Il 2% dei Comuni siciliani, beneficiari di risorse per complessivi 100 milioni di euro finalizzati a fronteggiare l’emergenza socio assistenziale da covid-19 in favore dei nuclei familiari disagiati, ha, di fatto, rinunciato ai finanziamenti. Lo comunica la Regione avvertendo che il fondo ripartito su due diverse misure – una per 30 milioni dei Programmi Operativi del Fondo Sociale Europeo (PO-FES), già ripartiti, e l’altra per 70 milioni dei Programmi Operativi Complementari (POC) ancora da erogare – verrà riprogrammato.
Sei Comuni (di piccole dimensioni) infatti non hanno neanche mai presentato l’Atto di Adesione perdendo così 147.168 euro, mentre due “hanno prodotto delle note a firma dirigenziale con le quali, per diverse motivazioni, chiedono le modalità per la restituzione delle somme già liquidate a loro favore”.
Due Comuni vogliono restituire 791.782 euro!
Come dirlo che uno dei due Comuni è quello di Siracusa? E come, che l’altro è quello di Ramacca? Siracusa: 120.405 residenti, Ramacca: 10.854. Quindi Ramacca rispedisce al mittente 71mila euro e Siracusa 719mila. Ne abbiamo parlato con l’assessore ai servizi sociali Maura Fontana che ci ha rassicurato sul fatto che gli uffici stanno cercando di correre ai ripari.
Che qualche problema ci fosse sull’impiego di queste risorse lo aveva detto l’ex assessore alle Politiche Sociali Alessandra Furnari che, intervistata da noi nel maggio scorso sugli aiuti alle famiglie e sui buoni spesa durante il lockdown, alla domanda sui promessi aiuti regionali per 400 milioni di euro, così aveva risposto: “Pura propaganda. Si era parlato per Siracusa di una prima tranche di 2.400.000 euro, e di una seconda altrettanto generosa, subito dopo specificando che si trattava di una disponibilità, per quanto riguarda il fondo alimentare, di un primo stanziamento del 30%, fondi europei. Certo, comunque, pur sempre 700mila euro ma in realtà sono somme non utilizzabili. Nessun Comune in Sicilia ne ha attivato la distribuzione, molti non le hanno nemmeno richieste, intanto per le modalità di rendicontazione che si chiarirebbero ex post, come se si potesse spendere senza sapere come e in cosa farlo; o pretese insostenibili come un aggiornamento mensile delle situazioni individuali a carico del Comune nel caso di inadempienza da parte del beneficiario del sostegno economico. Impossibile, soprattutto in queste condizioni di continua emergenza. L’Anci, per primo, e molti sindaci anche individualmente stanno sollecitando il governo regionale per una semplificazione, ma non sono ottimista. Confido piuttosto nella grande generosità finora dimostrata da tutti”.
Certo! Immaginiamo la farraginosità e le pastoie burocratiche dei nostri levantini amministratori, ma gli altri Comuni, bene o male, hanno utilizzato questi fondi. Quale primato ha cercato di raggiungere Siracusa? Quello del capoluogo più “virtuoso” nel chiedere di restituire risorse che avrebbero potuto essere date alle tante famiglie in difficoltà? Da quali pesanti incombenze si è voluto liberare il dirigente del servizio?
Ma soprattutto, cosa si intende ora fare con le altre risorse messe a disposizione dalla Regione? In realtà, che ci siano state difficoltà nella rendicontazione delle somme lo riconosce lo stesso dirigente regionale del servizio. Emerge, infatti, un notevole ritardo dei Comuni beneficiari: se l’80% dichiara di avere attivato spese, soltanto il 13% ha cominciato a rendicontare sulla piattaforma dedicata “con il rischio del mancato raggiungimento del target di certificazione sulle Misure COVID, previsto dal Dipartimento per 10 milioni di euro, laddove le domande di rimborso ammontano a soli 2,56 milioni di euro. Inoltre, relativamente alle risorse in quota POC 2014/2020 ancora da erogare, circa il 25% dei Comuni richiede espressamente di non operare il trasferimento delle risorse, “quota a cui deve aggiungersi il 2% dei Comuni che, di fatto, ha rinunciato alla prima tranche in quota PO FSE”.
Da qui la delibera del Dirigente generale del Dipartimento regionale della famiglia e delle politiche sociali, che “considerate le criticità sopra rappresentate, propone, in via cautelativa, di procedere, sulla restante tranche in quota POC 2014/2020, all’impegno e quindi all’erogazione nei confronti dei beneficiari, per un ammontare di 30 milioni di euro, rispetto ai 70 milioni di euro destinati, negli stessi termini già previsti per la quota PO FSE 2014/2020, a condizione che i Comuni ne facciano espressa richiesta, e che abbiano già proceduto a caricare sulla piattaforma dedicata almeno il 50% delle somme anticipate in quota PO FSE 2014/2020 (circa il 13% dei Comuni)”.
Secondo l’assessore Fontana in realtà lo stesso Dipartimento regionale avrebbe chiesto per la restituzione delle somme un atto ufficiale a firma del sindaco che non ci sarebbe mai stato e quindi la delibera regionale del 12 novembre scorso sarebbe “inspiegabile”. L’assessore ha garantito comunque che per la gestione dei fondi sociali ci si sta organizzando con maggiore efficacia rispetto alla prima fase. “Ci sono state certo difficoltà determinate dalla rendicontazione, anche in merito alla selezione preventiva per l’attribuzione dei fondi. Ora abbiamo definito un percorso più dettagliato per procedere più speditamente. Abbiamo infatti acquistato una piattaforma su cui chi farà richiesta avrà la possibilità di trasmettere telematicamente i documenti necessari. Per facilitare il disbrigo delle pratiche burocratiche, a supporto degli uffici, coinvolgeremo le associazioni del terzo settore che gestiranno due o tre sportelli per i cittadini in ogni quartiere. Le associazioni sono in grado di raggiungere le fasce più deboli, anche quelle che non accedono neanche alle informazioni e non sanno dei bonus per la spesa. Il loro compito, oltre a informare, sarà di effettuare una prima selezione degli aventi diritto ma le richieste saranno poi verificate direttamente dalle assistenti sociali del Comune perché la responsabilità resta in capo all’ufficio. Sulla stessa piattaforma si potranno registrare le attività commerciali disponibili a entrare nel circuito della spesa dei voucher. Nella prima fase i punti vendita sono stati pochi, ora speriamo di poter riversare queste economie su tutto il territorio dando così un aiuto anche ai negozi di vicinato”.

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