà qualcun altro, ma è sempre una mentalità che conduce a lottare, non per i diritti di tutti, ma per i diritti di qualcuno a scapito di qualcun altro, sono concetti che proprio non rientrano nel mio modo di pensare. Credo però anche che molti, fortunatamente, la pensino come me e che l’eventuale effettivo “rafforzamento” del partito in città ed in provincia, non sia direttamente proporzionale ai passaggi tra le sue fila dei cosiddetti “big”, ma anche questo potremo scoprirlo in occasione delle competizioni elettorali.

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