È da tempo che ci rifilano la balla del Sud che vive alle spalle del Nord. C’è un Sud spendaccione, con un’amministrazione pubblica pletorica, nullafacente, assunzioni con raccomandazioni politiche e più dirigenti che dipendenti, quindi un maggior aggravio spese. Col dirlo e ridirlo è successo che la maggioranza dei meridionali ci credono. Si è vissuto al di sopra delle nostre necessità al Sud con alti costi dell’amministrazione pubblica con pochi servizi resi e dipendenti pubblici super pagati. I siracusani hanno vissuto in zona industriale l’efficienza e produttività calata dal Nord industriale che ha dato da vivere bene per decenni. Oggi si dichiara che l’esistente crisi è dovuta anche al sistema tangenti creato da politici e amministratori. Eppure, il covid ha squarciato il velo del tempio. È spuntato dal Nord, e proprio dalla più ricca regione d’Italia, una sanità pubblica irriconoscibile, perché in gran parte privatizzata, con tutte le conseguenze che stiamo osservando. Da noi, ci si poteva aspettare questo scenario. Conosciamo le condizioni delle strutture sanitarie fatiscenti, per nulla al servizio dei siracusani. Difatti, sono migliaia i siracusani che per cure, anche non specialistiche, vanno in altri posti della regione e d’Italia. Ma non potevamo aspettarci questo spettacolo in Lombardia. Eppure, se andiamo a scavare di più sulla questione sanità, ma anche trasporti, scuola, etc. ci appare una situazione scandalosa. Da fonti come Istat, Corte dei Conti, etc. troviamo che ogni anno oltre 61 miliardi di euro destinati al Sud vengono dirottati al Nord. Una questione che si trascina da dieci anni per cui i politici del Nord, senza distinzione di colore, hanno disposto la privatizzazione delle strutture sanitarie e le conseguenti tangenti (vedi Formigoni), sono state costruite doppioni d’autostrade per nulla trafficate. L’alta velocità, presente da anni al centro Nord, fa sì che parte una freccia da Milano a Torino ogni 20 minuti; eppure non ce un treno diretto fra Napoli a Bari (minimo 1, max 3 cambi) stesso discorso per la linea Napoli Reggio Calabria, quindi Sicilia; nemmeno esistono i binari per collegare Matera, capoluogo di provincia della Basilicata e patrimonio dell’umanità riconosciuto dall’Unesco al resto dell’Italia. Poi, per tornare alla nostra realtà, conosciamo bene la rete ferroviaria siciliana e siracusana e come non pensare che è bastato il crollo di un viadotto sull’autostrada Palermo Catania a interrompere i collegamenti fra Sicilia occidentale e quella orientale per anni ed ancora oggi dopo il ripristino vi sono altre emergenze gestite lentamente, mentre a Genova la velocità del ripristino del ponte ha stupito tanti. Se si va in Spagna, non in Germania, esiste l’alta velocità in tutto il Paese. Tanto di questo denaro pubblico scippato al Sud è dato a mille poltronifici del Nord in cui il numero degli amministratori, amici degli amici, politici trombati è di molte volte superiore a quello dei dipendenti. Tanti appalti sono egemonizzati dalla ‘ndrangheta, oggi la più potente organizzazione mafiosa sul territorio. Così si va a scoprire che vi sono più dipendenti e dirigenti per abitante nelle regioni del Nord che in quelle del Sud anche rispetto alla Sicilia. Addirittura con quei soldi in più il Nord elargisce il doppio del Sud per il personale sanitario.
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È stata messa a punto, oramai, la più efficiente macchina estrattiva di risorse da sottrarre ai cittadini del Sud dal 2008 al 2012, le cosiddette misure di stabilizzazione della finanza del governo. Insomma i tagli che bisognava fare a fronte della crisi sono stato effettuati tagliando oltre 22 miliardi d’euro destinati al Sud. Bisogna constatare che al Nord esiste il partito del Nord, non una sinistra o una destra. È in questa maniera che si spartiscono, tramite decisioni politiche decise a Roma, in quale direzione devono andare le risorse pubbliche. Il risultato sui servizi essenziali è che a Siracusa e tanti Comuni del Sud, pur pagando più tasse dei Comuni del Nord, non abbiamo mense scolastiche gratis, asili nido, acquisto gratis per libri scolastici, ma per chi vive in Lombardia non è un problema, lì sono i Comuni e la Regione a pagare, ma con il denaro destinato a Siracusa. Questo clamoroso scippo di Stato è partito dal federalismo differenziato avvenuto nel silenzio generale, anche perché i vertici dei partiti sono tutti al Nord. È l’antica ferita mai sanata del Regno delle due Sicilie straccione, ignorante, sporco, che si consegnò felice ai 1.000 di Garibaldi e che il re Vittorio Emanuele II attraversando il confine accettò. Eppure, il programma scolastico di storia nasconde che fu una conquista di un regno esistente a cui non venne mai dichiarata la guerra da parte del re piemontese, ma invaso militarmente, per cui è storicamente giusto affermare che il Sud è stato assoggettato senza aver deciso autonomamente nulla. Questa sottomissione con relativo sfruttamento è continuata da quegli anni e non si arresta. Oggi, in periodo di crisi e con il federalismo differenziato, è aumentata in maniera miope dato il momento storico che attraversiamo con marionette non politici.
