Sappiamo tutti che la Democrazia odierna è in crisi e così c’è qualcuno, negli ultimi anni, che ha provato a riflettere sulle possibili soluzioni e a suggerire qualcosa di alternativo, a una forma di democrazia diretta da non confondere però con quanto proposto dal Movimento 5 Stelle.
Una delle proposte messe in campo da studiosi dell’organizzazione “Oderal” (Organizzazione per la Democrazia Rappresentativa Aleatoria dove Aleatoria sta per “casuale”, dal latino alea, dado) nasce al fine di: “promuovere nuove pratiche democratiche deliberative all’interno di organi composti da comuni cittadini, sorteggiati sulla base di criteri che garantiscano l’effettiva rappresentatività della popolazione, per riportare questi al centro del dibattito politico, aumentarne la responsabilizzazione e la capacità di comprendere e affrontare questioni complesse di pubblico interesse”.
Questi cittadini, fra professionisti ed esperti, credono nella necessità di un rinnovamento democratico possibile solo attraverso un maggiore coinvolgimento degli italiani nella vita politica, ciò per essere aderenti alle logiche del futuro che, con le ultime tecnologie, spalanca spazi molto estesi. Nello specifico, c’è la proposta di un sistema misto nata da studi scientifici del gruppo dei professori Pluchino, Rapisarda, Garofalo, Spagano e Caserta. Loro asseriscono che:
«Se nelle ultime elezioni ogni astensione, scheda bianca e nulla fosse stata attribuita al “Partito degli astenuti”, questo sarebbe stato il primo partito nel nostro Parlamento. Tuttavia, ciò non preoccupa la politica, per il semplice fatto che l’astensione e il non-voto non contano ai fini dell’esito elettorale. E se dessimo un peso a quei non-voti, a quelle schede bianche o nulle? Ed ecco l’idea: il sorteggio. Più precisamente, un sistema misto che unisca la pratica dell’elezione a quella del sorteggio per selezionare i membri di un’unica Assemblea legislativa. Sia essa un Consiglio comunale o lo stesso Parlamento nazionale».
Dichiarano che da studi e modelli matematici:
- L’efficienza generale di un’Assemblea aumenta se al suo interno sono presenti alcuni membri scelti casualmente, indipendenti dalle forze politiche.
- Esiste un “numero aureo” di membri sorteggiati tra cittadini che ottimizza l’efficienza dell’Assemblea, ottenibile soltanto dopo le elezioni
- L’efficienza dell’Assemblea va comunque sempre ad aumentare quando i membri sorteggiati rappresentano una quota compresa tra il 20% e il 55% e, pertanto, il numero di membri indipendenti potrebbe essere ricavato dal dato dell’astensionismo elettorale.
- Questi cittadini devono avere un mandato piuttosto breve, magari relegato alla deliberazione su una sola proposta di legge.
Inoltre, il gruppo di lavoro innesta anche delle formule matematiche per convertire il dato dell’astensione in seggi. Tenuto presente che:
S = seggi, V = votanti sul totale degli aventi diritto, E = eletti, SO = sorteggiati ne viene fuori la seguente formula S x V = E; S – E = SO.
«Per rendere le cose più comprensibili, facciamo un esempio: prendiamo un Consiglio comunale di 30 membri. Se alle elezioni votano circa i tre quarti degli aventi diritto, i consiglieri eletti sono 30 × ¾ = 22. Gli altri seggi (30 – 22 = 8) sarebbero sorteggiati da un campione molto ampio di cittadini precedentemente formati, che rappresenti la complessità della società: ad esempio, 3 uomini e 5 donne».
Tuttavia, a nostro avviso, si presentano alcune domande/obiezioni: queste formule sono state applicate e se sì, quali risultati hanno dato? Ricordiamoci di altre materie come quella economica che, con formule, teorie, ecc. ha dichiarato d’essere scientifica. Il risultato, che viene quotidianamente dai fatti, dimostra quasi sempre che non è vero perché i suoi dati si basano sull’atteggiamento umano e non potrà mai avere le caratteristiche richieste da norme scientifiche rigorose e ripetitive.
Una seconda obiezione è dovuta al luogo d’applicazione. Al Sud, nello specifico a Siracusa, esiste un enorme problema socioeconomico: quello della povertà, dell’alta disoccupazione e della delinquenza, l’irritazione dei siracusani aumenta sempre e il territorio è in mano a malvivenza, spavalderia, ecc. come esemplificato dai fuochi d’artificio che ogni sera si sparano, dalle moto smarmittate nelle gare notturne… In conclusione: molti cittadini non si sentono per nulla non rappresentati, non conoscono lo Stato e il Comune se non come quelle ferree istituzioni che chiedono sempre (tasse e tributi) e danno poco (servizi) qui. È da ritenere, con una buona probabilità in questo momento storico, che la maggioranza di questi siracusani che si astengono continueranno a farlo. Qui i fondamentali democratici sono quasi mancanti. Ci si ritroveremmo oltre all’astensionismo dettato dalla sfiducia incancrenita di una buona parte di cittadini, un’altra parte porzione che penserà di accettare quegli incarichi per copiare in peggio le malefatte dei governanti, e soltanto una piccola percentuale coglierà il vero senso di collaborazione positiva per una nuova opportunità di partecipazione democratica.
Infine, non c’è da dimenticare l’abbandono per ovvie ragioni che sta avvenendo da anni nel Sud e a Siracusa. Oltre 3 milioni sono i giovani e meno giovani finora andati via da tutte le regioni del Sud. Partono, con poca speranza di ritornare, i giovani per studio poi trovano lavoro, altri direttamente per lavoro, e va crescendo il numero di famiglie che li seguono poco dopo; per non dimenticare i pensionati che vanno a stabilirsi, per non essere soffocati dalle tasse con la loro bassa pensione, all’estero dove vengono favorevolmente accolti.
Il risultato è davanti a tutti: borghi svuotati, ma anche città come Siracusa che vanno lentamente in questa direzione, per cui l’interesse del gruppo di studio per una partecipazione di cittadini precedentemente formati, che vada a rappresentare la complessità della società è davvero difficile.
Possiamo affermare, senza ombra di smentita, che se il termine democrazia è nato da un’oligarchia, tale rimarrà per ora in buona parte del Sud, oggi sempre più impoverito dalle scelte politico-economiche esercitate dallo Stato.

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