Nel corso della pandemia la Cgil, a volte individualmente a volte insieme alle altre sigle sindacali, ha avuto un importante ruolo dando voce, come per lo più le forze politiche non sono state in grado di fare, alle criticità, in alcuni casi gravissime, del sistema sanitario siracusano. Il sindacato è stato così un punto di riferimento costante non solo per i propri rappresentati ma per tutta la comunità.
In questa intervista con il segretario provinciale Roberto Alosi abbiamo cercato di approfondire alcune delle tematiche più cogenti.
La pandemia che ancora non ci siamo lasciati alle spalle ha posto problematiche inedite: quali sono le priorità per la CGIL e come intende affrontarle?
Da qui a dicembre si aprirà un grosso problema sociale in ambito lavorativo ma su questo verifichiamo un ampio scollamento fra territorio, forze sociali, partiti e amministrazioni locali; in particolare quest’ultime sono tenute a governare i grandi processi che il covid ci ha posto ma non ci ascoltano. Difatti, già siamo giunti al termine della cassa integrazione e del blocco dei licenziamenti dovuti al covid e a dicembre chiuderanno i contratti a tempo determinato, eppure la politica guarda solo all’emergenza pandemia. È da tempo che denunciamo la mancanza essenziale di un confronto con i nostri interlocutori politici perché non c’è dubbio che sia la politica a dover assumere le opportune scelte, ma noi non veniamo neppure chiamati a sentire o dire qualcosa mentre la tensione sociale aumenta. Non ci si rende conto che siamo in un territorio che ha indici sociali paurosi, che vanno a ribasso sull’occupazione come sulle politiche sociali, con una diminuzione della legalità e problemi connessi all’emergenza educativa e sanitaria in specie nelle periferie. Davanti all’esistente grande scollamento non troviamo il muoversi della politica con la P maiuscola mentre noi abbiamo validi progetti da proporre. A giorni però, quando termineranno questi paracaduti sociali e la tensione già pericolosa aumenterà, il sindacato sarà chiamato a fare il solito compito del pompiere.
Ma il sindacato sta agendo ponendo in campo iniziative crescenti per dare una scossa al sistema?
Certo, abbiamo agito e continuiamo a farlo cercando una sinergia con tutti i settori lavorativi: dal Confartigianato, alle piccole e medie imprese, etc., c’è bisogno di tutti. Con l’arrivo delle risorse del recovery found vogliamo essere presenti e partecipare con i nostri piani progettuali.
Ma oltre all’una tantum europea non dovreste richiedere più attenzione per quelle risorse che lo Stato non dispone ormai da anni per il sud e proprio per questa provincia?
Sicuramente, l’attenzione al sud deve essere continua al di là del recovery found per l’emarginazione economica che viviamo. Abbiamo un miliardo e 400 milioni di euro di risorse nei fondi regionali disponibili con la legge che ha consentito la rimodulazione per la crisi e a questi si sommano quelli già disposti nella legge finanziaria siciliana di 4 miliardi ma a fronte di tali grandi risorse rimane l’incapacità nel dare risposte alle difficoltà che vanno accumulandosi a velocità incredibile da parte della politica. Intanto vi sono appuntamenti che non possono più aspettare: mi riferisco al salto da compiere per la digitalizzazione, la banda larga, gli investimenti richiesti sull’ambiente. Eppure noi osserviamo la presenza di un collo di bottiglia delle amministrazioni locali e regionali che cci induce a chiedere a breve una riforma della Pubblica amministrazione per il ruolo fondamentale che in questi processi hanno i dirigenti. Abbiamo una grossa opportunità: quota 100 ha liberato tanti posti nella P.A., si possono inserire giovani ai vari livelli con competenze e capacità da impiegare nei programmi di sblocco degli investimenti. Sono loro che possono essere un volano importante perché la immediata disponibilità delle risorse già esistenti può dare un energico impulso all’occupazione locale.
In relazione alle bonifiche, si è capito che in questo Sin solo il pubblico deve intervenire rispetto al Sin di P. Marghera. Difatti c’è stato per 180 milioni d’€ l’Eni con il Taf poi tutto fermo.
È vero, lì c’è stato un consorzio con il concorso anche di privati mentre in questo sito, uno fra i primi più inquinati d’Italia, per eseguire le bonifiche rimane solo l’intervento pubblico. Ma ciò esprimerebbe la decisione del pubblico a governare i processi industriali, quale indirizzo nella reindustrializzazione del territorio. Davanti a ciò troviamo le industrie private che non lo sopportano, vogliono essere libere e senza nessuna responsabilità sociale sul territorio anche senza il rigoroso rispetto delle leggi.
