“Neapolis, a un passo dal Paradiso”… ma le domande restano

Consensi unanimi alla nuova “veste” del Parco Archeologico della Neapolis. Percorsi finalmente puliti e ordinati, via la “selva” che imprigionava latomie e monumentiUna manutenzione straordinaria di certo indispensabile dopo un lungo periodo di abbandono e/o di interventi di diserbo a macchia di leopardo, spesso portata a termine grazie ai volontari o all’intervento di forze esterne, i marines di Sigonella!, o pagata da ordini professionali che tra i monumenti hanno scelto di festeggiare il loro incontro annuale.

Grande entusiasmo quindi da parte di tutti i visitatori – “Finalmente non dovremo più vergognarci di fronte agli stranieri per come trattiamo i nostri gioielli!” i commenti – e proprio per questo aveva stupito, e raccolto molte critiche, il nostro articolo che semplicemente poneva, e continua a porre, alcune domande sulle modalità della manutenzione del verde nel sito.

Domande legittime, riteniamo, dal momento che si è trattato di ripulire non un qualsiasi parco della città (ad averne di veri!), non un giardino pubblico, bensì un parco archeologico di assoluto valore e bellezza di cui la flora è parte integrante (come d’altra parte negli altri siti archeologici di Siracusa) “costituendo una presumibile testimonianza della passata colonizzazione greca”, quindi da tutelare “attentamente sia come emergenza botanica che come testimonianza storica”.

Il fascino del colle Temenite con la sua storia è ancora oggi un libro aperto dove trovare i segni di una storia dell’insediamento umano che va dalla preistoria, all’età prearcaica che precedette l’arrivo dei coloni greci, al periodo ellenistico e successivamente dall’impero romano. Luogo magico e spettacolare dalla cui sommità si può ancora oggi apprezzare la vista mozzafiato del Porto Grande di Siracusa (P. Minissale e altri)”.

L’unità “paesaggistica” della vasta area archeologica della Neapolis, in cui riunire i più importanti monumenti del quartiere, è stato il progetto del Soprintendente Luigi Bernabò Brea che, grazie al grande lavoro, al coraggio e alla forte determinazione, con i finanziamenti della Cassa per il Mezzogiorno, espropriò, tra la fine degli anni 50 e 60, i 24 ettari. Un’eccezionale opera di conservazione e di valorizzazione frutto anche della collaborazione tra la Soprintendenza e il progettista incaricato del Piano Regolatore della città, l’architetto Vincenzo Cabianca, la cui attività “ha rappresentato l’incontro operativo della pianificazione urbanistica con l’archeologia, la storia e, ad un tempo, con la geomorfologia significante della più vasta storia geologica”.

Quando qui, in passato, si è provveduto alla manutenzione straordinaria della vegetazione la Soprintendenza ha sempre operato in sinergia per lo più con la Forestale prescrivendo la supervisione di botanici qualificati ed esperti nella flora locale dell’Università di Catania. Così è stato per esempio nella primavera del 2013 (furono impiegati 26 operatori forestali con varie qualifiche, per complessive 1124 giornate lavorative) quando, oltre a “restituire ai monumenti dell’area archeologica migliore visibilità e condizioni ottimali di conservazione” (l’obiettivo principale), è stata fornita ai responsabili delle operazioni una mappa delle specie da proteggere insieme a una carta delle specie invasive che minacciavano sia la flora spontanea che i monumenti.

In quanti giorni quest’anno sono stati portati a termine i lavori? La metodologia degli interventi ha avuto quale modello quella del 2013? Sono state rispettate le direttive delle Linee guida a ciò predisposte? Si è operata “la distinzione tra specie da eradicare, da proteggere, da controllare, da rimuovere gradualmente“? A noi non risulta.

Quando, negli anni Sessanta del secolo scorso, Vincenzo Cabianca progettò le sistemazioni archeologiche dei parchi della Neapolis di Siracusa, di Megara Hyblaea, di Leontinoi, di Akre, di Tindari e di Lipari, si ispirò al concetto, allora ancora innovativo, dell’uso sociale dei beni culturali – scrive Alessandra Trigilia che per anni ha diretto la sezione paesaggistica della Soprintendenza di Siracusa – Il tessuto connettivo di verde, nel progetto di un unico grande complesso pubblico in  un’area di 240.000 mq, ha avuto la funzione di infrastruttura “naturale” tra i monumenti, oltre che di barriera visiva e isolamento dal contesto della città moderna costruita al suo intorno”.

