FERNANDO LAZZARINI, IL SALUTO DEGLI AMICI

Il 2021 a Siracusa inizia con una triste notizia: la prematura scomparsa di Fernando Lazzarini, ex funzionario (disegnatore) della Soprintendenza ai BB.CC., ma soprattutto appassionato conoscitore della storia e dei beni archeologici della Città. Il suo nome non era tra quelli molto noti in città ma la sua scomparsa lascia un vuoto incolmabile nell’ambiente culturale in cui operava e tra tutti quelli che lo hanno conosciuto. Formalmente aveva la qualifica di “disegnatore” ma le sue mansioni e funzioni erano molteplici, le sue competenze vastissime. Fernando ha “svezzato” generazioni di archeologi, di studenti, studiosi e di professionisti. Illustri docenti di archeologia e direttori di musei lo trattavano alla pari e con molto rispetto. A lui si devono i risultati di tante campagne di scavo. E noi de La Civetta abbiamo sentito il dovere di dedicargli un omaggio, pubblicando prima il ricordo di Luigi Regalbuto, suo amico e poi collega in Soprintendenza e, a seguire, alcune testimonianze affidate a Facebook

 La notizia della morte di Fernando Lazzarini è stata la prima novità che questo nuovo anno ci ha portato. Nonostante fossi a conoscenza delle sue reali condizioni di salute, non si è mai preparati a ricevere una notizia così triste.  Se dovessi utilizzare pochi aggettivi per descrivere Fernando direi: scherzoso e ironico nel privato, serio e determinato sul lavoro.

Con Fernando ci legava una profonda amicizia. Ci conoscevamo da ragazzi, lui era lo zio, quasi coetaneo, di un mio compagno di scuola. È stata un’amicizia che si è sviluppata e rafforzata nel tempo, da Siracusa a Firenze durante il periodo dell’università e successivamente a Siracusa con l’attività lavorativa di entrambi presso la Soprintendenza ai Beni Culturali e Ambientali.

Fernando era un ragazzo del tempo, magro, con i capelli lunghi, quasi “allampanato”. Quando l’ho conosciuto io, all’inizio degli anni ‘70, lui già collaborava con la Soprintendenza, e questo in me suscitava una certa curiosità in quanto spesso ci raccontava degli scavi archeologici a Naxos, o a Lipari (allora la Soprintendenza era soltanto “archeologica” e aveva competenza per tutte le 4 province della Sicilia Orientale, era un’Istituzione molto prestigiosa) oppure dei ritrovamenti o addirittura della partecipazione a campagne di scavi in Grecia con l’Università di Catania.

Nei giorni di libertà dai suoi impegni di lavoro, c’erano d’estate le scappate in moto al mare, le partite di calcio il sabato mattina, ricordo che era dotato di un agilità unica, era il portiere della nostra squadra, lo chiamavamo il gatto. L’ironia e la tendenza allo scherzo hanno sempre accompagnato tutte le stagioni della nostra amicizia adolescenziale.

A un certo punto a Firenze, durante il mio periodo universitario, è arrivato Fernando. Era stato designato a far parte di un’equipe di architetti e restauratori predisposta dopo il terremoto del Friuli (’76) per la salvaguardia dei monumenti friulani.

(Proprio in relazione a quest’incarico, nel 1999 Fernando ha ricevuto un altissima onorificenza conferitagli dal Presidente della Repubblica su indicazione del Ministro dei Beni Culturali: Benemerito della Cultura e dell’Arte).

Nei giorni lavorativi stava in Friuli e il fine settimana ritornava a Firenze, sede dell’equipe lavorativa. Non essendoci all’epoca una foresteria, quando stava a Firenze alloggiava a Palazzo Pitti nell’appartamento della Regina. Mi raccontava che qualche volta capitava che qualche turista si perdesse tra le stanze del Palazzo e per sbaglio andasse a finire nel suo alloggio trovandolo in pigiama e allora il suo alloggio venne spostato in una casetta all’interno del Giardino di Boboli. Durante il periodo fiorentino poteva anche capitare di ascoltare Fernando parlare toscano, e chi ha conosciuto Fernando è autorizzato a ridere perché era uno spettacolo di una comicità unica.

Dopo Firenze, ci siamo rincontrati a Siracusa, dove per molti anni abbiamo svolto attività comuni, presso la Soprintendenza ai Beni Culturali.

Fernando, che cercava sempre di passare inosservato, era una persona dotata di grande intelligenza, estremamente curioso e pieno di interessi come la fotografia, la ceramica e naturalmente l’archeologia, la sua più grande passione.

Era dotato di un grande intuito e dalla capacità di saper leggere ogni segno del terreno, possedeva una vasta conoscenza topografica di Siracusa antica ed era in grado di mettere in relazione stratigrafie di punti della città anche lontani.

Lo contraddistingueva una grande autonomia di pensiero e, come lui stesso sosteneva, era libero da preconcetti che troppo spesso condizionano le considerazioni dell’archeologo. Aveva la grande abilità di saper guidare la persona con cui stava collaborando nell’interpretazione dei segni sul campo e dei reperti rilevati. Durante i lavori di scavo archeologico era rigorosissimo con sé stesso e anche con gli altri. Per lui lo scavo archeologico era sacro. Toccava con grande rispetto il terreno e i reperti che esso restituiva. All’interno della Soprintendenza, ha coperto un arco temporale di lavoro vastissimo: le prime esperienze addirittura in veste di collaboratore esterno con Bernabò Brea, in seguito ha collaborato con la Pelagatti da cui ha tratto grandi insegnamenti, poi con Voza nel periodo della maturità, in seguito con Muti, Ciurcina ed altri.

