Ancora occasioni per cambiare la città. Dal 7 aprile fino al 4 giugno i Comuni potranno presentare le richieste di contributo per la realizzazione e la progettazione esecutiva degli interventi. Il DM 2 aprile 2021 – https://dait.interno.gov.it/finanza-locale/documentazione/decreto-2-aprile-2021 – ha fissato le modalità di presentazione delle domande. In ballo ci sono complessivamente 8,5 miliardi di euro, che dal 2021 al 2034 serviranno per la manutenzione e il riuso di aree ed edifici pubblici, la demolizione delle opere abusive, gli interventi di ristrutturazione edilizia degli immobili pubblici e la mobilità sostenibile.
Il contributo può riferirsi a singole opere o a insiemi coordinati di interventi, anche ricompresi nell’elenco delle opere incompiute, volti a ridurre i fenomeni di marginalizzazione e degrado sociale e a migliorare la qualità del decoro urbano e ambientale attraverso interventi di:
manutenzione per il riuso e rifunzionalizzazione di aree pubbliche e di strutture edilizie esistenti pubbliche per finalità di interesse pubblico, anche compresa la demolizione di opere abusive realizzate da privati in assenza o totale difformità dal permesso di costruire e la sistemazione delle pertinenti aree;
miglioramento della qualità del decoro urbano e del tessuto sociale e ambientale, anche mediante interventi di ristrutturazione edilizia di immobili pubblici, con particolare riferimento allo sviluppo dei servizi sociali e culturali, educativi e didattici, ovvero alla promozione delle attività culturali e sportive;
mobilità sostenibile.
Il finanziamento può essere utilizzato per la realizzazione dell’opera, ma anche per coprire le spese relative alla progettazione esecutiva. Le richieste devono riferirsi ad opere inserite nella programmazione annuale o triennale degli enti locali e rientranti nello strumento urbanistico comunale. Una volta ottenuto il contributo, i Comuni devono affidare i lavori entro 15 mesi (20 mesi per i lavori di importo superiore a 2,2 milioni di euro). Sono concessi 12 mesi in più ai Comuni che hanno ottenuto il contributo sia per la realizzazione dell’intervento che per la progettazione esecutiva. Ogni Comune può richiedere un contributo per uno o più interventi nel limite di 20 milioni di euro per i Comuni con popolazione superiore a 100 mila abitanti, capoluogo di provincia o sede di Città Metropolitana.
In un processo di cambiamento così importante riteniamo imprescindibile la partecipazione dei cittadini e dei portatori di interesse. Naturale l’ascolto della voce della propria comunità e, punto di partenza indispensabile, comprendere i bisogni di chi vive, studia e lavora in città. I metodi ci sono, utilizzati da anni per creare il coinvolgimento – e quindi una responsabilizzazione maggiore – di un gruppo di soggetti a partire dai quali costruire un discorso e un processo decisionale. Parrebbe doveroso per tutti i progetti di rigenerazione urbana, proprio perché finalizzati al miglioramento della qualità del decoro urbano e del tessuto sociale ed ambientale: è indispensabile coinvolgere le associazione, la cittadinanza nonché gli ordini professionali ecc. Ancora di più in un Comune senza Consiglio Comunale.
Il tempo anche in questa occasione c’è. Non ci sono eventuali presunti alibi, come è stato per il bando sulla qualità dell’abitare o per l’adeguamento del PUMS per il quale non è mai stato attivato un processo partecipativo. La domanda è se si intenda cambiare metodo per le tante opportunità del PNRR o della nuova programmazione.
Vorremmo ricordare all’Amministrazione che prima di un progetto di Città viene la comunità, prima della progettazione viene la co-progettazione. Siamo convinti che il miglior modo per portare innovazione sia costruire processi capaci di attivare e saldare comunità di interesse, di passioni, di pratiche e progettare insieme a esse. Perché in caso contrario, nella migliore delle ipotesi, la città cambierà attraverso progetti calati dall’alto che ancora una volta la cittadinanza vivrà come imposti; nella peggiore, che non ci auguriamo, i progetti non verranno approvati proprio per la mancanza di requisiti ormai imprescindibili: la co-programmazione e la co-progettazione.

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