Protezione Civile a Siracusa: luci e ombre di un settore essenziale per la sicurezza dei cittadini

Un vanto essersi dotati finalmente di un Piano di Protezione Civile aggiornato, ponderoso e “dinamico” – “completamente implementabile, continuamente aggiornabile e costantemente perfezionabile” come presentato dall’ex assessore al ramo Giusy Genovesi che ha molto lavorato per conseguire l’obiettivo promesso ai cittadini (ma sono continue le segnalazioni in particolare di Marco Gambuzza del PCI locale che, nelle sue quotidiane perlustrazioni in bicicletta, denuncia con video lo stato di abbandono e l’ “insicurezza” dei vari “punti di raccolta” dove i cittadini dovrebbero convergere in caso di calamità) – e una criticità quasi storica: l’area attendamenti e del COC, centro operativo comunale, cioè, per intenderci, la cabina di regia delle operazioni di soccorso nel caso di un qualsiasi evento disastroso.

Un’area, lasciata al degrado, dove i lavori procedono a singhiozzo, sulle cui condizioni le forze di opposizione alla Giunta Italia, come già accadeva con quella del sindaco Giancarlo Garozzo, ritornano quasi a turno, periodicamente, con note critiche, chiedendo per lo più di conoscere quale sia la causa dell’inerzia della Pubblica Amministrazione. Ultimo in ordine di tempo il comunicato dell’ex deputato regionale Enzo Vinciullo che, da assessore comunale con delega alla Protezione Civile e alla Ricostruzione post-sisma, ha curato la redazione del primo Piano di Protezione per la città nel 2004 e il successivo aggiornamento nel 2011, oltre ad “inseguire”, come dice, i finanziamenti che, pur stanziati, non si riuscivano ad utilizzare.    

“L’Area Attendamenti e Containers e la Sede Comunale della Protezione Civile sono fermi da oltre due anni con un ritardo complessivo di 5 anni rispetto alla consegna programmata delle due strutture nel 2015 – ha scritto nel comunicato -. La Regione Siciliana, nel luglio del 2019, ha impegnato e liquidato oltre 200 mila euro per il pagamento del S.A.L. n.12, cioè l’ultimo avanzamento dei lavori, cosa è accaduto da allora? Tra l’altro l’area, una volta adeguatamente sistemata, potrebbe essere utilizzata, in genere, per varie attività economiche, ludico sportive, eccetera”. Secondo Vinciullo il rischio imminente è che, nell’ormai prossima rimodulazione dei fondi della legge 433, Catania possa farsi accreditare le somme non spese da Siracusa con grave danno per la città.

In realtà, già nel corso delle giornate sulla Citta Educativa, nell’incontro con l’attuale assessore al ramo Sergio Imbrò, si è accennato al problema di queste opere ferme da tempo come a uno di quelli particolarmente a cuore all’assessore. “Una delle mie prime azioni, appena assunto pochi mesi fa l’incarico, è stato quello di informarmi sulle cause di tali ingiustificabili ritardi e di procedere a un sopralluogo – ha detto Imbrò, da sempre impegnato personalmente, da volontario, anche nelle attività della Protezione Civile oltre che di altre associazioni –. Mi sono subito relazionato con i funzionari che se ne sono occupati nel tempo e soprattutto con il referente regionale, l’architetto Biagio Bellassai. L’Ufficio di Direzione Lavori ha già in corso di completamento la stesura della terza perizia di variante redatta in conseguenza degli interventi necessari sia al miglioramento di alcune previsioni progettuali che al necessario aggiornamento della parte impiantistica dovuta alle norme subentrate nel corso degli anni. Aggiornamenti determinati proprio dai ritardi, a volte di due anni, per l’erogazione dei fondi da parte della Regione, e non per cause imputabili al Comune. Per i costi di tale variante, di cui anche il Dipartimento Regionale è stato informato, è stato già predisposto il computo metrico, quindi entro pochi giorni la Regione avrà ogni elemento per procedere all’ulteriore finanziamento e i lavori potranno riprendere. Vorrei rassicurare tutti sul fatto che la realizzazione di queste opere è tra le mie priorità”.

 

Un iter lunghissimo quello della realizzazione del nuovo centro operativo della protezione civile già a partire dal tempo richiesto per gli espropri dell’area sulla statale per Floridia – in origine un’estensione di circa 90mila mq individuata nei pressi dello svincolo autostradale anche per poter servire, in caso di necessità, agli abitanti dei comuni viciniori -, espropri cui hanno fatto seguito cause civili e amministrative per indennità ritenute dai proprietari troppo basse.  “Le indennità sono state rivalutate di molto, di troppo. Se fossi rimasto assessore avrei resistito per il Comune fino in Cassazione” commenta Vinciullo. “Quale somma si è probabilmente spesa?” gli chiediamo. “Almeno tre milioni e mezzo di euro” risponde.

E lungaggini si sono registrate anche per i finanziamenti. Tra il 2004 e il 2005 i primi decreti: di circa 2mln 580mila per il centro operativo (dicembre 2004) e di 5mln 680mila per l’area attendamenti (settembre 2005). “Ma le opere non sono poi partite e, così come si rischia ora, la Regione ha revocato il finanziamento. È seguita una fase di interlocuzione tra Regione e Comune durata quattro anni – ricorda Vinciullo – alla fine della quale il Comune ha ceduto alla Regione circa 7mila mq per la sede della Protezione Civile e i due progetti sono stati unificati in uno solo con sette mln di euro circa, somme ridotte rispetto a quelle precedenti. Ancora da assessore comunale (a titolo completamente gratuito, specifica l’ex deputato) ho di nuovo recuperato queste somme nel 2011, non senza essermi opposto all’intenzione di affidare l’appalto non all’Urega di Siracusa, come poi è stato, bensì di Agrigento”.

Con l’amministrazione Garozzo, assessore alla Protezione Civile Maria Grazia Cavarra, nell’ottobre 2013 i lavori per l’area containers vennero finalmente consegnati (un ritardo attribuito all’Ati che si era aggiudicata la gara “per documentazione non presentata per tempo”, si scrisse) e avrebbero dovuto terminare, almeno quelli, entro due anni – “Chiusa la fase della programmazione, adesso monitoreremo costantemente l’andamento dei lavori e i tempi che devono assolutamente essere rispettati” dichiarò l’assessore – , ma così non è stato. 

Finora la somma già spesa per predisporre l’area ammonta a circa due mln e mezzo ma sembra che il pozzo sia senza fine e le varianti per risolvere “problemi tecnici” continue, prova si direbbe delle criticità geomorfologiche di questi terreni come da sempre segnalato. “Ma la relazione dell’Università di Roma aveva rassicurato su questo versante – conclude Vinciullo -. Certo in vista di una bassa edificazione e in questo senso dovrebbero riflettere coloro che hanno deciso di collocare qui il nuovo ospedale che sarà di ben altro impatto sulla zona”.

 

 

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