Ma il sindacato deve esercitare una virtuosa pressione sulle forze politiche perché ha una sua parte di responsabilità. Bisogna andare contro questo iperliberismo.
Assolutamente sì. È saltato il modello capitalistico socioeconomico che si basava sull’iperliberismo, sull’illusione che portasse benessere mentre si è svelato in tutta la sua verità il contrario. Noi siamo convinti che il modello diverso, già sperimentato, è quello che dà più spazio al pubblico nel governo delle politiche sul territorio, pur operando insieme al privato. Ma le linee di fondo devono rimanere nelle mani pubbliche per l’interesse di tutti. Bisogna partire da iniziative già decise e che sono in corso in Europa, quali quelle sull’ambiente con la decarbonizzazione insieme ad altre, con la capacità di governare questi nuovi processi tenendo presente che queste trasformazioni devono farci progettare con una diversa mentalità energetica e ambientale. Da qui l’obbligo d’andare insieme alle altre categorie del mondo lavorativo (confindustria, artigiani, cooperative, piccole/medie imprese…) verso i politici locali regionali e nazionali, muoverci su queste nuove direttrici. Senza confronto la realtà provinciale e regionale rimangono fuori da importanti processi di sviluppo. Le multinazionali in zona industriale per loro interessi spiccioli cercano solo il proprio profitto da incamerare senza avere una minima funzione sociale, per altro richiesta dalle leggi. È una logica industriale vecchia.
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Abbiamo anche un altro pericolo: le multinazionali sono tutte straniere e come già dimostrato ultimamente con la Esso possono andare via in poco tempo dati i profitti sempre più bassi nella raffinazione lasciando una zona industriale vuota e inquinata. Allora, non c’è bisogno di avere una visione più ad ampio raggio? Il sindacato non deve muoversi di più in questa realtà così degenerata?
Siamo in una fase dove la Cgil ha progettato a 360° anche per un futuro lontano e con le risorse esistenti; basta mettere a frutto con intelligenza tutto questo per compiere grandi passi in avanti.
E sulla sanità?
È un settore a cui teniamo perché c’è il diritto del cittadino ad avere un’efficace assistenza pubblica che oggi, qui a Siracusa, non esiste. Molti anziani arrivano a rinunciarvi.
La politica deve uscire da questo settore, finora serbatoio di voti, deve preoccuparsi solo di raccogliere risorse e girarle al settore. Il suo compito si ferma lì. Vogliamo affermare il diritto-dovere di fare una battaglia insieme a tutte le forze sane per ripristinare gli essenziali diritti nella sanità.
Ma nella sanità locale rimangono i soliti personaggi a livello apicale che giungono a minacciare sindacalisti, dipendenti e la libertà d’espressione
La Cgil non è rimasta inerte davanti a quest’ultimi comportamenti, ciò ha comportato frizioni con dirigenti sanitari e siamo a dispute in tribunale. Inoltre, stiamo monitorando il sistema sanitario. Abbiamo raccolto dati in un dossier in cui s’evidenzia lo sgretolamento del sistema sanitario siracusano con il 33% dato al privato.
La Cgil ha un piano credibile per il lavoro?
C’è urgente bisogno d’occupazione per la costruzione di infrastrutture materiali e immateriali in vari settori ma partendo da un modello sociale diverso. Per questo abbiamo presentato un’analisi abbastanza puntuale su cosa fare con le risorse da mettere in campo ma ritorniamo a dire che abbiamo necessità di interlocutori e dobbiamo conquistarci questi rapporti.
Invece d’inseguire gli interlocutori perché non farsi inseguire ricordando la storia del sindacato negli anni 70. Oggi ci troviamo davanti a una politica ingessata quasi assente in certi campi. Certamente bisogna che ci sia fiducia da parte della popolazione del territorio. Bisogna assolutamente conquistarsela. Ma è possibile?
Certamente è una via difficile, ma forse rimane l’unica da percorrere unendo tutte le altre categorie del mondo lavorativo e imprenditoriale. Intanto vi sono emergenze sul territorio che dobbiamo affrontare: mi riferisco all’enorme disagio per l’esigenza abitativa in città e per la tutela del consumatore e le prevaricazioni sul cittadino come indica la Federconsumatori. Tuttavia andare nella direzione citata può essere auspicabile per la situazione attuale dove la politica è ingessata e solo il sindacato, in questo caso la Cgil provinciale con le sue 19 camere del lavoro, è presente sul territorio.

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