La flora, ricchissima e per alcune presenze pregiata, intesa dunque come fattore identitario del luogo: specie arboree da salvaguardare, il giardino storico davanti alla grotta dei Cordari (nel 2013 la Soprintendenza impose solo la trinciature delle infestanti e non la potatura dell’agrumeto esistente nella latomia), specie endemiche perfettamente conservate e specie mediterranee distinte nelle varie tipologie, rarità botaniche che “crescono in aree che, non disturbate dall’azione antropica, hanno contribuito ad accrescere il valore all’area archeologica. Il clima termomediterraneo secco di Siracusa favorisce la presenza di una specifica flora che consta di oltre 200 specie tipiche delle associazioni vegetali semi naturali” – spiega la Trigilia -.

I molti studi sulla flora del sito, condotti in anni, hanno censito le specie rupestri così come la vegetazione erbacea che nasce in alcune micro zone umide, ma anche stabilito “l’indice di pericolosità per i monumenti archeologici delle specie erbacee presenti e hanno creato linee guida utili all’azione di contrasto delle erbe infestanti a maggiore invasività”. Insomma, nel caso del Parco della Neapolis, forse come non altrove, la flora rappresentaun valore intrinseco che arricchisce il sito archeologico non solo come biodiversità, ma come indicatore del trasporto in tempi antichi, da parte dell’uomo, di specie di piante che aggiungono informazione alla storia del luogo e può anche portare al miglioramento di quel paesaggio”. E proprio perché qui la flora presenta notevoli motivi di interesse per la presenza di specie rare o endemiche, indirettamente tutelate fino ai giorni nostri proprio grazie ai vincoli di tipo archeologico monumentale, sempre nel 2013 si era pensato a nuove possibilità di fruizione del sito archeologico attraverso un itinerario tematico che mostrasse, ai visitatori interessati a una conoscenza pluriprospettica, con percorsi ben tracciati, la notevole ricchezza in biodiversità del sito collegata anche alle sue vicende storiche plurimillenarie

Cosa consegue da questa ampia premessa? Semplicemente che ogni intervento di manutenzione del verde in questi luoghi deve essere equilibrato, e “rispettoso”, perché si corre il rischio di provocare danni irreparabili.

Come quindi non stupirsi, leggendo su un articolo de La Sicilia del 13 giugno scorso intitolato “Neapolis, a un passo dal Paradiso”, che il direttore del Parco Carlo Staffile ha “affidato” tali lavori alla società Aditus concessionaria (in proroga) dei servizi di biglietteria “che sarà poi rimborsata”, a quanto pare trattenendo, dalla cifra dovuta al Parco dallo sbigliettamento, la parte corrispondente alle spese sostenute?

A questo punto le domande diventano tantissime: si è trattato di un affidamento diretto? In base a quali norme? Senza neanche una parvenza di gara? Per quale importo preventivato? Di quale finanziamento si parla? Le modalità di “rimborso” sono corrette? Sono state autorizzate? Può l’Aditus, concessionaria di altri servizi al pubblico, effettuare tali lavori? Ne ha la competenza? Si possono conoscere atti e procedure?

La società si sarebbe avvalsa di esperti, a dire di Staffile: “Pulizia che ha richiesto anche l’intervento di esperti per stabilire quali piante potevano essere eliminate perché dannose e infestanti”! Una dichiarazione alla stampa che ha il sapore di una risposta “indiretta” alle nostre perplessità e di cui ci piacerebbe verificare la veridicità. Restano così, almeno per noi, aperti tutti gli interrogativi che poniamo e che non vengono certo cancellati dall’attuale maggiore fruibilità, e senso di ordine, del Parco. Indiscutibili!

 

 

Da leggere

Siracusa, la paralisi di una generazione: viaggio tra declino demografico, record di scoraggiamento ed esodo dei giovani laureati

1. Le fonti della crisi Questo viaggio nei numeri della condizione giovanile a Siracusa è …

COLLABORA CON NOI

SIRACUSA DIFFERENZIA

IL BAR SOTTO IL MARE

Migranti

homepage

Lavoro

I Diari della Quarantena

La Civetta in gabbia

La parola ai lettori

Articoli recenti

VIDEO

Commenti recenti