“ … Le Sicilie sono tante, non finirò di contarle”. Nella torrida estate 2021, anno secondo della pandemia di SARS CoV-2, nella quale anche il termometro sembra ammalorato per quanto rimane inesorabilmente attaccato ai 40°C, vengono in mente le parole di Gesualdo Bufalino ma lo scenario di questa Sicilia plurale è orribilmente diverso.
La Sicilia rossa delle fiamme che divampano e avanzano senza ostacoli da Portella della Ginestra alla Plaia di Catania mentre i politici assistono allo scempio incapaci di prevenire ed opporsi al fuoco, alla violenza delle nere ombre dei piromani e dei loro mandanti e straparlano solo di pene più severe.
La Sicilia nera e maleodorante dei miasmi e dei rifiuti che intasano le discariche straboccanti di pattume putrescente e avvelenano il territorio senza controlli, in balia di cosche e gestori che hanno il lucro come unico obbiettivo.
La Sicilia gialla o che si avvia a diventare gialla, non quella delle miniere di zolfo dove si consumò l’olocausto dei “carusi“, ma quella dell’epidemia Covid-19 rinfocolata dalla variante Delta anche se i numeri impietosi di questo scorcio di estate, generati probabilmente dalla stessa arretratezza culturale e sociale, ricordano quel giallo di un passato segnato dalla povertà, dall’ignoranza e dallo sfruttamento bestiale dei minori.
L’infezione si inerpica settimana per settimana, cresce nella penultima del 63%, nell’ultima del 23%, innalzando il numero degli infetti e il tasso di positività dei tamponi schizza al 4,5%. Insieme agli infetti crescono anche giorno dopo giorno i ricoveri (oltre la soglia di rischio del 10% per il passaggio a zona gialla) mentre l’occupazione dei letti di terapia intensiva cresce più lentamente e rimane lontana dalla soglia di pericolo.
Ma questi numeri sono figli della vergogna perché se analizzati a fondo mostrano che l’80% degli infetti sono soggetti che non hanno ricevuto nessuna protezione da vaccino mentre del rimanente 20%, il 7% non hanno potuto essere vaccinati e l’8% hanno ricevuto una sola dose. Solo il 5% dei ricoverati sono vaccinati con due dosi, ospedalizzati non per la gravità delle manifestazioni cliniche che rimangono molto lievi ma per problemi di isolamento .
Questi dati estrapolati dalla realtà siciliana sono coerenti con i risultati di uno studio di ricercatori di Singapore appena pubblicato (31 Luglio) in Pre-Print. Lo studio conferma che i vaccinati con doppia dose se si infettano presentano delle forme cliniche asintomatiche o lievi e non sviluppano polmonite.
La novità è che se si analizzano le cinetiche del virus nella forma della variante Delta e della risposta anticorpale che ne viene generata, si rileva che il virus cala molto rapidamente negli infetti vaccinati con due dosi e il tasso degli anticorpi bloccanti la proteine spike e neutralizzanti cresce molto rapidamente. I vaccinati con due dosi che si infettano sono contagiosi per un periodo brevissimo e ciò rappresenta un duro ostacolo alla diffusione del virus.
Il vaccino rimane l’arma principale capace di ridurre la circolazione del virus anche se mutato nella variante Delta, il numero degli infetti e la gravità delle malattie e anche di limitare la possibilità del virus di mutare ulteriormente sviluppando nuove varianti infettive quanto e più della Delta che è stato calcolato oggi ha la stessa elevata infettività del virus della Varicella Zoster. Che il vaccino sia l’arma per sconfiggere l’epidemia i siciliani pare che non lo abbiano capito.
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Siamo i penultimi come popolazione vaccinata (49,1% con due dosi, 9,0% con una dose, la somma non raggiunge il 60% che hanno raggiunto tutte le altre regioni compresa la Calabria).
Siamo penultimi nella fascia di età over 80 dove ci resta da vaccinare il 16% mentre in Veneto, Lombardia, Toscana ed Emilia tocca vaccinare tra il 2 e 3% per raggiungere tutti gli over 80.
Siamo ultimi e per distacco nella vaccinazione dei soggetti tra 70-79 anni dove ci resta da vaccinare ancora circa il 18%.
Siamo molto indietro nella vaccinazione degli over 60 e persino del personale scolastico.