Ha sempre offerto il suo fattivo contributo e la sua disponibilità a chiunque ne avesse avuto bisogno, in particolare aiutava tutti quegli studenti che a lui si rivolgevano alla scoperta di quel mondo fantastico e affascinante quale può essere l’archeologia.

Un amico alla notizia della sua morte mi ha detto “Fernando era una persona che anche se poteva stare due passi avanti, preferiva stare un passo indietro”, ecco questa frase penso racchiuda la perfetta descrizione di Fernando. Di aneddoti con Fernando ne potrei raccontare a decine, ne racconto uno breve che ci aiuta a capire la sua estrema modestia.  Aveva appena ricevuto l’incarico di accompagnare, un famoso professore universitario di Storia dell’architettura greca, in visita a Siracusa con i suoi studenti per apprendere l’architettura dei suoi monumenti. Giunti sul posto (non dico di quale monumento si trattava) il professore inizia ad esclamare che ai suoi occhi era tutto chiarissimo e dava minuziose spiegazioni ai suoi studenti che ascoltavano ammirati. Tutta la teoria del Professore si basava prevalentemente sulla posizione di due blocchi di pietra. Quando Fernando mi raccontò la vicenda mi disse “Gigi ma come avrei potuto dire in quel momento che quella teoria era tutta sbagliata in quanto i due blocchi non si trovavano nella posizione originale, ma erano stati messi lì dove li vedeva in seguito? Che figura avrebbe fatto con i suoi studenti.”

Da pensionato ha continuato ad occuparsi di storia e archeologia, era affascinato dalla rilettura critica dei monumenti siracusani, capitava che studiando trovava qualcosa di nuovo, mi telefonava “Gigi novità, incontriamoci ti devo parlare”. E ogni volta era una nuova avventura.

Ecco questo è quello che mi mancherà di Fernando, un grande amico, vero e sincero. Ma allo stesso modo mi mancheranno anche quelle lunghe passeggiate sempre alla ricerca di nuovi ruderi da scoprire. Chissà, adesso probabilmente avrà modo di scoprire tutti quei tasselli di quel puzzle che era Siracusa antica e che mancavano nelle sue ricostruzioni.  Buon viaggio amico mio.

Luigi Regalbuto

Lazzarini a Creta, Campagna di scavo 1970

Caro Fernando, ogni volta che ci incontravamo in un qualsiasi luogo di Siracusa, le nostre chiacchierate non duravano mai meno di 90/100 minuti.

Conoscendoti da più di 40 anni sapevo come farti “parlare”: bastava che ti indicassi un punto del luogo dove ci trovavamo e tu diventavi un “vulcano”. Ogni tua parola era una gemma preziosissima, una enciclopedia al tuo confronto diventava un “Bignami” qualsiasi. Piazza Duomo, Artemision,  Apollonion, piazza Archimede, piazza della Vittoria, parco della Neapolis, Ospedale, piazza Adda, Cittadella della sport, Ginnasio romano, Tempio di Zeus. Non c’è stato un angolo di Siracusa di cui non mi raccontavi tutto. L’ultima volta che ci siamo incontrati ricordo ti chiesi di dare delle lezioni a noi guide turistiche e tu contentissimo mi dicesti che dovevamo coinvolgere anche il dr. Voza. Ci siamo lasciati con la promessa che appena ritornata la normalità avremmo dovuto vederci per organizzare il tutto. Adesso le lezioni di Archeologia le farai sicuramente agli angeli così anche loro conosceranno le bellezze della nostra amata Siracusa. Ciao Fernando.

Carlo Castello, Associazione Guide Turistiche.

L’anno non inizia bene, affatto. Scrivere di Fernando, scrivere di Fernando che non è più, significa per me mettere la parola fine alla mia formazione. Generazioni di archeologi si sono formati sul campo con lui, grazie al suo saper leggere la terra, alla sua immensa conoscenza bibliografica, alle sue intuizioni. Fernando è stato la mia guida nello scavo più difficile e straordinario che abbia mai seguito: quello di Piazza Duomo.

Mi mancherai, mi mancheranno le nostre discussioni, i tuoi consigli, i tuoi appunti sugli articoli, mi mancherà quel periodo di ricerca e quella Soprintendenza di Siracusa in cui gli archeologi e la storia ritrovata erano il vanto della nostra Regione.

Anita Crispino, archeologa presso il Museo Paolo Orsi.

Nella campagna di scavo a Prinias, Creta, nell’anno 1970. Lui aveva fatto da solo i rilievi di tutti e tre i cantieri di scavo e anche particolari delle tholoi e di alcuni materiali. Il prof. Doro Levi, allora direttore della scuola archeologica italiana di Atene venne in visita alla missione e rimase “sconvolto” dalla precisione e bellezza dei rilievi. Ritornò ancora solo per esaminarli con più calma e propose a Fernando di restare a lavorare alla scuola. Come era suo solito lui si schernì e poi declinò l’invito. La sua vita era in Soprintendenza, a Siracusa. Altri aneddoti, tanti sono legati ad un rapporto che è stato sempre di grande amicizia e restano chiusi nel cuore.

Amalia Curcio, già Direttrice del Museo Archeologico Paolo Orsi

 

 

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