La maxi fermata della raffineria Lukoil, che interesserà quasi 4.000 lavoratori di imprese terze, si svolgerà con misure straordinarie per la sicurezza sanitaria; nello specifico con l’istituzione di una USCAI (unità speciale di continuità assistenziale industriale) all’interno del sito Isab-Lukoil, con un medico, un infermiere, un operatore socio-sanitario e un sistema turnante, per intercettare possibili casi e sintomi sospetti. Inoltre, verranno effettuati test sierologici e assicurata la prevenzione di potenziali casi di contagio. Il presidio sarà operativo fino al 31 gennaio 2021, ma suscettibile di ulteriore proroga. Così, il 28 ottobre in una conferenza stampa, avvisavano con piena sicurezza e fiducia verso tutti, nella sede di Confindustria, i dirigenti della multinazionale insieme al presidente dell’associazione Bivona, l’assessore regionale della Salute, Ruggero Razza con la presenza dell’on. Stefania Prestigiacomo.
Ma a fronte di questo i fatti sembrano dire altro nelle dichiarazioni del segretario della Cgil provinciale Roberto Alosi.
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Segretario, come mai oggi ci troviamo in questa situazione? Come si è mosso il sindacato per fronteggiare l’emergenza Covid?
La CGIL ha denunciato il potenziale pericolo dovuto a questa grande fermata manutentiva fin dall’inizio dei lavori e ha interessato sia l’Asp che la Prefettura insieme alla Lukoil per disporre il tutto come ribadito anche dall’assessore regionale Razza, specialmente in merito al presidio medico in raffineria. Un’assunzione di responsabilità specialmente da parte della Lukoil. Invece, dopo questi incontri, dobbiamo denunciare che vi sono state deboli azioni da parte dell’Asp oltre all’inconsistenza della Lukoil che, come ha dimostrato altre volte, guarda solo in una direzione. Così abbiamo ricevuto ripetute segnalazioni che denunciavano la presenza di soggetti con positività o con sintomi riconducibili. Bisogna premettere che l’interesse doveva e dovrebbe essere più forte e costante, perché molti di quei lavori e la loro modalità non consentono le distanze richieste cosicché la probabilità di contagio è alta, qui come altrove in situazioni similari.
Le imprese attive come si stanno comportando?
Purtroppo, c’è da verificare il comportamento irresponsabile di molti datori di lavoro che non adottano tutte le misure necessarie richieste. E a questo si aggiunge il fatto che, a nostro giudizio, l’ASP di Siracusa cerca di occultare i dati in suo possesso e non opera con l’efficacia concordata. Occorre effettuare una costante attività di screening: stiamo pressando sull’Asp e chiedendo incontri con attori politici.
La problematica, in zona industriale, interessa solo la Lukoil?
Identico problema, ma in modo minore, è presente nell’impianto etilene della Versalis (Eni) per dei cantieri in cui vi sono dei cambi d’appalto che stiamo sorvegliando con attenzione.
Ma non vi sono dei protocolli specifici?
Certamente, uno presentato dalla Confindustria di Siracusa, e uno più stringente proposto dal sindacato dei metalmeccanici nazionale con la condivisione delle aziende del settore, ma di questo la Confindustria locale e la Lukoil non vogliono tener conto. Addirittura, ormai da tempo, registriamo un atteggiamento ostruzionistico da parte dell’Associazione degli Industriali il cui presidente Bivona rifiuta di incontrarsi con il sindacato. Un comportamento davvero esecrabile in questo momento d’emergenza sanitaria e non solo per la zona industriale.
Aggiungiamo noi: è da sottolineare come con la maggiore presenza in zona di PM10 la concentrazione può aumentare, pertanto è assolutamente necessario rispettare le norme anti-assembramento. Questo è dichiarato da ultimi studi condotti dall’università di Venezia su Mestre.
Come pensa di reagire il sindacato?
Noi, come sindacato unitario, abbiamo fissato un incontro nella prossima settimana per decidere forti iniziative sull’emergenza sanitaria e giungere a sbloccare questa situazione così allarmante che interessa tutta l’intera provincia, e non solo i lavoratori.

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