L’assessore Carlo Gradenigo, dalla “rimodulazione” del capitolato del verde pubblico al Piano che verrà

Un assessore “visionario” che parla di Piano del Verde da affiancare e integrare al piano regolatore della città, che vuole infrastrutture verdi coniugate con le infrastrutture blu (come i rain garden), che vorrebbe tutti i cittadini chiamati a controllare il territorio avvalendosi di un semplice collegamento internet.

Un assessore che guarda alla città del futuro e deve fare i conti con un presente che è tutto da rifondare e che, inevitabilmente, fa porre la domanda: ma perché non si è fatto prima? Perché non si è visto ciò che c’era da vedere?

Partiamo infatti dall’esistente in questa chiacchierata con Carlo Gradenigo ed è questo il quadro che emerge.

Un appalto per la cura del verde del 2016 da un milione e 600mila euro affidato a cinque ditte per cinque lotti, naturalmente di diverso valore: Lotto A zona nord fino a viale Teracati compreso Belvedere e Pizzuta, Lotto B dal viale Teracati a Ortigia, insieme a Cassibile e Fontane Bianche, Lotto C solo per gli istituti scolastici, Lotto D parchi, Lotto E, il più piccolo, cimitero.

Ho dedicato un mese allo studio del capitolato… a confrontarmi con la realtà. C’è molto da rivedere, sistemare e rimodulare in un capitolato che valuta arbusti come fossero alberi e aree incolte come se fossero a prato, e quindi necessarie di ben altra manutenzione … È evidente che così i costi siano diversi da quel che dovrebbero essere. Ma d’altra parte l’ufficio è costituito da un funzionario, che è insieme responsabile unico del procedimento (RUP) e direttore dell’esecuzione (DEC), e due geometri, di cui uno in procinto di essere trasferito, cui spetta il compito di verificare il lavoro delle ditte. Di positivo c’è oggi la disponibilità a un diverso impegno da parte di tutti, in primis di alcune ditte che stanno recuperando quanto finora non fatto. Ad iniziare dal censimento degli alberi, la cui individuazione e schedatura è fondamentale per poi arrivare a stilare il bilancio arboreo cittadino. L’obiettivo, che nella realtà costituiva un’attività di start up per le ditte, è quello di arrivare entro fine anno alla pubblicazione online di tale censimento e allo scopo si sta provvedendo a immettere i dati all’interno di una piattaforma georeferenziata denominata GINVE grazie alla quale ogni cittadino potrà visualizzare su mappa tutti i dati relativi a posizione e tipologia di essenza.

Molto importante sarà anche la pubblicazione online della mappa generale delle aree previste dal capitolato di manutenzione del verde pubblico. Un modo per informare e rendere cosciente il cittadino di quanto e cosa è previsto nelle aree a verdi del proprio quartiere e coinvolgere lo stesso nel segnalare direttamente eventuali disservizi. Insieme al censimento e alla mappa ho chiesto che tutto, bando capitolato, elenco aree, regolamento del verde pubblico e privato siano facilmente accessibili sul sito dell’Ente alla sezione verde pubblico così che tutti possano immediatamente avere ogni informazione desiderata. Parallelamente a un’opera che potremmo definire di facilitazione, si sta lavorando a una gestione attiva delle lavorazioni provando a stabilirne tempi e priorità. Ottimizzare la gestione delle aree consentirà di far diminuire le emergenze e ricondurre le stesse all’interno della gestione ordinaria, migliorando il servizio e riducendo i costi per l’amministrazione, liberando così risorse che sarà possibile utilizzare per realizzare nuove aree verdi, come previsto dalla normativa di settore.

