L’avv. La Runa (Centro Ipazia) a La Civetta: “Ci sentiamo soli. E non protetti dalle Istituzioni e dalle Forze dell’Ordine”

“La Civetta di Minerva” ha seguito con attenzione e vicinanza le vicende che hanno coinvolto l’avvocata Daniela La Runa – che presiede il centro antiviolenza dedicato alla filosofa e scienziata alessandrina Ipazia – e il marito Salvatore Russo – quest’ultimo impegnato come attivista in vari campi del sociale, tra cui la questione della raccolta differenziata o iniziative come le varie edizioni di “Archimede in movimento”.

Ecco l’intervista che ci ha rilasciato, puntualizzando alcuni aspetti dei fatti che l’hanno vista protagonista suo malgrado insieme alla sua famiglia.

Crede che questo nuovo episodio sia sintomo di un’escalation di violenza intimidatoria nei suoi confronti o sia da considerare distinto rispetto al precedente?

Non so dirle se quest’episodio faccia parte di un’escalation di violenza intimidatoria nei miei confronti. Quello che so è che giorno 11 scorso io e la mia famiglia abbiamo vissuto un déjà-vu perché abbiamo esattamente rivissuto con le stesse modalità ciò che è accaduto il 6 febbraio del 2018: siamo stati chiamati dai vicini e abbiamo visto incendiare il secondo mezzo della nostra famiglia nello stesso stallo in cui era parcheggiato il precedente, con le stesse modalità e con la stessa dinamica. Le conclusioni le possiamo trarre tutti e le traiamo anche noi: non abbiamo alcun elemento certo ma sicuramente questo, come tanti altri episodi, ci fanno pensare che si possa trattare della stessa mano, ma non possiamo dirlo con sicurezza né tantomeno possiamo escludere altre ipotesi.

C’è stata e c’è una sottovalutazione del pericolo che lei e la sua famiglia correte? Riscontra un deficit di attenzione verso questi atti da parte delle Istituzioni?

Sì, c’è stata una grande sottovalutazione del pericolo a cui io e mio marito siamo esposti; siamo una famiglia dove abbiamo avuto due mezzi danneggiati nell’arco di due anni e una serie di piccoli atti vandalici che si sono verificati, tra cui anche il tentativo di incendio del furgone di mio marito, avvenuto il 21 settembre del 2019. Dire che siamo in pericolo e siamo esposti particolarmente ritengo proprio di sì; dire che sentiamo il senso di protezione da parte delle Istituzioni o delle Forze dell’Ordine le rispondo senza tema di smentita: non lo sentiamo assolutamente. Io e la mia famiglia ci sentiamo in questo momento soli. Soli.

Suo marito è un imprenditore conosciuto non solo per la professionalità ma anche per l’impegno sociale a favore di una maggiore vivibilità della nostra città. Come valuta quanto è accaduto?

Mio marito è un imprenditore conosciuto; in passato ha svolto attività politica ma si è dedicato molto al sociale e alle attività di volontariato. Lui vive questa situazione come me, così, brancolando nel buio; abbiamo un po’ fatto il punto della situazione, rivissuto quello che ci è accaduto in questi ultimi anni concludendo che non abbiamo nemici dichiarati né io né lui, né mio marito in quanto imprenditore ha subito delle richieste particolari da parte di alcuno. Riteniamo quindi che si possa pensare e supporre che quanto accaduto possa essere ricondotto alla mia attività.

Aggiungo un’ultima cosa: è chiaro che non possiamo escludere nessun’altra ipotesi, ma è anche chiaro che là fuori c’è un nemico che è pronto a parer mio a colpire ancora e ancora una volta la mia famiglia, sentendo il grande senso di impunità che noi riteniamo palpabile e che si avverte.

La lotta individuale, associativa e istituzionale in difesa delle donne: qual è lo “stato dell’arte” in Italia e in particolare in Sicilia in questa delicata materia?

Negli ultimi anni anche le istituzioni hanno iniziato ad attrezzarsi per contrastare il fenomeno dilagante della violenza di genere. È stata introdotta la formazione specifica per gli operatori del settore e aumentano gli interventi legislativi in materia. Anche la regione Sicilia sta facendo un gran lavoro supportando i centri antiviolenza e le case rifugio. Ma rimango dell’idea che la collettività e alcuni operatori del settore non abbiano ancora chiaro il grande lavoro che i centri antiviolenza hanno fatto e continuano a fare nonostante a volte il nostro intervento sia salvifico

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