La commissione della Comunità Europea ha elaborato un documento che si basa sul principio Dnsh “do no significant harm” (ovvero non arrecare danno significativo) che stabilisce gli obiettivi ambientali di cui i governi dovranno tener conto. Gli orientamenti tecnici sono rivolti alle autorità nazionali per l’allestimento dei Piani di Ripresa e Resilienza. Il giornalista ecologista Andrea Turco commenta che “si tratta di una guida particolarmente importante per l’Italia, a cui è destinata la quota maggiore dei fondi del Next Generation Plan EU e cioè ben 209 miliardi di euro tra sovvenzioni e prestiti”. Gli orientamenti della Commissione Europea sono destinati ad aiutare le autorità nazionali nella preparazione dei piani per la ripresa e la resilienza
In che cosa consiste il principio di danno non significativo – Si considera che un’attività arreca un danno significativo:
- Se conduce a significative emissioni di gas a effetto serra; se, quindi, conduce a un peggioramento degli effetti negativi del clima attuale e non contribuisce alla mitigazione dei cambiamenti climatici e del clima futuro previsto;
- se non concorre positivamente all’adattamento ai cambiamenti climaticie se non rispetta la protezione delle acque e delle risorse marine al buono stato o al buon potenziale ecologico di corpi idrici, comprese le acque di superficie e sotterranee o al buono stato ecologico delle acque marine;
- se nuoce all’economia circolare, compresi la prevenzione e il riciclaggio dei rifiuti,
- se conduce a inefficienze significative nell’uso dei materiali o nell’uso diretto o indiretto di risorse naturali, o se comporta un aumento significativo della produzione, dell’incenerimento o dello smaltimento dei rifiuti;
- se lede la prevenzione e alla riduzione dell’inquinamento;
- se comporta un aumento significativo delle emissioni di sostanze inquinanti nell’aria, nell’acqua o nel suolo;
- se danneggia la protezione e al ripristino della biodiversità e degli ecosistemi;
- se nuoce in misura significativa alla buona condizione, alla resilienza degli ecosistemi e allo stato di conservazione degli habitat e delle specie.
Gli orientamenti della Commissione sono particolarmente importanti perché danno indicazioni concrete su cosa dovrà essere presentato nei Piani Nazionali di Ripresa e Resilienza. Si ribadisce, infatti, che “gli Stati membri devono fornire una valutazione DNSH per ogni singola misura dei rispettivi P.N.R.R. La Commissione ribadisce che le riforme in alcuni settori, tra cui l’industria, i trasporti e l’energia, pur avendo le potenzialità per dare un contributo significativo alla transizione verde, possono anche comportare il rischio di arrecare un danno significativo a una serie di obiettivi ambientali, in funzione di come sono progettate (tassonomia della sostenibilità). D’altro canto, le riforme in altri settori (ad esempio istruzione e formazione, pubblica amministrazione, arti e cultura) comporteranno probabilmente un rischio limitato di danno ambientale”. Allo stesso modo se si considera una misura che ha un obiettivo ambientale specifico, come ad esempio “una misura a sostegno della fabbricazione di impianti efficienti sotto il profilo energetico per l’edilizia” che evidentemente mira a mitigare i cambiamenti climatici, in tal caso gli Stati membri dovranno dimostrare l’assenza di danno significativo per gli altri obiettivi ambientali. Non basterà, inoltre, aver effettuato la V.I.A. (valutazione d’impatto ambientale) e V.A.S. (valutazione ambientale strategica) per i singoli progetti, bisognerà procedere con un ulteriore studio ad hoc. Ad esempio, quando si tratta di investimenti nelle infrastrutture, bisogna dimostrare l’attuazione delle misure di mitigazione necessarie per proteggere l’ambiente e la conformità al principio DNSH per alcuni dei pertinenti obiettivi ambientali (in particolare l’uso sostenibile e la protezione delle acque e risorse marine, nonché la protezione e il ripristino della biodiversità e degli ecosistemi). Per ogni progetto dovranno, inoltre, essere valutati gli effetti diretti e gli effetti indiretti primari. “Un esempio di effetto diretto nel settore del trasporto su strada è rappresentato dall’uso di materiali durante la costruzione della strada. Un esempio di effetto indiretto primario è rappresentato dalle previste future emissioni di gas a effetto serra causate da un aumento del traffico complessivo durante la fase d’uso della strada”. La valutazione DSNH deve inoltre considerare il ciclo di vita dell’attività durante la misura. “La valutazione dovrebbe includere la fase di produzione, la fase di uso e quella di fine vita, ovunque si prevedano i maggiori danni. Ad esempio per una misura che sostiene l’acquisto di veicoli, la valutazione dovrebbe tenere conto, tra l’altro, dell’inquinamento (ad esempio emissioni nell’atmosfera) generato durante il montaggio, il trasporto e l’uso dei veicoli, e della gestione adeguata dei veicoli a fine vita. In particolare, una gestione adeguata a fine vita dellebatterie e dei componenti elettronici (ad esempio il loro riutilizzo e/o riciclaggio di materie prime critiche ivi contenute) dovrebbe assicurare che non è stato arrecato nessun danno significativo all’obiettivo ambientale dell’economia circolare”.
Alla luce delle condizioni riportate, la grande domanda è quindi: le fonti fossili sono contrarie ai principi del danno non significativo, visto che gli impatti ambientali sono certi e la triade carbone-petrolio-gas è la principale responsabile della crisi climatica in corso? Su questo punto la Commissione scrive che “le misure di produzione di energia elettrica e/o di calore a partire dai combustibili fossili e le relative infrastrutture di trasmissione/trasporto e distribuzione, in generale non si dovrebbero considerare conformi al principio DNSH, data l’esistenza di alternative a basse emissioni di carbonio”. In definitiva deve essere considerata e valutata una buona “tassonomia” complessiva, cioè norme e regole sulle iniziative, attività, progetti.
CONSIDERAZIONE FINALE
La mia considerazione finale è questa: possiamo considerare le trivellazioni di idrocarburi fossili nella zona sud del Val di Noto un abbrivio economicamente, socialmente, ecologicamente ed eticamente negativo? Io penso di sì, poiché nel Val di Noto è fortemente avviato, da tempo (anche se in questo periodo alcuni settori sono in sofferenza per l’emergenza sanitaria, ma siamo convinti di uscirne presto) un modello socioeconomico equilibrato e vincente fondato sulle buone pratiche dell’agricoltura a basso impatto ambientale, del turismo dei “viaggiatori” (il Val di Noto ne ha una forte vocazione, infatti è inserito nell’Heritage List dell’UNESCO come Patrimonio dell’ Umanità), della filiera agroalimentare a km. zero e sulla cultura (con eventi teatrali, musicali e letterari di grande spessore). Tale esempio concreto si vuole indirizzare, ora, sull’utilizzo del risparmio ed efficientamento energetico, delle energie rinnovabili rispettose dei valori paesaggistici e, quindi verso un’evoluzione tassonomicamente sostenibile delle attività umane nel rispetto delle tradizioni storico-culturali e non più sui combustibili fossili che, come hanno ampiamente dimostrato prestigiose istituzioni scientifiche internazionali, sono una delle maggiori cause di inquinamento e di riscaldamento globale che provoca i disastrosi effetti dei cambiamenti climatici ed è una delle concause (assieme alla deforestazione, allevamenti ed agricoltura intensiva) dei devastanti incendi, in California, Australia, Siberia e delle nefaste pandemie in corso.

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