La salute mentale è un bene di tutti: attuare le leggi è un dovere delle istituzioni –

Appello alla mobilitazione regionale e al sit in indetto per il 30 giugno 2021 dinanzi la Presidenza della Regione in favore del funzionamento efficace della rete dei servizi per la salute mentale in Sicilia.

 Esattamente un anno fa, a Palermo, si è formalmente costituita (come ente del Terzo Settore) l’Associazione Si può fare per il lavoro di comunità. L’associazione in realtà esiste già dal 2013 in maniera informale, ma ha ritenuto di darsi una veste giuridica per potersi rapportare a pieno titolo con le Istituzioni. Tati Sgarlata, psichiatra molto conosciuto in città per il suo impegno civico e politico, ne è il Presidente e a lui abbiamo chiesto di illustrarci gli obiettivi:

Si può fare per il lavoro di comunità è una realtà a livello regionale che a oggi con i suoi iscritti (tra utenti, familiari, operatori dei servizi e del terzo settore sociale, associazioni di familiari, associazioni di volontariato, cooperative sociali) rappresenta migliaia di persone impegnate a lottare per il riconoscimento dei diritti delle persone con fragilità in salute mentale, per un lavoro nei servizi pubblici e privati più dignitoso ed efficace, per una prospettiva che vada oltre l’assistenzialismo e la ospedalizzazione della salute mentale.

Perché nasce l’Associazione?

Da anni l’impegno dei governi centrali e locali per la salute mentale è stato fortemente riduttivo. Poca assistenza domiciliare, poca rete nelle comunità locali, l’escalation di impiego di farmaci, carenti interventi per l’inclusione sociale, hanno determinato un eccesso di ricoveri psichiatrici negli ospedali e di permanenze in strutture residenziali: un circuito che favorisce la cronicità e non la ripresa e la guarigione delle persone.

A questo si aggiunge una inadeguatezza delle stesse piante organiche in atto nei servizi presentando centinaia di operatori in meno rispetto a quelle autorizzate dalla Regione perché le Asp non assumono le figure professionali che nel tempo vanno in pensione.

Cosa chiedete in particolare?

Una delle convinzioni maturate in questa pandemia è che il mantenimento e il rafforzamento dei presìdi territoriali sono decisivi per sconfiggere il Covid 19. Ciò vale anche per il complesso mondo della salute mentale. Nuove norme sono necessarie per:

  • monitorare in modo continuativo e professionale la situazione dei pazienti gravi, non di rado in condizioni di deprivazione sociale, o addirittura senza tetto;
  • sostenere le famiglie che non possono da sole fare da ammortizzatori sociali dell’emergenza, se non per periodi brevissimi, in assenza di altri supporti;
  • rafforzare l’assistenza domiciliare come modalità di lavoro privilegiata, da garantire con un approccio multidisciplinare e multisettoriale, in un’alleanza servizio pubblico-servizi sociali-terzo settore.

Vi siete incontrati con le istituzioni, cosa vi hanno risposto?

Il Presidente Musumeci, fino a ieri Assessore alla Salute e comunque responsabile dell’applicazione delle leggi in Sicilia, sollecitato da noi per un incontro non ha mai risposto così come il predecessore oggi nuovamente in carica.

Per questo oggi noi invitiamo alla mobilitazione regionale e al sit in indetto per il 30 giugno 2021 dinanzi la Presidenza della Regione in favore del funzionamento efficace della rete dei servizi per la salute mentale in Sicilia.

Cosa chiederete a Musumeci?

Noi oggi chiediamo alle Istituzioni e in particolare al Presidente della Regione una serie di interventi necessari ma assenti tra i quali se ne elencano alcuni:

  • Il reale funzionamento della Consulta regionale delle Associazioni istituita dall’Assessorato alla salute con Decreto del 22/10/19;
  • L’adeguamento delle piante organiche dei DSM con un numero proporzionale alla popolazione di figure fondamentali per i progetti di prevenzione, cura e riabilitazione. Ci si riferisce in particolar modo a psicologi, assistenti sociali, terapisti della riabilitazione, educatori e sociologi.
  • L’emanazione di un atto normativo che consideri gli SPDC (Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura) siciliani strutture ad alta attività assistenziale.. Questo comporta che per gli SPDC di 15 posti letto sono previsti 14 infermieri e 5 medici e non è prevista né la figura dello Psicologo, né quella dell’assistente sociale;
  • Che funzioni la Cabina di regia per l’integrazione sociosanitaria” che ha il compito di elaborare e proporre ai 2 assessorati alla Salute ed alle Politiche Sociali e del lavoro proposte di soluzioni per realizzare il “Servizio socio sanitario regionale” secondo il decreto del 31.07.2017;
  • La piena applicazione della Legge 328 i cui fondi per la triennalità 2012/2015, nella stragrande maggioranza dei distretti sociosanitari siciliani, ad oggi non sono stati utilizzati.
  • Di avviare le CTA per le doppie diagnosi (disagio psichico e dipendenze patologiche), le strutture riabilitative per i soggetti con DAP (Disturbo alimentare psicogeno), le Comunità residenziali per adolescenti e giovani adulti con ritardo mentale e correlati psicopatologici e comportamentali e le altre Comunità residenziali previste dal Piano Strategico del 2012;
  • L’urgente apertura della quarta REMS (Residenza per l’Esecuzione delle Misure di Sicurezza);
  • L’organizzazione della Conferenza regionale sulla Salute Mentale la cui realizzazione, prevista con cadenza biennale dal Piano Strategico Regionale del 2012, non è stata mai attuata.
  • Si richiede infine che il Coordinamento regionale per la Salute Mentale si incontri con la Consulta Regionale delle associazioni dei familiari e relazioni sui compiti ad esso assegnati: definizione priorità operative dei DSM; monitoraggio e valutazione degli obiettivi del Piano Strategico.

 

 

 

 

 

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