Se poi guardiamo alle performance delle provincie siciliane registriamo la sgradevolissima sorpresa di trovare la provincia di Siracusa ultima tra le provincie della Sicilia. Cerchiamo di farcene una ragione , siamo gli ultimi tra gli ultimi.
Sono dati ufficiali diffusi dal TG regionale e confermati da Francesco Alfieri della Confesercenti Sicilia e sono impietosi: solo la piccola comunità di Buscemi è ampiamente oltre il 60% dei vaccinati. Cassaro, Palazzolo, Sortino, Buccheri, Canicattini Bagni e Pachino sono di poco o più oltre il 50%.
Quindi viene Siracusa con un risultato assai deludente: il 49,64% dei vaccinati di cui solo il 42,4% con le due dosi. Dopo Siracusa (tutte sotto il 50%) vengono Avola, Augusta, Floridia, Lentini e giù giù fino ai disastrosi risultati di Francofonte: 35 % di vaccinati di cui 28 % con due dosi e Rosolini fanalino di coda con un vergognoso 27,4% (solo il 23% meno di un quarto della popolazione ha avuto la seconda dose).
È proprio il caso di dirlo: la montagna ha partorito un topolino.
Nonostante investimenti economici molto rilevanti che hanno portato in Sicilia alla attivazione di ben 95 Hub vaccinali sui costi dei quali non c’e’trasparenza perché i costi giornalieri, settimanali e mensili dei centri stessi non vengono resi pubblici la vaccinazione anti- Covid 19 in Sicilia rischia il flop ed a Siracusa appare in agonia .
Intervistato da Sky nel pomeriggio del giorno 29 Luglio il colonNELLO Musumeci sembra già timoroso prima che l’intervistatrice gli chieda un commento sui risultati della Sicilia. Quando la domanda della giornalista arriva inesorabile inizialmente argomenta sul deleterio impatto sull’opinione pubblica dei problemi di Astra Zeneca in Sicilia e poi punta il dito sui medici di medicina generale: “Da loro ci aspettavamo di più”, lasciando intendere che essi hanno tradito la causa. Non una parola di autocritica, non un dubbio, un accenno alla possibilità di avere commesso errori come quello di avere puntato solo sulla vaccinazione nei megacentri, abbracciando solo tardivamente la vaccinazione di prossimità e sottodimensionando il ruolo dei Medici di Medicina Generale che hanno tutti i pazienti registrati nei loro data base e con i pazienti hanno un rapporto fiduciario.
E dinanzi a questi risultati che ripropongono il volto di una Sicilia arretrata ed inefficiente sul punto di tornare ad avvilupparsi in una crisi economica e sociale senza fine, il silenzio assordante di tanti politici impegnati in perenni trasmigrazioni partitiche e in riposizionamenti strategici per le future elezioni (c’è sempre una elezione all’orizzonte), del tutto estranei al bene comune della Sicilia.
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Schiere di amministratori locali con in testa tetragoni assessori alla cultura, deputati regionali, persino rappresentanti di gruppi sociali sembrano giocare un’altra partita offrendo improbabili sponde alle eterogenee truppe dei No VAX sproloquiando di dittatura sanitaria e di imposizioni liberticide mentre i leader politici nazionali cui fanno riferimento firmano in Europa documenti politici con un campione di democrazia come Victor Orban primo ministro di una nazione (l’Ungheria) che non comunica ai cittadini nemmeno il tipo di vaccino anti-Covid cui sono stati sottoposti.
Leonardo Sciascia avrebbe così commentato “… È ormai difficile trovare un cretino che non sia intelligente e un intelligente che non sia un cretino (…..) e dunque una certa malinconia, un certo rimpianto, tutte le volte ci assalgono che ci imbattiamo in cretini adulterati, sofisticati. Oh i bei cretini di una volta! Genuini, integrali. Come il pane di casa. Come l’olio e il vino dei contadini “ .
In questo panorama desolante i risultati di Siracusa sorprendono fino a un certo punto. Non è mancato certamente l’impegno di tanti sanitari e infermieri, di ausiliari e volontari che sono stati certamente all’altezza del loro compito ma ancora una volta è venuta a mancare la capacità di direzione strategica, di iniziativa e di coordinamento.
Doti che non si acquisiscono in seguito a cooptazione politica ma sono il frutto di conoscenze, di esperienze, di capacità di confronto, di elaborazione di metodi di lavoro di squadra e di capacità di scelta degli uomini che devono realizzare i progetti.

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