Siracusa, capitale della Cultura Europea (2033). Il contributo di Raffaele Gentile, già assessore regionale ai Beni Culturali

Penso che le istituzioni locali nei nuovi tempi abbiano la necessità di reinterpretare il loro ruolo affidando a se stesse una missione che vada ben oltre la pur necessaria e faticosa gestione dell’ordinario. Queste istituzioni devono avere una visione più ampia che guardi soprattutto al miglioramento della qualità della vita dei cittadini, al recupero della vivibilità dei loro territori, alla creazione di nuove prospettive rispetto allo sviluppo e alla creazione di condizioni di lavoro per tutti (dalle categorie professionali agli esercizi commerciali, alle attività artigianali, alle attività turistiche e alberghiere) con una particolare attenzione ai giovani, alle donne, ai tanti possessori di capacità tecniche e intellettuali. Questo elenco, certamente non esaustivo, in fin dei conti, rappresenta quella che possiamo chiamare la “domanda” di tutti i cittadini e sicuramente anche del “popolo” siracusano.

Per quel che riguarda Siracusa, nella ricerca del bene dei cittadini, entrano in gioco tanti fattori e tante attività (la gestione delle portualità, le bonifiche nella zona industriale, l’agricoltura e l’artigianato, e tanto altro ancora) ma  il punto è che ogni area del mondo, piccola o grande che sia, ha bisogno di poter puntare su un asset vincente che la valorizzi rispetto alle altre e faccia da traino a tutto il resto, un punto di forza che la caratterizzi e possa rappresentare la principale risorsa attrattiva di quel territorio (questo è l’unico modo di essere competitivi nel mondo della globalizzazione). Nel caso di Siracusa si tratta di capire che questo asset si identifica con l’immenso patrimonio culturale e paesaggistico del suo territorio. Questa enorme risorsa, in un’area caratterizzata da un clima assai favorevole, quindi, può e deve rappresentare la carta vincente per la nostra città.

C’è un appuntamento che può amplificare la portata di questo asset e che è un obiettivo alla nostra portata: la designazione della nostra città a capitale europea della cultura. Infatti, com’è noto, assieme ai Paesi Bassi, l’Italia è stata indicata come “Stato Candidato o Potenziale Candidato” a designare per l’anno 2033 una delle due città candidate a capitale europea della cultura (ogni membro dell’UE ha l’opportunità di ospitare a turno la “Capitale Della Cultura”). Secondo le procedure previste, sei anni prima dell’anno della nomina, gli Stati membri ospiti selezionati pubblicano un invito alle loro comunità a presentare la candidatura; le città interessate a partecipare presentano successivamente una proposta, da lì poi prende l’avvio del percorso che condurrà all’indicazione definitiva. La capitale europea della cultura è una città designata dall’UE quattro anni prima dell’anno in cui sarà capitale della cultura e per il periodo di un anno ha la possibilità di mettere in mostra la sua vita ed il suo sviluppo culturale.

L’atto di candidatura consiste nella redazione di un progetto culturale di dimensione europea basato sulla cooperazione culturale e prevede un forte coinvolgimento dei cittadini anche e soprattutto in forma associata. A questo punto, appare evidente che bisogna muoversi per tempo poiché mancano pochi anni per la eventuale presentazione del progetto. Un ruolo fondamentale all’interno del progetto deve appartenere alla organizzazione di eventi e strutture che diano corpo allo stesso, puntando (come è stato più volte ricordato in altri interventi) sulla collocazione strategica del nostro territorio al centro del Mediterraneo (come già detto deve essere un progetto culturale di dimensione europea).

In quest’ottica si possono fare tante cose; ma, a mio giudizio, è opportuno lavorare su idee e progetti che rispondano almeno a due caratteristiche: a) avere la natura di progetti e iniziative che, a prescindere dalla suddetta designazione, siano già di per sé capaci di generare opportunità di sviluppo e di incremento turistico nella città, b) realizzare idee in qualche modo già strutturate o pensate con un minimo di organicità. C’è, dunque, il problema di mettere ordine in queste idee e in questi progetti (a volte ben definiti o addirittura in itinere, proposti o realizzati in parte già da qualche tempo) e dar loro una visione organica. Farne, insomma, il “progetto” voluto dalle istituzioni europee avendo in mente la “dimensione europea” richiesta.

Solo per citare alcune iniziative, ricordiamo gli “Itinerari di Ortigia Sotterranea”, il “Museo del Mare”, il “Parco Scientifico Archimedeo” (indispensabile per tradurre l’eredità della lezione archimedea, collegandola alla storia del territorio nel quale Archimede ha agito, e per ricostruire il contesto del pensiero della storia alessandrina intrecciandola all’identità materiale della città di Siracusa). Aggiungo la realizzazione del “Palazzo dei Congressi” e la “Biennale del Mediterraneo” (un evento che dovrebbe riproporre una sorta di incontro fra storie e culture del Mediterraneo, in raccordo con la Biennale di Venezia che al contrario ha sempre rappresentato una sede di confronto fra le espressioni artistiche e culturali dell’Europa Centro-Settentrionale).

Insomma, c’è molto materiale a disposizione per elaborare un progetto ampio e “alto” per una candidatura di successo. Basta crederci, alzando lo sguardo oltre l’oggi. In fondo, anche questo è il compito delle istituzioni e, se volete, della stessa politica.

 

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