Pippo Zappulla (art.1): “Se vedremo nelle azioni del governo scarsa attenzione per il Mezzogiorno, non avremo nessuna difficoltà a tirarci fuori”

Oggi è l’Ue che pensa al sud più del nostro governo e dei partiti, quasi tutti concentrati su interessi del centronord. È l’Ue che ha chiesto al governo un indirizzo più meridionalista per il recovery. È sempre essa che emette infrazioni e sollecitazioni in questa direzione. Eppure ci siamo ritrovati, anche con la formazione del governo Draghi, l’ennesima proposta di una coalizione di persone e tecnici di centronord con una sola presenza per il sud (l’on. Carfagna) che si vede forse più come simbolo di bellezza del mezzogiorno che come stratega decisiva. Sono in gioco le enormi somme del recovery e il timore è che, anche questa volta, il sud perderà l’occasione della sua ripartenza (o partenza).

Forse qualche segnale di attenzione potrebbe arrivare dalle esigue forze di sinistra e così, poiché in questo governo d’unità nazionale c’è anche Art.1, abbiamo chiesto a Pippo Zappulla, suo segretario regionale, il suo punto di vista sul futuro ormai prossimo.

L’affermo con fermezza: le problematiche del sud sono al centro di Art.1. Se vedremo nelle azioni del governo un netto cambio a sfavore del mezzogiorno non avremo nessuna difficoltà a tirarci fuori. Per il sud è previsto il 65%, eppure ho sentito dire da Franco, ministro dell’economia, che solo il 34% potrebbe andare al sud. Sono meno miliardi per il recupero della nostra degradata realtà. Qui vogliamo proteggere il diritto universale alla salute, nuove prospettive di lavoro, l’ampliamento dell’istruzione e altri diritti fondamentali. Non può prevalere un ritorno al passato.

Avete deciso delle proposte locali su progetti del recovery?

Assolutamente sì, abbiamo stilato un documento come segreteria regionale indicando dieci temi fondamentali per la Sicilia come per la nostra provincia. Per i trasporti Augusta deve diventare l’hub portuale e marittimo del Mediterraneo, ma vanno realizzate con assoluta priorità le bonifiche della rada. Sull’istruzione devono esserci investimenti contro l’arretratezza. Ci dovrebbe essere l’assistenza sanitaria differenziata sulla base del PIL, non più il mancato rispetto dei LEP (Livelli Essenziali delle Prestazioni) e la politica dei tagli lineari che hanno indebolito del Sistema Sanitario. Inoltre, un nuovo modello industriale deve vedere la luce nel SIN con la destinazione di risorse nella riconversione ecologica, sbloccando gli interventi previsti per la bonifica e il risanamento ambientale. È necessario avviare le zone economiche speciali (ZES) che nella provincia non si sono concretizzate per il ricorso alla Corte Costituzionale. L’Eni deve fare la sua parte nel SIN per la riconversione dopo i danni fatti. L’agricoltura rappresenta tuttora un settore fondamentale dell’economia siracusana. Il nostro territorio vanta produzioni di altissimo livello per quantità e qualità. Per cui è indispensabile favorire la sua modernizzazione, sostenendo tecnicamente e finanziariamente gli agricoltori. Anche la possibilità di utilizzare i moderni mezzi di comunicazione è fondamentale non è un lusso, ma essenziale per lo sviluppo culturale ed economico della nostra provincia.

Il problema dei rifiuti?

