Bando Qualità dell’Abitare. Roberto De Benedictis: “Sarebbe auspicabile attivare con la nostra Scuola di Architettura un rapporto più organico e più vantaggioso, anche economicamente”

Sul bando Qualità dell’Abitare abbiamo chiesto un’opinione all’ingegnere Roberto De Benedictis che non ha mai nascosto il proprio disappunto “per l’assenza, in seno all’attuale Giunta, di una visione organica del futuro della città”.

E allora, cosa pensi delle novità sul Bando Qualità dell’Abitare? Due determinazioni dirigenziali, perché due?

Riguardano entrambe lo stesso oggetto, cioè la preparazione di una Proposta preliminare per concorrere al “Programma innovativo nazionale per la qualità dell’abitare” ed entrambe riportano nella premessa, lo sintetizzo per essere comprensibile, che “il Comune di Siracusa ha manifestato interesse per le attività di ricerca sviluppate in seno all’Università di Catania dal prof. Alini, nel settore Tecnologia dell’Architettura“. Dunque, un’unica ispirazione per un unico obiettivo, certo.

Due diversi incarichi, arrivati a fine anno, con tempi strettissimi. Ma non sappiamo se questo è dipeso dal tipo di lavoro già fatto con gli studenti dal professore Alini, né su quale zona della città siano state svolte eventuali analisi. Insomma, si dovrà correre.

Non so perché siano stati dati due diversi incarichi. È certo che insieme concorrono a svolgere il lavoro che serve a partecipare al bando. Con la n. 559 si decide di individuare un professionista esterno per “dotarsi di una proposta progettuale da candidare a finanziamento” per un importo previsto di 55.585,10 euro, al netto di contributi e IVA. Il professionista potrà quindi essere scelto senza gara ma intuitivamente si evince che dovrà lavorare insieme al prof. Alini, non solo perché espressamente citato nella premessa dell’atto, ma perché con la seconda determina, la n. 560, nella quale si richiamano espressamente le ricerche del prof. Alini “per una città solidale e sostenibile”, l’incarico viene affidato all’Università di Catania, “per il tramite della Struttura Didattica Speciale di Architettura” presso il prof. Alini cui opera. Questo secondo è un incarico di collaborazione per 20.000 euro, al netto di IVA, finalizzato alla “individuazione dell’ambito di intervento, delle modalità per il raggiungimento degli obiettivi del bando, dei bisogni e delle caratteristiche dei contesti (..)”. È evidente che l’ambito di questa collaborazione è lo stesso dell’incarico al professionista, e il lavoro dovrà essere strettamente coordinato.

Il prof. Nigrelli, in una nostra intervista, ha spiegato le enormi potenzialità della “Terza Missione” delle Università, quella della collaborazione con il territorio. Si tratterebbe da parte del Comune di stabilire una relazione più organica con Architettura. In vista dei fondi del Recovery Plan non sarebbe auspicabile?

Ho letto quell’intervista e sono certo che la città avrebbe molto da guadagnare dall’istituire una relazione chiara, ampia e organica con la “sua” Scuola di Architettura. Anche in questa occasione sarebbe stato possibile coinvolgere tutte le competenze multidisciplinari presenti al suo interno che il bando richiede e che con l’incarico conferito non saranno certamente attivate.

Forse però questo avrebbe richiesto un costo più alto dei 20.000 euro della convenzione.

Certamente, ma il costo che devi confrontare è quello complessivo dei 75.000 euro, oltre contributi ed IVA, cioè poco più di 94.000 euro. Non ho elementi per entrare nel merito della cosa, ma ho fondati motivi per ritenere che, volendolo, in futuro potrà attivarsi con la nostra Scuola di Architettura un rapporto più organico e più vantaggioso, anche economicamente.

Veniamo a un altro aspetto della questione che noi riteniamo una criticità: a 40 giorni dalla scadenza del bando, la città non sa praticamente nulla dei contenuti della proposta. Possibile?

Stiamo parlando di un progetto che, se finanziato, ci darebbe 15 milioni di euro per la rigenerazione urbana e sociale di una vasta area periferica della città. Che i cittadini non ne sappiano nulla, nemmeno quale dovrebbe essere l’area interessata, lo trovo inspiegabile. Ma ancora meno mi spiego che non lo sappia nemmeno il Comune, stando al fatto che ha rimandato ad una ricerca dell’università persino “l’individuazione dell’ambito di intervento”, che sarebbe anche una scelta di natura politica.

Se il consiglio comunale fosse in carica, ne sarebbe stato coinvolto? 

Non conoscendo i contenuti del progetto, non posso dire se rivesta i caratteri di un atto di programmazione, che sarebbe stato di competenza del Consiglio. Ma attraverso interpellanze e interrogazioni i consiglieri esercitano anche una fondamentale attività ispettiva e di controllo. La loro assenza crea perciò un gravissimo vulnus al funzionamento democratico dell’amministrazione, che dovrebbe essere quantomeno attenuato da una maggiore informazione e trasparenza da parte della giunta. Ad esempio, sarebbe giusto sapere su quale area si sta lavorando, chi è il professionista incaricato, a che punto è il suo lavoro, quali i contenuti. Siamo a poco meno di 40 giorni dalla scadenza del bando.

 

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