Candidatura di Siracusa a “Capitale italiana per la cultura per il 2024” – Il Contributo del prof. Roberto Fai

È di questi giorni la notizia della candidatura di Siracusa a “Capitale italiana per la cultura per il 2024” che il Sindaco Francesco Italia ha presentato al Ministero della Cultura, secondo i criteri dei decreti di riferimento. Sono venticinque le città in gara per l’assegnazione del titolo. Il presupposto decisivo, il cardine – il fondamento – su cui si regge il riconoscimento risiede nella capacità strategica attraverso cui la città concorrente saprà presentare un “Progetto” che evidenzi un percorso di «tessitura sociale» e di partecipazione diffusa – mondo della scuola, Istituzioni culturali e della cultura, associazioni, Università, volontariato, soggetti imprenditoriali, ecc. –, quale “punto di giuntura” significativo tra la cittadinanza e l’Istituzione proponente, dando vita ad un progetto coerente di valorizzazione del territorio, dei suoi vettori economico-sociali, di innovazione produttiva, di opere infrastrutturali al servizio della collettività. Diciamo che, pur in una versione meno complessa, il Bando segue gli stessi criteri su cui si regge l’assegnazione del titolo di “Capitale Europea della Cultura”, che riguarderà – dopo “Matera 2019” – nuovamente il nostro paese nel 2033. Ed anche questo è un obiettivo a cui occorrerà lavorare.

Considerato che entro il prossimo 19 ottobre, le città in corsa dovranno inviare al Ministero il proprio “Dossier”, comprensivo di:

A) programma delle iniziative ed “eventi culturali” previsti per tutto il 2024;

B) sostenibilità economico-finanziaria del progetto;

C) quadro degli indicatori che misureranno qualità, organizzazione e raggiungimento delle finalità del progetto,

appare chiaro che entro 60/70 giorni circa va messo in campo, da parte dell’Amministrazione, una Cabina di Regia che riesca in tempi brevi a mettere “a sistema” il General intellect della città per costruire, elaborare ed ideare il “Dossier” della candidatura. I tempi sono molto stretti – e c’è agosto nel mezzo.

Va peraltro detto che anche nel giugno del 2013, dopo l’insediamento della Giunta Garozzo, nell’ambito dell’assessorato alla cultura insediato si riuscì ad animare un clima di impegno e condivisione ampio ed unitario che seppe elaborare un Dossier per la candidatura della città a “Capitale europea della cultura 2019”, presentato a fine settembre 2018. Il progetto di Siracusa fu apprezzato – pur nel quadro di limiti e criticità “strutturali” della città – ma nel 2014 la Commissione europea incaricata scelse, come noto, Matera.

Torniamo all’oggi. Limiti, difficoltà, criticità “di sistema” della città sono presenti e, peraltro, oggettivamente, appesantite dagli effetti del Covid in questi sedici mesi, tuttavia la partecipazione al Bando “Capitale italiana della cultura 2024” è un obiettivo da perseguire e attorno a cui chiamare a raccolta il cervello sociale della città.

Dovrà essere subito cura dell’Amministrazione offrire in trasparenza e mettere sul piatto la parte del “Dossier urbano” relativo a quei nodi “strutturali” e di risorse che sono in attuazione o in itinere – mobilità, riqualificazione urbane di aree nelle periferie, qualità dei servizi. È pur vero che da parte di Sindaco e Giunta è mancato uno spirito di apertura e di reale coinvolgimento politico-sociale anche di carattere “informale” con il corpo della città, per cui – insieme al vuoto del Consiglio comunale – va messa in conto la mancata ricerca di una condivisione larga ed “esterna” da coinvolgere nella stessa fase di ideazione operativa di alcune trasformazioni urbane già decise e in itinere. Non a caso, i recenti annunci di “prese di distanza” verso la Giunta Italia di partiti e gruppi politici sono anche il riflesso di questo stato di fragile relazione politica complessiva. Detto ciò, nonostante criticità urbane, sociali e politico-amministrative, lo sforzo e l’impegno per la costruzione/ideazione del Dossier per “Capitale italiana della cultura 2024” va perseguito.