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A Siracusa possiamo constatare ciò nel nostro vivere. Qui il grosso del Pil proviene ancora dalla zona industriale e le multinazionali lasciano solo inquinamento e stipendi per il ridotto numero d’addetti. Poi, le tasse le pagano nelle loro sedi fiscali e le imposte sulle benzine le danno a Stato e Regione. Da quando è esplosa l’industrializzazione (1949) l’aiuto dello Stato a Siracusa è stato quasi nullo. Ciò ha significato meno case popolari, meno aiuti per le strade, scuole, asili nidi, strutture sanitarie, etc. Ma a quell’epoca di grande sviluppo nessuno, più che mai i politici, pensavano a questo. Oggi, ci si ritrova in questo stato di cose sentendo maggiormente l’assenza dello Stato che qui pretende e non rende. Dovrebbero esserci i livelli essenziali delle prestazioni (LEP) anche per i servizi non obbligatori, espressamente previsti dalla Costituzione e dalla legge 42, ma non sono stati definiti, mentre sono importanti per migliorare la qualità di vita delle nostre famiglie. Infatti Siracusa, nelle classifiche estratte dal Sole 24ore e dall’Università La Sapienza, è fra le ultime nella classifica sulla qualità della vita perché povera, violenta e ignorante. Certamente un aiuto è dato dalla tipicità del siracusano (scirocco, individualismo, etc.). Di questi tempi ci si sta muovendo da più parti: 65 Comuni del Sud si sono mossi rivolgendosi al Tar del Lazio perché ricevono zero euro per asili nido e altre spese sociali garantite dai diritti di cittadinanza, e i magistrati hanno richiesto al Ministero dell’Interno una documentata relazione che sta mettendo in imbarazzo i Palazzi. La Corte dei Conti segnala che le regioni del Nord tanto efficienti hanno assunto 10 volte di più di quelle del Sud. Così si svela che l’efficienza e la produttività del Nord non esiste, anzi è da decenni che c’è un forte legame con la ’ndragheta, altro che Sicilia. Oramai l’assistenzialismo è di casa al Nord. Bisogna ringraziare la crisi pandemica, i comportamenti di Zaia e Fontana che, fra il mostrare lo sfascio della sanità e le pretese di una più forte autonomia, stanno scoperchiando tutto questo malaffare. Eppure, qui da noi una nuova classe di dirigenti non è ancora sorta, persone capaci, culturalmente avanzati. L’ignoranza porta assoggettamento sociale. Vi sono strumenti economici e socioculturali da adottare, ma non esistono le competenze e il mettersi in gioco. L’importante, per i politici, è sopravvivere al di là d’eventuali scandali (gettonopoli) e non andare oltre a semplici richieste da parte degli imprenditori e chinarsi con il tipico scirocco siracusano da parte di tutta la comunità che non protesta, crea comitati, etc. Non c’è opposizione per i nostri diritti fondamentali inesistenti per i quali però paghiamo le tasse, invece si cerca l’amico o la raccomandazione. Dicono sempre più economisti, sociologi, giornalisti, opinionisti che la continuazione dell’attuale situazione miope condotta da “piccoli individui” porterà a un inabissamento del Sud, di Siracusa e zona industriale, ma anche di un Nord che cadrà in mano a Francesi, Tedeschi e Cinesi. In fondo, la compravendita di importanti industrie non ne è la prova? Ritorneremo a essere una espressione geografica? Si vedrà dall’uscita della crisi che lascerà sul campo tanti morti fra persone, istituzioni, partiti e soprattutto settori economici.

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