Lockdown e le attività di ristorazione a Ortigia

Luisa Garofalo gestisce la trattoria Pescomare in Ortigia, a due passi da piazza Duomo, una trattoria che le recensioni su Tripadvisor invitano a frequentare, per il buon cibo e il personale cordiale e gentile. Abbiamo conversato con lei per immergerci nella realtà viva della ristorazione e cercare anche di capire come si vivono le difficoltà della pandemia che sembra non voler avere mai fine.

Signora Luisa, ci racconti della sua esperienza.  

Gestisco quest’attività insieme a mio fratello che fa il cuoco e mia madre che m’aiuta alla cassa. La trattoria è stata fondata da mio padre insieme ad altri soci nel 1975; dopo alcuni anni, ha rilevato tutto lui, decidendo già allora che quel lavoro era da tramandare a noi figli. Così io, fin da piccola, ero in cucina a lavare i piatti. Sapesse quanti piatti ho lavato, e mia madre a fare la cuoca.

Ho iniziato a 8 anni a lavorare lì e una parte della mia fanciullezza l’ho trascorsa così.

Diciamo che, in un certo modo, era “sfruttata” per un avvenire già programmato?

Era così. Difatti, venivo anche pagata da mio padre. Così, la mattina andavo a scuola dalle suore, come voleva papà, e il pomeriggio ero al lavoro. Poi d’estate mio padre apriva un’attività fuori città a mare e andavamo lì: io sempre a lavare i piatti, con l’acqua salmastra che usciva dai rubinetti in quei luoghi. Tornavo a casa con le mani rovinate alle due di notte, ma ero giovane.

Terribile!

Si, mi sono fatta le ossa, ma io volevo continuare negli studi dopo le superiori, che ho terminato come ragioniera, e iscrivermi in giurisprudenza, ma mio padre era all’antica e non volle, perché vedeva solo la prospettiva del lavoro anche per me oltre che per mio fratello.

Non si è mai ribellata?

Sì, un giorno ho deciso di fare la ribelle e sono andata a lavorare da Padula, il negozio di scarpe, avevo trovato il posto di cassiera. Tutto ciò lo feci senza dirlo a mio padre.

Veniva ogni giorno al negozio a chiedermi di ritornare all’attività della trattoria. Ma io ero felice di lavorare lì, era tutt’altra cosa, non avevo il profumo della cucina addosso e questo era per me fantastico, davvero meraviglioso. Adesso profumavo. Avevo scoperto un nuovo modo di lavorare. Poi, il lavoro, rispetto alla trattoria, era molto meno pesante. Ma quella situazione non durò per sempre, perché mio padre tanto fece che riuscì a convincermi e farmi ritornare alla vecchia attività.

Ma come, prima si era ribellata e poi…

Si, è vero. Ma in fondo non sono mai stata veramente ribelle. Fin da piccola ero una bambina dolce, silenziosa, buona…

Quali interessi aveva?

Ho sempre avuto la passione per il ballo, quella d’imparare a suonare il pianoforte e poi il canto. Oggi, alcuni di questi interessi, specialmente il cantare, li porto avanti a modo mio.

La vedo sempre con un viso gioioso

Si, sono sempre stata così, anche se nella vita mi sono successe grosse disavventure. Infatti, adesso colgo l’occasione di questa chiacchierata per brindare alla vita con lei, questa non ha prezzo e lo dico con grande consapevolezza avendo passato tristi momenti.

Come mai per suo padre era importante il vostro andare a lavorare anche in tenera età?

Lui, era cresciuto orfano lavorando da sempre, e pensava che per noi ciò fosse la strada migliore.

Dirige lei il locale?

Si, sono la responsabile diretta, perché mio fratello vuole fare solo il cuoco e mia madre troppo anziana, m’aiuta alla cassa. Tutto quello che bisogna fare dall’andare a comprare la merce, al commercialista fa capo a me. Difatti, ho le giornate abbastanza movimentate fra il lavoro, i figli ancora piccoli, la casa…

Ci può dare un giudizio sul personale che ha e se li ha messi in regola?

Oramai, facendo da anni questo lavoro, sono in grado di giudicare i ragazzi assunti. Voglio dire che rimango meravigliata del comportamento di tanti perché, pur provenienti dall’alberghiero, e specializzati in servizio di sala, parecchie volte s’improvvisano, sono menefreghisti. Insomma, non fanno a dovere il loro mestiere e le posso dimostrare che non dovrebbero lamentarsi sul salario in quanto sono messi perfettamente in regola. Faccio i salti mortali, ma ci tengo a questo, perché ho passato una vita lavorando e capisco ciò, per cui ogni settimana gli arrivano gli stipendi. Ultimamente, avevo pensato di fare una riunione con loro per chiarire varie cose. Hanno bisogno d’essere guidati e dovrei fare anche la maestra oltre a tutte le faccende di cui mi faccio carico.

Come va la sua situazione economica?

Abbiamo aperto a luglio con pochi risultati, poi agosto è stato un mese carico di soddisfazioni, invece a settembre un calo totale.

Come siete organizzate normalmente durante l’anno?

La nostra stagione parte a marzo e finisce con le feste di gennaio, specialmente nei giorni di festa abbiamo il pienone. Quest’anno il lockdown ci ha stesi economicamente. Il denaro che entra serve per pagare i dipendenti. L’anno scorso era molto diverso, anche se c’era la crisi. Oggi, siamo leggermente in perdita perché, mentre noi non abbiamo aumentato i prezzi per attirare clientela, tutta la merce che compriamo dal pesce, alla farina, alla mozzarella… è più cara. Inoltre, conosco il siracusano e so che la maggior parte è pigra, vorrebbe parcheggiare l’auto a pochi metri dal locale per mangiare per questo si lamentano della distanza che devono percorrere a piedi per giungere alla trattoria, così molti non vengono spesso. È la mentalità siracusana.

Pensa che si dovrebbe cambiare?

Certamente, se ne avvantaggerebbero i commercianti e tutta l’economia. Infatti, se va a Taormina è tutt’altra cosa e quella cittadina non ha nulla dell’attrattiva storico-archeologica di Siracusa, ma lì la gente, i commercianti fanno sistema raggiungendo un insieme favoloso, non c’è tanto chiasso, sporcizia, esiste l’affabilità. Sono tutte attenzioni, cure che attirano il cliente e il turista. Nel loro fare e commerciare gestiscono davvero bene la loro piccola realtà traendo il massimo.

Molti non sperano nella ripartenza a causa del covid che sta uccidendo l’economia. Lei cosa pensa rispetto a una chiusura della sua attività?

Io sono tranquilla. È molto più importante la salute. Perché mettersi in ansia e in tensione? La prendo bene, non sono mai stata una donna che si lamenta. A me piace scherzare. Sono solare e quel poco di tempo libero lo voglio passare con gli amici a cantare. Domani sarà un altro giorno, non mi pongo tanti problemi. Ora, anche con lei sono stata sincera, forse troppo, e questo mi ha portato a far pensare agli altri che possono approfittarsi di me. Questa è la mentalità meschina e provinciale di questa realtà.

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