Sono rare le città nel nostro paese che possono vantare vettori e codici storico-culturali così significativi come quelli di Siracusa, tali da configurare il loro genius loci nei segni di una ricca “identità plurale”, che dalla grecità giunge sino al Barocco sei/settecentesco – scandita dai tratti incisi dalla presenza cristiana (di tutt’e tre i monoteismi), poi dalle minacce barbariche, in seguito dalla dominazione bizantina, ancora nel ruolo di Capitale dell’Impero d’Oriente, poi dalla cultura araba e musulmana, dagli Svevi-normanni, dal dominio aragonese, dalla presenza spagnola, dagli Asburgo – per inscrivere la propria storia successiva nei processi politico-culturali dell’unificazione nazionale e poi nel ‘900. Con tutto il rispetto, neppure Matera è ricca di tali canoni storico-culturali, pur se è stata una scelta opportuna aver assegnato a tale città del Sud Italia il titolo di Capitale europea della cultura nel 2019. Siracusa è segnata da una singolare stratificazione materiale – vicende, architetture, figure storiche ecc. – e dall’affermarsi egemonico, sul suo suolo, di culture e popoli colonizzatori, dal susseguirsi di periodi di prestigio e di decadenza, al punto che la compresenza, a volte la giustapposizione, di “stili” architettonici così diversi condensa squarci di veri e propri passaggi d’epoca che conferiscono alla città un sovraccarico di identità. Anche se è, quasi sempre, un’identità che viene ed è venuta dall’esterno – importata – e che ha lasciato segni indelebili. Ed è questo eccesso di identità che rende Siracusa un unicum, tra le città del mondo, e che ne ha motivato il riconoscimento di Patrimonio dell’Umanità.

L’evento inaugurale della sua fondazione inscrive la città nel solco di un flusso di nuove dinamiche di espansione e conquista da parte del mondo greco, che immergeranno Siracusa – in quanto polis –, a pieno titolo, in quella dimensione ed esperienza della storia Mediterranea che, precede ed anticipa la soglia di distinzione storica che connetterà “per differenza” il ponte-polemos tra Oriente (quell’Asia-Persia, che le descrizioni greche esprimono sempre come l’espressione dell’illimite: illimitate terre, illimitati eserciti, illimitato potere del Re, contro cui la potente Atene avrebbe mosso la sua sfida egemonica) ed Occidente. Siracusa vede inscritte le ragioni e gli sviluppi della sua storia all’interno di una potente metafora assoluta (mitica, metafisica, filosofica e storico-politica), che la lega alla storia di Atene: il tema del viaggio. Il Mediterraneo – “mare tra le terre”, e pertanto arcipelago, e proprio perciò segnato dalle relazioni (certo, in dissidio come in amicizia) con le città presenti nel “mare di mezzo” – ne ha espresso e incarnato la potenza e il cuore dell’arrischio, sino al “passaggio epocale” (destinale, verso la nuova egemonia del mondo) che dopo la circumnavigazione integrale del globo vedrà, con la modernità, l’affermarsi del grande mare Oceano – spazio liscio dell’Illimite –, che porrà via via fine all’eurocentrismo del Vecchio Continente e, tra fine Ottocento e tutto il ‘900, vedrà egemone gli Stati Uniti.

Oggi, chiusa e conclusa da qualche decennio anche quella stagione del secondo Novecento, giunti, davvero, come siamo, in un’epoca globale, non solo Siracusa è in grado di poter esprimere le differenti tracce di questa pervasiva mondializzazione che sembra stringere la terra in una sorta di materiale unificazione planetaria, ma essa è, tra le città del mondo, quella che meglio e più di altre è in grado di poter condensare, esprimere, evocare e salvare la ricchezza, la pluralità dei segni delle culture e dei linguaggi – materiali e simbolici – che hanno scandito e continuano ad interrogare il bisogno di una inedita “stazione” del mondo che sia segnata da un universalismo della differenza e dal reciproco riconoscimento di culture in un’epoca destinalmente globale. Non è un caso se proprio oggi il Mediterraneo ritorna e si staglia quale cuore delle nuove contraddizioni e competizioni globali, tra grandi Imperi e lo spazio geopolitico – l’Europa – che ha inaugurato lo spirito dell’Occidente.

Ecco, pertanto, che l’idea di Siracusa – Ponte, Porta, Frontiera –, soglia di passaggio, tra Oriente ed Occidente, per un ‘nuovo’ Mediterraneo nel crocevia del tempo globale, può costituire davvero la “metafora assoluta” grazie alla quale l’Italia – e con essa l’Europa politica – possa determinare e rappresentare quel contraccolpo in grado di ripensare ad un inedito Nomos/Legge della terra. Non è forse questo il tempo in cui natura e storia sono costrette a riguardarsi, stante che la biosfera vincola l’umano al suo comune e inestricabile destino, mentre il globo mostra i segni di quella entropia provocata dall’era dell’Antropocene? Solo la cultura e il pensiero possono riattivare lo spazio per corrispondere alle domande dell’oggi. Che poi, da Siracusa, si sappia corrispondere a tali domande è una “sfida aperta” che convoca tutti all’altezza delle risposte da dare per le nuove generazioni.   

 

 

 

 

 

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