La situazione non può che essere drammatica dopo un anno di cassa integrazione e che già conta, nella provincia, una decrescita occupazionale di oltre 10.000 unità fra commercio e turismo

In questo periodo nel settore commercio c’è stato l’effetto combinato di Covid e crollo dei consumi (a livello nazionale una perdita di circa 120 miliardi € negli ultimi 12 mesi). Ciò ha portato alla chiusura di oltre 300.000 imprese del commercio (-11,3% nel tessuto commerciale italiano – 240.000 a causa della pandemia). I settori più colpiti sono stati: abbigliamento, calzature, bar e ristoranti e turismo. C’è poi tutta la filiera del tempo libero che, tra attività artistiche, sportive e di intrattenimento, fa registrare complessivamente un vero e proprio crollo con la sparizione di un’impresa su tre. Complessivamente, nel 2020 sono andati persi 160 miliardi di euro di Pil, 120 miliardi di consumi e il 10% di ore lavorate. Inoltre, con la cura dimagrante che ha posto Draghi da parte dello Stato non ci sarà nessun aiuto alle imprese in difficoltà chiamate zombi. Oggi, la pandemia ha acuito la crisi di quelle parti più deboli del settore. La legge del più forte, chiamata con un eufemismo “regola del mercato” è quella che decide, tipico esempio la multinazionale Amazon che in questo periodo ha fatto superprofitti. Sullo specifico provinciale ne parliamo con il segretario provinciale dei lavoratori del commercio Filcams Cgil Alessandro Vasquez, protagonista di battaglie nel settore.

Qual è complessivamente la situazione dei lavoratori e del settore commercio in generale?

La situazione non può che essere drammatica dopo un anno di cassa integrazione e che già conta, nella sola provincia di Siracusa, una decrescita occupazionale di oltre 10.000 unità nei settori del commercio e del turismo. L’impossibilità della libera circolazione ha sicuramente incentivato ancora di più l’esercizio dell’e-commerce e penso che difficilmente il trend si invertirà, anche a fronte del minor potere d’acquisto delle famiglie.

Ci sono stati licenziamenti e quanti?

Il blocco dei licenziamenti perorato dal Sindacato unitariamente, e in primis dal Seg. Gen Cgil Nazionale Landini, ha arginato la perdita occupazionale che è avvenuta comunque in maniera fisiologica, ma più contenuta. Mi riferisco soprattutto ai lavoratori con contratto a tempo determinato e/o stagionali e ai lavoratori che hanno preferito l’accesso alla naspi (trattamento di disoccupazione) rispetto a mesi di cassa integrazione che comporta importi miseri.

Quali settori ha maggiormente colpito la crisi?

I comparti della ristorazione, del turismo e del commercio ad esso correlato ne escono con le ossa rotta e senza una chiara prospettiva di fuoriuscita dalla crisi.

Può aver visto o sentito d’infiltrazioni mafiose nella compravendita di catene alimentari, negozi o altro in questi momenti di crisi e di svendita.

Non ci sono state compravendite in questo periodo. Penso però che le aziende sane vadano sostenute adeguatamente per non cadere nel tranello facile dell’usura e del racket.

I lavoratori che vivono la giornata di lavoro a contatto con i clienti sono diventati insofferenti alle disposizioni covid?

I lavoratori sono il nostro primo campanello di allarme quando le prescrizioni non vengono rispettate e da parte loro c’è la massima professionalità e disponibilità all’uso dei Dpi adatti, spesso invece lamentiamo l’assenza delle forniture da parte delle aziende o che spesso sono comunque insufficienti. Per questo come Filcams chiediamo la priorità nel piano vaccinale regionale per i lavoratori del commercio dei supermercati che hanno ininterrottamente prestato il proprio servizio al pari del personale sanitario.

Registra segnali di preoccupazione tra i lavoratori?

La preoccupazione è fortissima ed è proporzionale all’avvicinarsi del sblocco dei licenziamenti. Il timore è che molte aziende possano commettere vere e proprie azioni di sciacallaggio.

Esiste più lavoro sottopagato e sfruttamento oggi nel settore?

Devo ammettere che invece noi notiamo un aumento della presa di consapevolezza da parte dei lavoratori che si è tradotto in oltre 700 iscrizioni nell’anno 2020. C’è maggiore bisogno di tutela, c’è maggiore bisogno di autodeterminazione, c’è maggiore bisogno di sindacato e noi dobbiamo farci trovare pronti e non deludere le residue speranze di chi ci dà il compito di rappresentarlo.

Ci sono stati movimenti fra le grandi aziende tra incorporazioni e fallimenti? È presente più capitale straniero?

Abbiamo assistito alle uscite di diversi gruppi stranieri da tempo radicati nel nostro territorio, basta pensare ad Auchan e Camaieu. In Italia si disinveste dopo aver sfruttato territorio e risorse ed è il gioco del mercato basato alla rincorsa del miglio prezzo.

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