La finalità, inserita nella legge di bilancio 2020, è di concorrere alla riduzione del disagio abitativo con particolare riferimento alle periferie. Da qui un programma incentrato sulla riqualificazione e l’incremento del patrimonio destinato all’edilizia residenziale sociale e alla rigenerazione del tessuto socio-economico, migliorando l’accessibilità e la sicurezza dei luoghi, rifunzionalizzando spazi e immobili pubblici. Il modello urbano, europeo, della città intelligente, inclusiva e sostenibile (la cosiddetta Smart City), che rifiuta, come non potrebbe essere diversamente, l’ulteriore consumo di suolo e punta alla riqualificazione dell’esistente, è l’obiettivo del futuro; la strada attraverso cui arrivare a una diversa coesione sociale e al miglioramento della qualità della vita delle comunità cittadine.
E le risorse, le possibilità di finanziamento, sono già a disposizione: di oltre 850 milioni di euro il primo stanziamento ma se ne prefigurano ulteriori. Per ogni soggetto proponente (i comuni e le regioni che hanno i requisiti per partecipare) sarà possibile presentare tre proposte per un contributo massimo, per ciascuna di esse, di 15 milioni di euro, e viene comunque assicurato il finanziamento di almeno un progetto per ciascuna regione di appartenenza del soggetto proponente.
Fondamentale – fattore che ci sembra posto quasi come una discriminante – “favorire la più ampia partecipazione da parte di soggetti pubblici e privati, nonché delle comunità attive sul territorio interessato dalla proposta”. La presenza del Terzo Settore risulta così un valore aggiunto ed è il segno della svolta che andrebbe compresa fino in fondo: non c’è rigenerazione, crescita in qualità, se non attraverso il coinvolgimento consapevole e responsabile delle comunità, in tutte le sue stratificazioni sociali. Nessun cambiamento reale è possibile nel nostro vivere civile senza un’azione che sia ab origine, da subito, accolta condivisa voluta.
I tempi non sono “distesi”, non è possibile alcun rinvio del percorso da intraprendere. Il decreto interministeriale è già in Gazzetta Ufficiale dal 16 novembre e per presentare la “proposta complessiva preliminare” ci sono solo 120 giorni, il che significa il 16 marzo. Occorre predisporre la relazione tecnico-illustrativa dell’intervento, la planimetria generale e gli elaborati grafici, il quadro economico e il cronoprogramma finanziario: si deve correre. E ancora di più si deve correre se si vuole presentare tutt’e tre le proposte consentite.
Ma ci sarebbe di più, un’altra possibilità, un obiettivo molto più ambizioso. Un’amministrazione “visionaria”, probabilmente, si scommetterebbe con entusiasmo e determinazione in una sfida del genere. Sono infatti ammesse al finanziamento anche le proposte definite “pilota”, “ad alto impatto strategico sul territorio nazionale”, da cofinanziarsi anche con eventuali ulteriori risorse, comprese quelle previste dal Recovery Fund. Un cofinanziamento fino a 100 milioni di euro ciascuna per le annualità dal 2021 al 2027. Per arrivare primi, per giocare la difficile partita per un’opportunità che lasciarsi sfuggire a priori sarebbe quasi ingiustificabile – sarebbe di fatto l’ammissione di una realtà sociale e imprenditoriale priva di menti e competenze all’altezza delle nuove sfide, inadeguata alle scelte complesse che ormai si pongono davanti a noi come a tutta l’Italia – bisognerebbe essere in grado di presentare entro 150 giorni dal termine fissato, non più 4 bensì 5 mesi quindi, la proposta complessiva finale, e non preliminare. Dunque da subito il progetto definitivo o esecutivo.
Se ci si lascia andare ai sogni, si possono immaginare parti importanti della città riqualificate, rigenerate, già modelli di sviluppo per il futuro. Sta alla politica, all’Amministrazione, dare sostanza ai sogni, trasformarli in realtà. E su questo aspettiamo le risposte (promesse) del sindaco Francesco Italia.

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