Non va per niente bene che, per soccorrere la madre anziana con febbre alta – sempre più alta via via che il tempo passa -, si sia costretti, come ultima spiaggia, a telefonare a una emittente televisiva che, mentre trasmette l’appello disperato, facilita il contatto con il sindaco che, già in collegamento, comunica senza indugi l’impegno personale a rivolgersi immediatamente al dirigente responsabile del servizio il quale a sua volta, siccome sta seguendo proprio in quel momento la popolare emittente (FM Italia Siracusa Oggi), interviene “a tappo” con un sms allo stesso sindaco per far sapere, in diretta, di aver già attivato le Usca – quelle che per giorni non hanno contattato la parente disperata -, le quali probabilmente solo a questo punto sono mandate al domicilio segnalato. Ma, inevitabilmente, senza rispettare l’attesa di chi, ingenuo, si sta muovendo attraverso la procedura di prassi.
Usca in azione grazie a un whatsapp, primo cittadino preposto al triage, pronto ad andare in supporto alle carenze organizzative dell’Asp come quando, a marzo, durante la prima ondata, erano infinite le attese per i tamponi di fine quarantena.
E non va bene per niente che, nelle stesse ore, il caso di una ragazzina di Floridia che sta malissimo, con la febbre oltre 40 gradi, sia segnalato sempre alla radio perché in altro modo non si riesce ad avere assistenza.
Solo due esempi, perché altre richieste di aiuto sono arrivate con le stesse modalità, o altrimenti si è trattato di segnalazioni dalle corsie “privilegiate” per “conoscenza”, per amicizia, per i soliti canali che funzionano quando crolla un sistema.
Ma non va bene neanche l’indignazione di chi scarica ogni responsabilità sulle stesse Usca: “che non sono reperibili, che non fanno niente”, mentre in realtà fanno altro, come rispondere, inspiegabilmente in questa fase, a un call center provinciale dalla stessa linea telefonica a cui tentano di rivolgersi i medici di famiglia.
Allora la domanda è se tutto questo è esattamente come doveva essere, se è “normale”.
E torniamo a chiedere al responsabile del servizio dottor Gallo, all’azienda dei comunicati stampa del “ci stiamo strutturando meglio con le assunzioni, con il potenziamento degli organismi territoriali, con i medici di medicina generale” – quelli a cui si vorrebbe imporre di eseguire tamponi mettendo a rischio se stessi e i propri assistiti -, se è davvero questa la forma di organizzazione che si è pensata per le Usca, se esse sono state dotate degli strumenti indispensabili per operare, se sono sufficienti, se sono utilizzate per i compiti per i quali sono nate.
Ma le notizie che ci arrivano non riguardano solo le Usca bensì anche ciò che accade nei reparti di malattie infettive e di pneumologia, oltre ovviamente al Pronto Soccorso “sporco”. Ne vogliamo parlare?
Di fatto la gestione dei reparti è ormai tutta nelle mani di medici giovanissimi, pochissime unità, sottoposti a turni estenuanti insieme agli infermieri, e d’altra parte anche le nuove “assunzioni” riguardano neo laureati, freschi di studi, privi di specializzazione, senza esperienza e forse anche buttati allo sbaraglio, con mansioni che non sono in grado di assolvere. Si tratta delle nuove leve che le Asp attingono dagli elenchi formati attraverso il bando predisposto dal Policlinico di Messina: dovrebbero servire per l’avvio della campagna regionale di screening epidemiologico ma, a quanto pare, vengono diversamente utilizzate. È l’ “esercito di camici bianchi” promesso dal governatore Nello Musumeci a metà ottobre che ancora deve essere inquadrato nei ranghi mentre, per fortuna, è già iniziata l’attività delle Usca scolastiche, ancora in rodaggio ma che possono costituire un buon punto di partenza per un monitoraggio sistemico dei contagi tra il personale scolastico e in particolare tra i giovani, spesso asintomatici.
Ma nell’attesa che ci si “organizzi”, come se l’emergenza non fosse prevista, mentre salgono i contagi tra il personale sanitario, per ora la situazione è questa. A infettivologia i 20 posti sono tutti già occupati. Metà dei pazienti, almeno, ha bisogno del casco CPAP che garantisce la ventilazione assistita non invasiva. E la domanda che i giovani medici si pongono quasi con angoscia in queste ore, mentre intanto ricevono continue proposte a spostarsi in altri ospedali non solo del territorio, è se dovranno occuparsi, sempre solo in pochissimi, del nuovo piano, il secondo, che si sta attrezzando nella palazzina che una volta era assegnata alla pediatria. La conferma di quanto segnalato dal dottor Scifo: strutture ospedaliere sotto stress.
E paradossalmente, nel caos generale, registriamo voci su lotte interne all’Asp di cui non comprendiamo bene la natura ma che vedono addirittura scontri, più o meno sotterranei, persino su chi dovrebbe gestire l’Usca di pronto intervento H24, appena istituita dalla Regione e a diretta disposizione del Direttore Generale. La stessa contrapposizione che è presente nella divisione (o meglio separazione? o forse spartizione?) delle Usca tra il Distretto Sanitario e il Dipartimento di Prevenzione e di cui giunge l’eco da alcune dichiarazioni del sindaco Italia così come attraverso un’insolita precisione nei comunicati stampa della Direzione Aziendale sul potenziamento dell’assistenza ospedaliera, e anche territoriale. Una sorta di excusatio non petita appare la dovizia di particolari sulle competenze delle Usca che si dice saranno coordinate dal Dipartimento di Prevenzione e dai direttori dei Distretti Sanitari, ognuno con a capo responsabilità specifiche quindi; un coordinamento che, al momento, più che aiutare sembra rallentare il servizio riportandoci alla primavera scorsa quando, come avevamo raccontato a fine aprile, si promettevano le visite domiciliari frequenti e le ecografie toraciche con palmari mai arrivati; quando si è avuta la disponibilità dei termometri solo due mesi dall’avvio del servizio. E di simile, tra l’ieri e l’oggi, spicca proprio l’aspetto mediatico: alle 8,5 del 23 aprile una pec avvertiva le Usca che sarebbero state operative a partire dalle 14. Alle 9 una provvida intervista comunicava urbi et orbi la buona notizia.
C’è da chiedersi dunque chi abbia autorizzato la divisione delle Usca e come le stesse siano state attrezzate durante il periodo estivo in previsione della poi verificatasi recrudescenza dei casi.
C’è da chiedersi se non sia il momento di pensare alla divisione delle competenze solo operativamente dato che, come spesso accade nella sanità, proprio nella divisione delle competenze allignano rapporti di forza e gestione del potere. Esattamente quanto oggi sarebbe più che mai da allontanare per far posto a un impegno unanime, concentrato solo a vincere la guerra contro il covid.

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