MES. Senza condizionamenti. Ma con esiti probabilmente catastrofici

Sostiene Dombroskis, vicepresidente della Commissione UE, che l’Italia potrebbe ottenere oltre 35 miliardi di fondi MES senza le condizioni previste dal trattato e con minimi interessi.

Dombroskis sarà certamente un uomo d’onore! E, come lui, anche tanti euroburosauri che transitano, attraverso porte scorrevoli, da posti di comando nel sistema bancario a ruoli di responsabilità politica in seno alla UE e viceversa. E, poiché riconosciamo loro l’etichetta di persone d’onore, contiamo che, pur sostituendosi vicendevolmente nel prossimo futuro, vogliano tutti mantenersi fedeli alla promessa di lasciare incondizionati i prestiti che potranno essere erogati dal MES. In barba ai trattati! Cionondimeno, ci sembrano degli sconsiderati o degli smemorati tutti quei politici e giornalisti che quotidianamente recitano una insopportabile litania di ripetitive e ossessive giaculatorie a favore del ricorso immediato ai fondi MES. Non trovano da ridire se questa mal realizzata UE tergiversa scandalosamente in merito all’attivazione delle risorse del recovery fund, buona parte delle quali sarebbero erogate a fondo perduto, anche se non si tratterebbe di euro di diretta provenienza BCE, all’uopo emessi non a debito, ma trasferiti all’Unione. Apriti cielo, se si osa suggerire una tale ragionevolissima strategia. Si rischia perlomeno di essere ingiuriosamente associati ai no vax, ai no mask, ai veterosovranisti monetari e persino ai terrapiattisti.  Sommessamente reticenti di fronte alla ignobile sceneggiata con cui i paesi meno eurosolidali stanno cercando di sabotare il recovery fund, insensibili a ogni ipotesi di reperimento creativo e gratuito di euro da destinare al salvataggio di questa Europa, i fautori del MES continuano a imperversare sulla stampa di qualsiasi tendenza e sugli schermi di tutte le emittenti per ripetere la stessa giaculatoria: “Perché non approfittare immediatamente dei fondi MES, visto che sarebbero erogati subito e senza condizionamenti?”  

Quegli sciagurati dalla memoria corta e dal cervello ottuso dimenticano o trascurano che l’Italia è stata valutata da varie agenzie di rating appena un gradino al di sopra del baratro. Basterà che tali agenzie (per nulla obiettive e piuttosto prone agli interessi del sistema bancario e finanziario imperante; si ricordi che attribuivano la tripla A alla Lehman Brothers sino alla vigilia del suo crollo) abbassino di un solo punto la valutazione dell’Italia e per il nostro paese saranno cavoli amari: le banche che detengono nostri titoli di debito pubblico saranno tenute a disfarsene immediatamente, facendo crollare il valore dei nostri titoli e facendo impennare lo spread. La cosa potrebbe anche essere assorbita senza conseguenze negative (anzi!), se il popolo italiano fosse stato abbastanza sensibilizzato a internalizzare tali titoli debitori pubblici, utilizzando a tale encomiabile scopo una parte del nostro risparmio privato, di entità ben superiore.  Ma questa manovra di internalizzazione, iniziata vari mesi or sono, non pare che sia stata poi sollecitata o incentivata o rappresentata educativamente agli italiani in tutta la sua portata salvifica. Infatti, se tutto il debito pubblico italiano fosse collocato presso risparmiatori privati italiani, ci troveremmo nella invidiabile e sicurissima posizione del Giappone che, pur avendo un debito doppio rispetto al nostro, non ha motivo di paventare alcuna manovra speculatoria ed alcuno spread. Senza una strategia di internalizzazione del debito, la conseguenza del ricorso ai fondi MES potrebbe essere catastrofica. Prendendoli, certificheremmo di essere in condizione di dover chiedere il salvataggio; verremmo declassati dalle famigerate agenzie di rating; le banche e i fondi di investimento mollerebbero i nostri titoli in loro possesso e la speculazione ci trascinerebbe al fondo. A meno che il popolo italiano non mostrasse una insospettata resilienza, utilizzando parte dei propri risparmi per acquistare tutta quella massa di titoli debitori pubblici riversati immediatamente sul mercato. Lo speriamo, ovviamente. Ma riteniamo che l’impresa potrebbe non avvenire con la necessaria tempestività. Anche perché bisognerebbe disinvestire quei risparmi da prodotti bancari speculativi e da fondi comuni in cui sono attualmente allocati. Ma i gestori di tali risparmi privati non avrebbero interesse a favorire l’arroccamento reciproco e salvifico tra stato italiano e cittadini italiani risparmiatori. E dunque tergiverserebbero, sconsiglierebbero, ritarderebbero l’investimento salvifico dei risparmi privati nei nostri titoli di debito pubblico.  Purtroppo, economisti di sistema, giornalisti al guinzaglio di poteri vari, politici senza autonomia di pensiero o senza giudizio e altre persone simili o conformisticamente schierate per questo fronte degli sconsiderati, che appare maggioritario, continuano a sgranare quotidianamente questo rosario di ripetitive ed ossessionanti follie.  Chiediamo troppo se osiamo sperare che rinsaviscano?  E che riflettano, mobilitando la loro ragione? 

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