Le ditte hanno l’obbligo di ripristinare e rimpiazzare gli alberi morti ma occorre evitare gli errori commessi. I pini di piazza Adda dovevano essere rimossi perché pericolosi ma, lo dico per far comprendere la complessità delle situazioni, oggi per riposizionare alberi adatti (non certo pini) è necessario sistemare prima la pavimentazione e servirebbero circa 70mila euro che, con le casse del Comune praticamente vuote, è difficile reperire. E allora per non rischiare di rimandare all’infinito bisogna ingegnarsi, cercare altre soluzioni. Una proposta, che l’ufficio sta valutando, potrebbe essere quella di sostituire l’isola di cemento e mattoni con una grande aiuola verde, abbattendo totalmente i costi e garantendo il ripristino immediato delle alberature non più costrette in 30cm di terra secca.

Importante sarebbe anche la diffusione tra i cittadini delle buone pratiche debellando per sempre le capitozzature degli alberi. Una pratica troppo diffusa anche tra sedicenti giardinieri che provoca la morte prematura della pianta con il rischio che l’operazione, spacciata spesso per messa in sicurezza, porti invece alla caduta dell’albero oltre alla emissione di una multa salata essendo vietata per regolamento anche nei giardini privati”.

Associazioni come Rifiuti Zero chiedono da molto tempo di conoscere quali siano le aree S per poterle piantumare.

Il Piano del Verde necessita di progettualità e programmazione. Una cosa è la forestazione, come quella che si potrebbe realizzare in alcune aree periurbane che non necessitano poi di manutenzione, un’altra è realizzare aree attrezzate, parchi, corridoi verdi. Si possono alberare anche i grandi piazzali e parcheggi abbattendo le isole di calore, aumentando l’evapotraspirazione, riducendo il ruscellamento delle acque superficiali e aumentando la permeabilità dei suoli, ma per fare tutto ciò occorre avere prima una visione globale del puzzle, andando via via a completare i tasselli verdi. Passare definitivamente dal concetto di verde ornamentale a quello di verde funzionale è l’obiettivo finale. Ne ha parlato il tuo giornale intervistando Nino Attardo qualche mese fa, Nino da cui spero di poter riprendere una proposta per un suo progetto di riqualificazione del Parco Robinson di Bosco Minniti che da tempo ha donato al Comune.

Realizzare il Piano del Verde certo richiede fondi ma sull’argomento va nascendo un grande interesse che va dalle associazioni alle università come la nostra Facoltà di Architettura e la Sapienza di Roma, impegnate in studi e ipotesi di rigenerazione urbana della città dove il verde urbano la fa da padrone insieme alla mobilità sostenibile. Il recente decreto del governo che stanzia oltre 854 milioni di euro per la rigenerazione di aree e spazi già costruiti, soprattutto ad alta tensione abitativa, incrementando la qualità ambientale e migliorando la resilienza ai cambiamenti climatici anche attraverso l’uso di operazioni di densificazione è la conferma che la visione è quella giusta.

Forse sono fortunato e arrivo nel momento giusto per provare insieme a cogliere questa opportunità di cambiamento. Oggi possiamo realizzare sistemi all’avanguardia. Si pensi solo ai rain garden (giardini della pioggia), una possibile risposta ai fenomeni di allagamento dovuti ai cambiamenti climatici in atto. Creare leggere depressioni del suolo ricoperte a verde come aiuole con la funzione di filtrare e depurare in maniera del tutto naturale l’acqua raccolta e non farla riversare sulle strade, o di assorbirla lentamente evitando un improvviso sovraccarico di condotte e depuratore.

E per il decoro urbano? La pulizia delle strade dalle erbacce?

Chiederò che si elimini la dicitura relativa al decoro urbano che, così come detta, genera false aspettative. Il regolamento c’è ma alla sua applicazione concorrono, dovrebbero concorrere, anche altri assessorati. Non esiste una rubrica a sé. Al mio assessorato compete solo in relazione al verde. E per quanto riguarda lo stato indecoroso delle nostre strade e marciapiedi segnalo che ad oggi il diserbo non è previsto in nessuno dei capitolati d’appalto: né in quello del verde pubblico, né in quello dell’igiene urbana. Lo so, è incredibile e si sta provando a porre rimedio ma è un’operazione che ha dei costi notevoli e che necessita di un capitolato a se stante e di una nuova gara d’appalto, oltre che delle risorse a bilancio.

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