Certo, attanaglia da anni anche la provincia di Siracusa. Sui rifiuti l’unica soluzione da perseguire e subito è quella della raccolta differenziata capillare. Il territorio non può continuare a diventare un costo sociale economico e ambientale. Oggi la quasi totalità dei rifiuti finisce nelle discariche, molte delle quali private. Invece, l’obiettivo vincente è la raccolta differenziata con un sistema adeguato per il riciclo, attualmente inesistente. Gli investimenti devono riguardare il potenziamento dei mezzi, del personale, degli stabilimenti per il recupero, ecc. C’è bisogno di rifare la rete idrica che disperde acqua preziosa. Stessa arretratezza è nei sistemi fognari e depurazione delle acque (Augusta grida ancora vendetta), con la conseguenza che gran parte dei liquami finiscono in mare. Ciò cozza con la nostra vocazione turistica. Sull’edilizia popolare e risanamento urbano esiste una crisi drammatica a Siracusa. Interi quartieri sono fatiscenti. Da una parte c’è una richiesta di alloggi, dall’altra grande quantità d’abitazioni sfitte con l’assenza dei servizi minimi, del verde, di luoghi di aggregazione per i giovani. Serve un progetto che non si traduca nella creazione di ghetti, pensiamo al recupero degli edifici esistenti o demolizione per edificarne nuovi nel rispetto dei vincoli urbanistici. È fondamentale la creazione di una cabina di regia provinciale che segua costantemente l’evoluzione del Piano, che abbia i poteri e le professionalità necessarie per coordinare e seguire fino al loro completamento i progetti finanziati con le risorse del Recovery. Dobbiamo dare un impulso a investimenti sulle strutture che riguardano il porto di Augusta. Nei traffici internazionali la politica dei trasporti del Paese non deve indicare solo Trieste.

C’è la proposta di un deposito GNL ad Augusta, oggi tutti hanno compreso l’importanza di non perdere questo grande treno per il domani. Purtroppo, è la collocazione in rada che non è accettata esistendo grosse criticità. Per cui si chiede la soluzione offshore. Ma per giungere a questo risultato, per le resistenze del volerlo in rada, si dovrà giungere a un referendum. L’opinione del partito?

Certamente, se si sarà costretti a ciò è doveroso un referendum perché la popolazione possa decidere. Ma la scelta non dovrà effettuarsi in un clima di paura, deve esserci una profonda coscientizzazione e conoscenza per giungere alla decisione finale.

I rapporti fra voi e il M5S?

Spesso ci sentiamo ai vari livelli per inviti verso proposte. Penso che il fattore principale nella nostra provincia sarà da come verrà coniugato l’appello fatto da Conte che ha lanciato una possibile alleanza tra le forze progressiste per uno sviluppo sostenibile. È chiaro: c’è l’intento di trasferire il progetto su un programma che potrà svilupparsi nelle imminenti elezioni amministrative, visto che tutti noi abbiamo bisogno di costruire un’alleanza con un programma credibile e alternativo al centrodestra. In queste elezioni avremo bisogno di tutte le forze politiche progressiste, penso ai gruppi sul territorio del volontariato, il diverso associazionismo, Lealtà e Condivisione a Siracusa. Bisogna fare un salto di qualità, fare sistema in questo momento di forte consenso della destra. Inoltre, bisogna preparare fin da adesso delle candidature valide per giungere alle elezioni regionali senza troppa timidezza. C’è da affermare che Conte si è dimostrato veramente un grande leader carismatico, mancava da tempo un leader di questo livello e ciò sarà utile, ma anche altri come Speranza stanno maturando. Il lavoro qui da noi è quello di trovarne altri di qualità.

Questo porta alla domanda sulla formazione politica oggi inesistente. Cosa fare?

È un aspetto importante. Bisogna aprire un centro di formazione ma a contatto con il territorio. Noi stiamo portando dei seminari anche specifici per la conoscenza e informazione tramite le video conferenze informatiche che affrontano varie tematiche. Perché per noi è importante conoscere la storia del Movimento operaio e sindacale, le battaglie più importanti della sinistra, ecc. Ma è fondamentale anche interrogarci sul come dare aiuto alle partite iva, al grande mondo del precariato o dove sono minori le capacità di contrattazione da parte delle lavoratrici e lavoratori. La formazione sarebbe stata importante per i 5S, avrebbero avuto una prima scrematura.

Ma al di là di ciò, dell’apparire sulla ribalta politica dei M5S cosa ne pensa?

Hanno portato una ventata di freschezza e novità. Tutto ciò è stato importante e salutare. Hanno coperto spazi che la sinistra, con grandi battaglie, aveva conquistato per le fasce più deboli della società, ma che poi aveva lasciato. Però hanno il loro statuto su cui sono d’accordo in parte, mi riferisco al doppio mandato. Non si può, dopo aver formato un politico, metterlo di lato e con un altro riiniziare da capo.

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